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Dall'Argentina al trullo di Locorotondo: anziano migrante ritrova le sue radici

Jorge, figlio di emigranti partiti tanti anni fa in Sud America è riuscito a rintracciare un cugino grazie a una foto

Dall'Argentina al trullo di Locorotondo: anziano migrante ritrova le sue radici

LOCOROTONDO - Una foto, un cognome e il nome di una contrada: Montetessa. Dietro quella immagine scattata più di cinquant’anni fa, una scritta vergata a mano: «Casa dei nonni paterni».
Storie di emigranti. Jorge Alfredo Cito, 77 anni, è figlio di genitori locorotondesi in cerca di fortuna in Argentina. In Italia lui non c’è mai stato ma il richiamo delle radici non lo ha mai abbandonato. Così, qualche settimana fa, sua moglie Hilda Sanchez e sua figlia Gabriela hanno deciso di regalargli il viaggio della vita: Italia, Locorotondo. Alla scoperta del paese che diede i natali ai suoi genitori.

Jorge arriva in Valle d’Itria con quella foto un po’ sbiadita dal tempo: una casa a trulli con la facciata dipinta di rosso, come tante se ne vedono fra le contrade di Locorotondo. «Trovare questi trulli - ha pensato Jorge - sarà impossibile». Da novello Sherlock Holmes, però non demorde e insieme a moglie e figlia mostra la foto agli abitanti del centro storico. Nulla, quella casa sembra introvabile. In soccorso giungono però due vigili urbani, Grazia Leo e Tommaso Pinto, che si prodigano per scrivere il lieto fine. Forti della conoscenza del territorio, i due agenti hanno un’illuminazione: in contrada Montetessa, dove è stata scattata la foto, abita proprio una famiglia Cito. Non può essere un caso. I vigili riescono a mettersi in contatto col signor Francesco Cito, che conferma tutto: Jorge l’argentino è suo cugino.
L’incontro tra i due, proprio a Montetessa, è commovente. Faticano a comprendersi ma il legame di sangue che li unisce supera ogni ostacolo linguistico.

Jorge mostra la foto di quei trulli con la facciata rosso vermiglio. «Ma è la casa dei nonni!», intuisce subito Francesco. Insieme si recano sul posto. La casa è stata da tempo venduta ma nulla è cambiato, nemmeno il colore un po’ naif che illumina il prospetto. L’ormai anziano italo-argentino osserva commosso. Con i nonni, zii e cugini ha sempre mantenuto un rapporto epistolare e talvolta da Locorotondo gli giungevano doni della terra. «Quanto erano deliziosi i fichi secchi che ci spediva il nonno», ricorda con aria sognante.
Non finisce qui. Dopo averlo condotto alla casa dei nonni, il signor Francesco accompagna il cugino Jorge all’interno della dimora paterna, poco distante. La casa è disabitata ma nasconde un’altra sorpresa da lucciconi agli occhi: appese al muro resistono foto antiche che lo stesso Jorge aveva inviato in Italia più di mezzo secolo fa. In un’immagine, Jorge ha pochi anni ed è insieme al suo papà accanto a una «Fiat 600». «Queste foto dimostrano che qualcuno qui in Italia ci ha amati, proprio come noi amavamo loro dall’Argentina».

Gli occhi di tutti sono ormai in lacrime, compresi quelli dei due agenti che con animo gentile hanno contribuito all’incontro. «Una storia che mi ha emozionato profondamente e che mi ha fatto pensare ai tanti italiani emigrati nel mondo, a quelli che sono riusciti a tornare e ai tanti che non hanno più toccato la propria patria, ma che hanno saputo trasmettere l’importanza delle radici», commenta quasi incredula l’assistente capo Grazia Leo.
La famiglia Cito è tornata a Buenos Aires. «Ora non vogliamo più perdere i contatti con i nostri parenti di Locorotondo». Quella casa rossa è ormai nel cuore di Jorge. Presto tornerà con moglie e figlia, anche loro innamorate della Valle d’Itria.

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