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Migro, chiusa l'inchiesta per bancarotta. I pm: «Non hanno pagato le tasse per tagliare i prezzi»

Migro, chiusa l'inchiesta per bancarotta. I pm: «Non hanno pagato le tasse per tagliare i prezzi»

 
massimiliano scagliarini

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massimiliano scagliarini

Migro, chiusa l'inchiesta per bancarotta. I pm: «Non hanno pagato le tasse per tagliare i prezzi»

Le accuse al patron Amato e ad altre 4 persone. La Cassazione: rivedere il via libera al concordato, c'è il rischio fallimento

Giovedì 08 Gennaio 2026, 11:47

Un contestato piano di concordato preventivo che secondo la Cassazione ha ottenuto il via libera senza aver prima valutato adeguatamente le riserve dell’Agenzia delle Entrate, e un’accusa di bancarotta cristallizzata in un avviso di conclusione delle indagini notificato due settimane fa. Sono i due elementi che fanno vacillare Ingross Levante, il colosso del cash&carry di Molfetta (con il marchio Migro) che da ormai cinque anni prova a liberarsi da quasi 400 milioni di debiti e che ora dovrà ripartire quasi da zero: l’ipotesi di fallimento, ora, è tutt’altro che improbabile.

A chiedere alla Cassazione l’annullamento del decreto di omologazione del concordato pronunciato a novembre 2023 dal Tribunale di Trani erano state la Procura generale di Bari e l’Agenzia delle Entrate. Proprio la Procura di Trani, a febbraio 2022, aveva chiesto il fallimento della Ingross a seguito del rigetto dell’accordo di ristrutturazione dei debiti: la società aveva appunto risposto presentando una istanza di concordato.

In parallelo a tutto questo le indagini penali hanno cristallizzato un’ipotesi di bancarotta fraudolenta distrattiva e preferenziale nei confronti di amministratori e collegio sindacale: l’azienda - secondo la Procura di Trani - avrebbe per anni sbaragliato il mercato attraverso il «sistematico, prolungato e deliberato mancato pagamento delle imposte, per offrire servizi ai clienti a prezzi concorrenziali». Gli indagati sono Oronzo Amato, 67 anni, di Molfetta, legale rappresentante della società (difeso dall’avvocato Leonardo Iannone), i sindaci Vincenzo Vendola, 67 anni di Terlizzi, Giuseppe Longo, 61 anni di Molfetta e Michele De Chirico, 59 anni di Bari, e l’attestatore Sebastiano Zingaro, 51 anni di Andria (avvocato Tullio Bertolino) che secondo i pm Roberta Moramarco e Ubaldo Leo avrebbero concorso a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità ad aggravare il dissesto. Ad Amato sono contestati anche altri reati fallimentari, dalla simulazione di crediti inesistenti alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, perché nella proposta di transazione fiscale (rigettata dall’Erario) avrebbe sottostimato gli attivi per oltre 200 milioni di euro.

I due aspetti sono collegati proprio perché Ingross dal 2015 al 2020 ha maturato 340 milioni di debiti nei confronti dell’erario, e l’Agenzia delle Entrate (che rappresenta il maggior creditore) si è sempre opposta a ogni ipotesi che degradasse i crediti dello Stato. Dopo il voto contrario dei creditori il Tribunale di Trani ha invece inteso applicare il meccanismo del «cram down fiscale», ha cioè ribaltato il voto negativo dell’Agenzia ritenendo che il concordato fosse comunque più conveniente del fallimento per la generalità dei creditori.

La Cassazione (Prima sezione) a giugno ha però rilevato una violazione dell’iter procedimentale previsto dalla legge: visto che il voto dell’Agenzia delle Entrate era determinante per l’omologazione, il Tribunale avrebbe dovuto fissare una nuova udienza per sentire i debitori e la Procura prima di omologare il concordato. Cosa che non è avvenuta. Da qui la nullità del decreto di omologazione che la Corte d’appello di Bari dovrà sanare pronunciandosi da capo sul merito, pare entro febbraio.

Lo stallo è quindi evidente. L’eventuale mancata omologa, che comporta il fallimento, sposterebbe peraltro avanti la data dell’ipotizzata bancarotta. La società di Molfetta (assistita dagli avvocati Antonino Ilacqua e Giovanna Albanese, con l’advisor finanziario Massimo Scannicchio) fa però notare che il concordato è regolarmente in esecuzione e tra l’altro ha già portato nelle casse dell’Agenzia delle Entrate circa 32 milioni di euro sulla base della transazione fiscale. Ad essere preoccupati sono i circa 300 dipendenti dei 12 punti vendita all’ingrosso «Migro» dedicati sia al food che al no-food, dei due «Emporio Amato» al dettaglio e delle quattro piattaforme logistiche (due a Corigliano D’Otranto, Catania e Benevento). Tuttavia la situazione di incertezza penalizza soprattutto i dipendenti, visto anche che il fatturato della società è sceso del 30% rispetto al 2020 nonostante il piano di concordato ipotizzasse una costante crescita delle vendite.

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