Martedì 19 Febbraio 2019 | 03:37

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Il caso

Puglia, mafia nei rifiuti: dietrofront su Ercav

La sentenza del Consiglio di Stato ripristina l’interdittiva

rifiuti

BARI - Non è sufficiente che oggi i vertici siano, di fatto, espressione del Tribunale fallimentare. La Ercav, nata sulle ceneri della Lombardi di Triggiano, non poteva assumere i nove dipendenti «controindicati» la cui presenza aveva portato la Prefettura di Bari ad emettere una interdittiva antimafia cancellata nello scorso marzo dal Tar. E soprattutto, l’azienda è rimasta per anni saldamente nelle mani della famiglia Lombardi esponendo anche la «newco» a «potenziale rischio infiltrativo». Per questo, dopo aver accolto a giugno il ricorso cautelare, la scorsa settimana il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione dei giudici baresi di primo grado, facendo rivivere il provvedimento della Prefettura nonostante contenga «qualche imprecisione e da una certa non linearità espositiva»: non basta nemmeno - dice la sentenza (Terza sezione, presidente Frattini) il licenziamento di alcuni di quei dipendenti, in quanto sarebbe avvenuto per motivi diversi da quelli legati alle norme antimafia.

La sentenza ha valorizzato la presenza tra i dipendenti della Ercav di sette componenti della famiglia Lombardi, e in particolare quella dell’amministratore delegato Rocco Lombardi che, pure incensurato (ha riportato solo una condanna non definitiva), non viene ritenuto autonomo dall’influenza dei parenti. Attraverso la costituzione della Ercav, secondo i giudici, si è verificato «il sostanziale “svuotamento” di Lombardi Ecologia e lo spostamento dell’asse economico-produttivo su Ercav, che subentra in tutti i contratti e riceve mezzi e personale a ciò necessari, divenendo così il centro del complesso aziendal/familiare della famiglia Lombardi», senza però determinare «una reale discontinuità» tanto da vedere appunto la riconferma di Rocco Lombardi come amministratore delegato: «l’effettiva discontinuità con la precedente gestione», notano i giudici di Palazzo Spada, «si è verificata solo con le dimissioni presentate dallo stesso (Rocco Lombardi, ndr) all’indomani della comunicazione dell’interdittiva prefettizia e della nomina di un nuovo amministratore delegato». I giudici di appello sottolineano poi la posizione dei sei dipendenti ritenuti vicini alla criminalità organizzata trasferiti direttamente da Lombardi a Ercav (gli altri tre sono stati «ereditati» da successi appalti). Questi sei vengono passati in rassegna ricordandone ad esempio la vicinanza al clan Parisi di Bari e - in alcuni casi - i precedenti penali per reati associativi.

La Lombardi è fallita a giugno del 2016, quando i servizi di raccolta (23 appalti tra pubblici e privati, nel frattempo diminuiti), sono rimasti alla Ercav, la «newco» costituita nell’ambito di una proposta di concordato preventivo poi bocciata dalla Fallimentare. La stessa Ercav è stata poi commissariata dalla Prefettura, sempre sulla base delle disposizioni antimafia: anche questa decisione è passata indenne dal vaglio dei giudici di appello. I due commissari dovranno gestire l’azienda fino alla conclusione degli appalti in corso.

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