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L’autopsia eseguita venerdì dal medico legale Liliana Innamorato del Policlinico di Bari sembrerebbe aver escluso che il decesso sia conseguenza della vaccinazione. Tuttavia il caso della morte della bambina di due anni e mezzo, avvenuta nella notte tra martedì e mercoledì nell’ospedale di Melfi, è tutt’altro che chiuso. Il ministro della Salute, Giulia Grillo, proprio sulla base dalla notizia pubblicata dalla «Gazzetta», ha deciso di inviare gli ispettori per far luce su quanto accaduto.
L’inchiesta ministeriale si affianca a quella aperta dalla Procura di Potenza, che attende la relazione del medico legale per cercare un riscontro alle accuse contenute nella denuncia dei genitori della piccola, affetta dalla sindrome di Dravet (una grave forma di epilessia), una malformazione cardiaca e gravi problemi neurologici congeniti: era seguita dal Bambin Gesù di Roma (centro di riferimento nazionale) dove era stata più volte ricoverata, oltre ad essere stata condotta d’urgenza più volte al San Carlo di Potenza.

La crisi che ha portato alla morte è avvenuta a 24 ore dalla somministrazione della vaccinazione esavalente: gli esperti (lo ha spiegato alla «Gazzetta» il professor Pierluigi Lopalco) ritengono che i bambini in quelle condizioni vadano senz’altro vaccinati per prevenire l’insorgenza di patologie potenzialmente rischiose. Proprio per questo, secondo quanto avrebbero raccontato nella denuncia, i genitori della bimba si sarebbero rivolti agli Ospedali Riuniti di Foggia che dispongono di un centro per la vaccinazione «protetta». Alla fine però l’iniezione è avvenuta nell’ospedale di Melfi, sotto la sorveglianza di due pediatri del reparto. Quindici ore dopo sono insorte febbre e convulsioni, che sono un possibile effetto collaterale della vaccinazione (perfettamente controllabili) ma che in questo caso potrebbero essere dipese dalle patologie pre-esistenti.

Gli ispettori ministeriali approfondiranno, con l’accesso alle cartelle cliniche, proprio la gestione complessiva del caso, verificando in particolare il rispetto di tutti i protocolli clinici. La situazione clinica della bimba richiedeva la presenza di un reparto di rianimazione, proprio per tenere conto delle precedenti crisi epilettiche che ne avevano comportato il ricovero di urgenza. [red.reg.]

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Commenti all'articolo

  • Yellowbrain

    14 Ottobre 2018 - 18:35

    Ci sono studi scientifici che sostengono senza ombra di dubbio che il 50% dei soggetti portatori di sindrome di Dravet non devono essere vaccinati a causa degli elevati rischi potenziali di morte e di invalidità a cui vanno incontro. Le dichiarazioni di "esperti" privi di pratica clinica necessaria e sufficiente per poter esprimere siffatto sostegno alla vaccinazione sono pertanto pericolose.

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