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In Puglia e Basilicata

IL caso Taranto

Chiusura ex Ilva, opposizione e sindacati contro il Governo. «Pasticcioni». Renzi: «Pazzi» 

Ilva, nuovo appello a Di Maio «A noi va bene il piano Mittal»

Foto Todaro

Le reazione dopo il comunicato di Arcelor Mittal pronta a chiudere la fabbrica dal 6 settembre

26 Giugno 2019

Redazione on line

La nota di Mittal con cui annuncia la chiusura della fabbrica a partire da settembre in assenza di garanzie sull'immunità penale, ha sollevato un polverone di polemiche, politiche e sindacali.

«Nel giorno in cui il Senato discute del decreto crescita (io intervengo domattina, diretta su Facebook), arriva la notizia che il 6 settembre chiuderà Ilva. L'Ilva! La più importante fabbrica del Sud. Questi che ci governano non sono cialtroni: sono semplicemente pazzi. Licenziano 15mila persone. E ora? Reddito di cittadinanza per tutti?». Così Matteo Renzi, senatore Pd ed ex premier.

«L'effetto del vostro decreto de-crescita è che voi chiudete l’Ilva con 15 mila posti di lavoro in meno e dando un gigantesco alibi a quella azienda privata per non fare più un’operazione di bonifica ambientale che noi abbiamo costruito, andando a prendere un miliardo ai Riva, mentre voi facevate false promesse ai tarantini». Così ha poi dichiarato Renzi rivolgendosi alla maggioranza di governo, durante la discussione sulla fiducia sul decreto crescita, nell’aula del Senato.

Per Osvaldo Napoli, del direttivo di Forza Italia alla Camera «Siamo di fronte a un governo di irresponsabili. Va fermato subito il ministro Di Maio e il presidente del Consiglio deve abbandonare il suo inutile ruolo di mediatore per indossare la veste istituzionale di chi può e deve imporre una soluzione che salvi il più grande stabilimento del Sud Italia». 

Dura la posizione dei sindacati: «La risposta di Arcelor Mittal era prevedibile e solo un governo pasticcione ed inaffidabile poteva non crederci. Lo diciamo ora noi: lotteremo per il lavoro, l'occupazione e per la difesa dell’industria contro un Governo inaffidabile». E’ il commento del segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro alle parole dell’ad di ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde. «Come era prevedibile il governo gioca col fuoco e sulla pelle dei lavoratori. Si mettono in discussione i diecimila lavoratori di Taranto ma anche tutti gli stabilimenti in Italia».

«Abbiamo un governo che pensa di riconvertire la siderurgia con allevamenti di cozze, che cambia le regole in corsa e che per recuperare consenso elettorale mette in discussione il lavoro e la dignità di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Siamo sull'orlo di un burrone». Lo afferma Alessandro Vella, segretario generale della Fim Cisl della Liguria dopo l’annuncio di Arcelor Mittal che potrebbe chiudere l’impianto di Taranto da dove arriva il materiale poi lavorato nello stabilimento di Cornigliano. «Non capiamo come si sia potuto arrivare a questo punto, una politica nazionale inconcludente e soprattutto pericolosissima».

«Gestione caso Ilva. Altro crimine di questo Governo contro l’Italia». Così su Twitter il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti.

Secondo la deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli, le parole dell’ad di Arcelor Mittal Europa «provano che la situazione di Ilva sta precipitando. Come lo scorso anno, ci troviamo di fronte l’imminenza della chiusura dello stabilimento, addirittura il 6 settembre. Di fronte alla manifesta, rinnovata incapacità di Luigi Di Maio nella gestione del dossier, sarebbe doveroso che il Presidente del Consiglio Conte venga a riferire in Aula con urgenza. E’ inaccettabile lasciare in balia degli eventi il destino dei lavoratori e di un intero territorio». 

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