Una storia di sofferenza, silenzi e risposte mancate. È quella di Mina (nome di fantasia), studentessa tranese rimasta gravemente ferita in un incidente avvenuto il 22 gennaio 2025 su un autobus di Amet. A raccontarla è l’avvocato Francesca Paparesta, legale della famiglia, che parla apertamente di «una gestione della vicenda segnata da gravi omissioni ed una totale assenza di vicinanza umana da parte dell’azienda di trasporto pubblico».
Mina, all’epoca dei fatti quindicenne, frequenta la succursale del liceo “De Sanctis”, indirizzo Scienze umane. Erano circa le 13.50 quando, al termine delle lezioni, stava rientrando a casa a bordo di un autobus dell’ex municipalizzata adibito al trasporto degli studenti. Durante il tragitto, il mezzo avrebbe seguito un percorso anomalo, passando sotto un ponte nei pressi dello stadio, una tratta che - secondo quanto riferito - non rientrava nel normale itinerario. Nel tentativo di attraversare il sottopasso, l’autobus avrebbe compiuto una manovra inconsueta, finendo per incastrarsi fra l’impalcato e la sede stradale e provocando così una brusca e innaturale frenata. I ragazzi a bordo venivano sballottati violentemente e Mina batteva con forza la testa contro un palo di sostegno, mentre la rottura di un vetro le provocava ferite alla mano, al polso e al ginocchio.
Nonostante la dinamica e la presenza di studenti feriti, nessuno avrebbe allertato immediatamente i soccorsi. Secondo quanto riferisce il legale, l’autista non avrebbe chiamato il 118, limitandosi a contattare alcuni colleghi e chiedere agli stessi ragazzi di chiamare le proprie famiglie, che raggiungevano il luogo dell’incidente e accompagnavano i feriti in ospedale con mezzi propri.
Alla postazione fissa medicalizzata del Pta di Trani a Mina venivano medicate le ferite e applicato un collare cervicale per il trauma cranico e il dolore al collo. Dimessa con indicazioni di osservazione, nelle ore successive la ragazza iniziava però ad accusare fortissimi mal di testa, giramenti, rigidità cervicale e offuscamento della vista, sintomi per i quali veniva subito portata all’ospedale di Bisceglie per accertamenti e Tac: le risultanze della Tac rendevano necessario il trasferimento ad Andria e il ricovero dal 23 al 25 gennaio, dove venivano effettuati ulteriori accertamenti e risonanza magnetica. Nei mesi successivi, tra ulteriori esami eseguiti, prima agli Ospedali riuniti di Foggia poi anche fuori regione, emergevano circostanze che rendevano necessario il 4 agosto 2025, al Policlinico Gemelli di Roma, un delicato intervento chirurgico alla testa.
L’incidente e il conseguente intervento chirurgico hanno comportato alla ragazza delle conseguenze che sembra non siano solo di natura fisica: Mina, che praticava pallavolo a livello agonistico ha dovuto, per un lungo periodo, interrompere ogni tipo di attività fisica. Inoltre il suo rendimento scolastico, fino a quel momento brillante, è inevitabilmente calato a causa sia delle assenze, sia della impossibilità di svolgere con profitto i compiti per i continui dolori e giramenti di testa, nonché offuscamento della vista che purtroppo da quel momento subisce. Tutto questo le ha comportato un periodo di profonda fragilità psicologica. Mina è seguita da specialisti e ha sviluppato una forte paura di salire sugli autobus, soprattutto con il rischio di trauma che le deriverebbe se il medesimo fosse guidato dallo stesso autista che ha causato l’incidente che, va detto, l’azienda ha sempre tenuto in servizio. L’intera famiglia è stata colpita profondamente dal punto di vista psicologico.
«Ma a rendere ancora più amara la vicenda - sottolinea l’avvocato Paparesta - è il totale silenzio dell’Amet. Nonostante le comunicazioni inviate all’azienda, al liceo e al Comune, mi consta che nessun rappresentante dell’azienda abbia mai contattato la famiglia per informarsi sulle condizioni della ragazza o anche solo per esprimere vicinanza. Né tanto meno questo è venuto da parte dell’autista. Neanche un gesto simbolico è arrivato da Amet, come per esempio un abbonamento gratuito per l’anno successivo sui suoi mezzi, atto che avrebbe significato ben poco ma che avrebbe rappresentato un segno di partecipazione. Soltanto l’istituto, dal dirigente, ai docenti, a tutti i compagni di scuola, non hanno mai fatto mancare la vicinanza alla ragazza».
Sul piano giudiziario è stato avviato anche un procedimento penale per lesioni colpose nei confronti del conducente, denunciato il 4 aprile 2025 dall’avvocato Ernesto Pensato. Ma è sul fronte civile che si gioca la partita principale, e precisamente su quanto nesso causa-effetto ci sia tra l’incidente e gli accadimenti successivi. Un nodo complesso che potrebbe incidere in maniera decisiva sull’entità del risarcimento. Oggi Mina è tornata a scuola e frequenta il terzo anno di liceo. Apparentemente sta meglio, «ma - sottolinea il legale - le ferite più profonde restano quelle invisibili. La rabbia della famiglia nasce soprattutto da un senso di abbandono e mancanza di umanità: in una vicenda che ha segnato in modo così profondo la vita di una ragazza, almeno un gesto di attenzione e responsabilità sarebbe stato doveroso. Invece, raccontano, hanno trovato soltanto un muro di silenzio».















