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Giustizia malata

Lecce, le nuove accuse ai due giudici arrestati Nardi e Savasta

Notificata una proroga delle indagini. E nel fascicolo spuntano altri magistrati

Trani, arrestati due magistrati per corruzione e falso ideologico

I due magistrati Antonio Savasta e Michele Nardi

BARI - iIl filone sui reati «fiorentini» è esaurito, così come una parte degli accertamenti sui fatti tranesi. Ma l’inchiesta madre, quella che a gennaio ha portato in carcere i magistrati Michele Nardi e Antonio Savasta, va avanti e si arricchisce di nuove accuse. La Procura di Lecce ha fatto infatti notificare a 12 persone un avviso di proroga che riguarda dieci ipotesi di reato, tra cui anche una nuova ipotesi di calunnia: un antipasto di ciò che potrebbe avvenire a breve dopo i riscontri alle dichiarazioni rese da Savasta in due verbali di interrogatorio.

L’inchiesta che ha sconvolto il mondo giudiziario tranese è fondata sulle «confessioni» dell’imprenditore coratino Flavio D’Introno, che una volta ridotto sul lastrico e con la prospettiva di andare in carcere per scontare una condanna a cinque anni ha raccontato alla Procura di Lecce di aver pagato 3 milioni a Nardi e Savasta in cambio di favori giudiziari, che avrebbero portato tra l’altro a costruire false accuse nei confronti dei suoi accusatori in un processo per usura. La Procura ha dunque ottenuto dal gip Alcide Maritati altri sei mesi per circoscrivere gli episodi già oggetto dell’ordinanza cautelare di gennaio, arricchiti nel frattempo di una nuova ipotesi di calunnia a carico di Savasta, dell’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro (anche lui finito in carcere), dell’avvocato Simona Cuomo (ex legale di D’Introno) e di due persone riconducibili all’imprenditore.
Nel fascicolo madre del procuratore Leonardo Leone De Castris e della pm Roberta Licci si parla anche dei rapporti di Savasta con l’imprenditore barlettano Luigi D’Agostino, il «re degli outlet» che l’ex pm tranese avrebbe favorito (omettendo di coinvolgerlo in una indagine per fatture false) in cambio di un incontro con l’ex sottosegretario Luca Lotti e di tangenti intermediate da un avvocato, Ruggero Sfrecola (interdetto per un anno come la collega Cuomo). Su questi fatti, nati dagli atti inviati a Lecce dalla procura di Firenze, gli accertamenti sarebbero ormai conclusi. Concluse anche le indagini sulle accuse di millantato credito, estorsione e violenza privata a carico di Nardi per i rapporti con D’Introno: l’ex gip tranese (quando è stato arrestato era pm a Roma) avrebbe chiesto soldi all’imprenditore con il pretesto di corrompere alcuni giudici della Corte d’appello, minacciandolo di gravi conseguenze se non avesse pagato.

Su Savasta e Nardi si va dunque avanti. Sia con i riscontri alle dichiarazioni rese dall’ex pm di Trani (al momento dell’arresto era giudice al Tribunale di Roma), dichiarazioni che avrebbero confermato alcune circostanze contenute nell’ordinanza cautelare permettendo anche di far luce su altri episodi, sia per i numerosi esposti inviati ai colleghi di Lecce dai vertici della Procura di Trani che hanno passato al setaccio decine e decine di vecchi fascicoli. Proprio in questo contesto, oltre che dall’esame delle dichiarazioni di D’Introno e di quelle di ulteriori imprenditori ascoltati negli scorsi giorni, sono scaturite ulteriori ipotesi di reato (tra cui anche la corruzione in atti giudiziarie) che vedrebbero coinvolti altri magistrati e professionisti del circondario tranese.
Nardi e Savasta sono stati sospesi dal Csm dalle funzioni e dallo stipendio, e sono attualmente in carcere. Rispondono a vario titolo, tra l’altro, di associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari e falso. In cambio dei favori garantiti a D’Introno avrebbero ottenuto soldi, mentre Nardi avrebbe preteso anche gioielli, un Rolex, un viaggio a Dubai e la ristrutturazione di alcuni immobili. Al momento le persone coinvolte nel fascicolo (18 quelle oggetto del’ordinanza cautelare emessa a gennaio dal gip Giovanni Gallo) sono già più di venti, ma al vaglio della Procura ci sarebbero ulteriori iscrizioni.

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