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Giustizia svenduta

Magistrati arrestati, «Consegnato denaro anche alle sorelle di Nardi e Savasta»

Le confessioni di D’Introno. Altro filone di indagine su un concorso a Bisceglie

Trani, processi aggiustati indagato anche il pm Scimè

BARI - I soldi delle tangenti finivano anche ai parenti dei magistrati. Decine di migliaia di euro che, nel racconto di Flavio D’Introno, l’imprenditore al centro dell’inchiesta della Procura di Lecce, sarebbero stati consegnati (non solo da lui) alle sorelle dell’ex gip Michele Nardi e dell’ex pm Antonio Savasta.
La circostanza emerge dal colloquio del 15 novembre scorso tra D’Introno e Savasta, quello che l’imprenditore registra di nascosto. È una lunga conversazione, da cui è emerso l’incipit della storia che ha innescato alcune delle nuove accuse mosse ai magistrati finiti in carcere: oltre che i soldi di D’Introno, avrebbero ottenuto 600mila euro dal proprietario di una agenzia di viaggi di Corato, Paolo Tarantini, che era finito in una indagine per evasione fiscale aperta da Savasta su cui sono in corso le verifiche della Procura di Lecce.

Il 15 novembre, dunque, D’Introno e Savasta parlano di soldi. E della consegna di una parte della tangente di Tarantini, che sarebbe avvenuta alla presenza di D’Introno. Ed emerge che la stessa cosa avrebbe fatto la sorella di Savasta.
D’INTRONO: «Ho capito, però quando venne la sorella di Nardi, alla stazione alla Esso a Corato, stava la sorella di Nardi che si è presa i soldi, eeee da me che vuole».
SAVASTA: «La sorella di Nardi? Pure quella?».
D: «Pure quella. Eh quella si è presa i soldi. A voi non so quanto arrivò, quaranta, cinquanta. Quanto vi arrivò?».
S: «Io non ho mai avuto niente!».
D: «No vabbè. Vostra sorella».
S: «Quella volta li. Eh!».
D: «Ebbe cinquantamila euro. Quaranta».
S: «Io finanziavo anche a loro. Vabbè».
D: «Per?».
S: «Per problemi loro. Però vabbè».
D: «Nooo,vostra sorella».
S: «Ehi sì sì».
D: «Che ve li diede a voi».
S: «non me li dette a me. vabbè comunque non è un problema».
D: «vabbè comunque alla fine li avete avuti. cioè che poi in famiglia non so cosa avete fatto».
S: «va bene. va bene».
D: «cioè. sempre soldi avete avuto. cioè non è che voi non avete avuto niente».
S: «Certo. Certo».

È un confronto drammatico. D’Introno si lamenta per essere stato «messo sotto» dall’ex gip Michele Nardi, di aver dilapidato un tesoretto da due milioni di euro per pagare tangenti, tanto da non avere più i soldi per fare la spesa. A un certo punto Savasta consegna all’imprenditore 1.800 euro, promettendogli di portarne altri 5mila il venerdì successivo. Soldi che sarebbero dovuti servire a permettere a D’Introno di scappare dall’Italia, trasferendosi alle Seychelles per evitare l’arresto dopo la sentenza di Cassazione. A quel punto il magistrato gli dice di dargli del «tu». E si sfoga: «Quando io... quando io ho avuto bisogno di te tu hai fatto solo un errore permettimi nei rapporti tra di noi... Non dovevi mettere in mezzo Tarantini».
D’INTRONO: «Nardi si è fatto i viaggi da tarantini e quindi aveva capito la sua capacità economica. Ebbe un prestito da 90mila euro da Tarantini che non ha mai restituito si è fatto i viaggi gli ha frecato i soldi ha fatto la causa del lavoro ha... cioè io che devo... Nardi a me mi teneva sotto io che devo fare?».
SAVASTA: «Però tu tutto questo me lo dovevi dire in tempi precedenti...».

IL CONCORSO TRUCCATO
Oltre alla vicenda Tarantini, le intercettazioni hanno consentito ai carabinieri di segnalare alla Procura di Lecce altre due ipotesi di reato che riguardano Nardi: un possibile concorso truccato al Comune di Bisceglie e un investimento che l’ex gip avrebbe fatto con persone dal profilo molto dubbio.
La storia del concorso è raccontata in una informativa del 2016. Il 29 aprile 2016 Nardi chiama l’allora sindaco Francesco Spina per prendere un appuntamento. Un pranzo che, annotano i militari, «assume particolare valenza indiziaria se correlato alle evidenze maturate», cioè ai contatti tra il magistrato e la sua amica Grazia D’Agostino, avvocato che aveva partecipato a un concorso ed era stata assunta ma poi era arrivato un ricorso. «La donna riferisce che appena le è arrivato il ricorso lei ha subito informato Spina e che... siccome non gli risponde al telefono appena gli arrivò il messaggio mi rispose immediatamente». Fatto sta che dopo il pranzo con Spina, Nardi chiama la D’Agostino: «Questa (la donna, ndr) riferisce di aver parlato con quelli ed il Comune adotterà la linea favorevole a lei». I carabinieri parlano di «anomale procedure di assunzione della stessa D’Agostino presso l’avvocatura del Comune di Bisceglie, “agevolate” probabilmente proprio grazie all’intervento del Nardi favorito in tal senso dal sindaco Spina in prima persona». «Appare sintomatico - scrivono i militari - l’interesse del Nardi nell’apprendere la notizia che la donna sia stata assunta appunto dal Comune di Bisceglie: “Mi hanno messo all’avvocatura (incomprensibile)... pattuito nel frattempo... e ti dirò non mi dispiace, anzi...”. Nardi risponde testualmente: “Perfetto, va benissimo, questo volevo sapere”».

LA RICHIESTA
Antonio Savasta, sospeso come il suo collega dallo stipendio e dalle funzioni, ha presentato le dimissioni dall’ordine giudiziario. Contemporaneamente, tramite i suoi legali, ha chiesto di poter lasciare il carcere di Lecce dove è detenuto dal 14 gennaio per andare ai domiciliari. Il gip Giovanni Gallo dovrebbe esprimersi oggi. Nelle ultime settimane Savasta ha parlato a lungo con il procuratore Leonardo Leone De Castris e la pm Roberta Licci, fornendo anche riscontri rispetto ad alcune vicende ancora oggetto di indagine. Nardi è invece detenuto nel carcere di Taranto e fino ad ora sembrerebbe aver scelto la strada del silenzio.

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