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La richiesta

Tap, sindaco Potì: «Legge violata, ministro fermi i lavori»

L'obiettivo del sindaco di Melendugno è parlare con il ministro Costa, con i tecnici e giornalisti per denunciare le violazioni dell'azienda

Gasdotto, in una lettera a Tap l’ipotesi approdo alternativo

MELENDUGNO - Il Comune di Melendugno chiederà al Ministro dell’Ambiente Costa la convocazione urgente di un tavolo tecnico pubblico alla presenza degli esperti, dei tecnici del Comune, di Arpa Puglia, della Regione Puglia, del ministero dell’Ambiente e della stampa. «In modo che i giornalisti - spiega il sindaco Marco Potì - possano prendere direttamente consapevolezza di quanto stiamo sollevando e per dimostrare che il progetto si deve bloccare non per volontà politica ma per violazione di legge da parte di Tap. «Il tavolo pubblico serve - rimarca Potì - per mettere in luce le violazioni di legge che Tap ha perpetrato con l'obiettivo di realizzare il gasdotto e l’eccesso di potere da parte del Ministero dell’Ambiente in sede di non assoggettabilità dell’opera a Via». Da Melendugno si sta provvedendo ad inviare i primi documenti richiesti ieri dal Ministero dell’Ambiente, in particolare quelli relativi alla questione della mancata rappresentazione del reale stato delle praterie di Posidonia e Cymodocea, habitat protetto dall’Ue. Tra i documenti che si faranno pervenire al Ministero, anche le delibere di giunta comunale che richiedono l’istituzione del Sic e l’ordine del giorno in Consiglio regionale con le mappature fatte da Arpa a San Foca e inviate al Ministero dell’Ambiente. Tutta documentazione - prosegue Potì - «già portata a conoscenza anche della Procura di Lecce».

L'ATTACCO DI M5S PUGLIA - «Michele Emiliano farebbe bene a tacere. Non accettiamo lezioni da un componente di spicco del partito che questa opera l’ha voluta e che con la sua inerzia è stato uno dei principali responsabili per l’arrivo di Tap in Puglia». Lo sostiene il Movimento 5 Stelle in Puglia replicando al presidente della Regione, Michele Emiliano, che parlando oggi a Bari con i giornalisti ha evidenziato una retromarcia di M5S sul gasdotto Tap. «Se solo lo avesse voluto Emiliano avrebbe potuto fermare Tap in qualsiasi momento ad esempio istituendo un Sic mare, un sito di interesse comunitario, a San Foca. Avrebbe potuto inoltrare ricorso al Tar entro il 19 dicembre 2015 quando gli avevamo consegnato tutte le carte che - sostengono gli 8 consiglieri regionali cinquestelle - dimostravano palesi abusi da parte del Mise del precedente governo Pd che ha portato avanti l’opera nonostante il parere negativo della Regione Puglia». «Avrebbe potuto avviare quei monitoraggi volti a rilevare la Posidonia ed altri habitat per trasformare l’area di Melendugno in Sic per i quali, grazie al M5S Puglia sono già stati stanziati 100 mila euro». «Monitoraggi - sottolineano i cinquestelle - di cui non abbiamo visto neanche l’ombra. Negli ultimi 3 anni noi del M5S Puglia abbiamo profuso un impegno totale per fermare TAP, l'ennesimo abominio partorito dai professionisti della malapolitica dei precedenti governi Pd. Abbiamo lavorato giorno e notte da semplice forza di opposizione - aggiungono i cinquestelle - sia nelle istituzioni sia sul territorio, al fianco dei cittadini. Nel corso delle manifestazioni alcuni di noi sono stati anche feriti in seguito agli scontri che sono nati».

LE PAROLE DEL SINDACO - «Il ministero dell’Ambiente deve «sospendere i lavori» del gasdotto Tap per le «gravi violazioni di legge e inadempienze da parte di Tap e dei funzionari del ministero» contenute nel dossier che il Comune di Melendugno sta inviando al ministro dell’ambiente Costa assieme alla richiesta di convocazione di un tavolo tecnico pubblico su Tap. Lo afferma in una nota il sindaco di Melendugno Marco Potì.  Secondo Potì, da parte del ministero dell’Ambiente vi è stato «eccesso di potere in sede di non assoggettabilità dell’opera a Via, in spregio alle disposizioni di cui all’art. 28 del d.lgs n. 152/2006, le quali espressamente prevedono che qualora si accerti la sussistenza di impatti ambientali negativi, imprevisti, ulteriori o diversi da quelli valutati nel procedimento di Via, l’autorità competente dispone la riedizione del procedimento stesso». «Ebbene - aggiunge - ciò non é accaduto». Dal dossier del Comune «emerge con indiscussa certezza la presenza di 'densè praterie di Cymodocea e Poseidonia oceanica, come dichiarato dalla stessa multinazionale nei suoi atti e documenti. Questo è un habitat, lo ricordiamo, protetto a livello internazionale e comunitario e come tale era stato imposto a Tap, nel decreto di Via originario del 2014, di evitare qualsiasi interferenza diretta ed indiretta con tale habitat marino». «Poi, non si comprende come, il Ministero dell’Ambiente - rileva - con il provvedimento di marzo 2018, impugnato al Tar Lazio, autorizza la costruzione di un palancolato in piena prateria di Cymodocea, consentendo la distruzione certa di 200/300 metri quadri di piante marine».
«Oltre a questo - conclude - si pone l’accento anche sugli eccessi di potere per difetto di istruttoria posti in essere dal Ministero dell’Ambiente, il quale anziché procedere alla riedizione del procedimento di Via per un evidente mutamento conoscitivo dello stato di fatto decide con un provvedimento di dubbia legittimità la non assoggettabilità a VIA del progetto esecutivo del microtunnel».

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