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In Puglia e Basilicata

Il batterio degli ulivi

Xylella, una beffa dopo l'altra in Puglia:
da maggio non si fanno i monitoraggi

Xylella, una beffa dopo l'altra: da maggio non si fanno i monitoraggi

L'Europa viene ignorata, la scienza denigrata e il popolo degli ulivi beffato: da cinque mesi non si sa lo stato della malattia

06 Ottobre 2018

Marco Mangano

L'ultimo atto «di cortesia» reso alla Signora Xylella fastidiosa è lo stop ai monitoraggi. Si deve tornare indietro di quasi 5 mesi (il deposito è del 21 maggio) per gli ultimi risultati. Da quel momento non è più possibile capire dove sia arrivata la patologia killer degli ulivi nella sua inesorabile galoppata verso il Nord della Puglia. La situazione ricalca il comportamento suicida dell’ammalato che - pur di non apprendere notizie nefaste - rifiuta di sottoporsi agli esami di controllo. Insomma, la verità fa male e, quindi, è meglio non conoscerla. «Per ora andiamo avanti e poi si vede»: la massima made in Italy, viene non solo confermata ma elevata ad assioma.

L'Europa viene ignorata, la scienza denigrata e il popolo degli ulivi beffato. La patologia, ormai riconosciuta dalla scienza ufficiale come unica causa del disseccamento degli ulivi di una gran parte della Puglia, scuote gli animi e non solo dei diretti interessati, ma anche di tutti coloro che vedono nell'ulivo l’emblema del Mediterraneo, il guardiano dei campi, il custode del Dna della popolazione regionale. E indigna, «sì» indigna, gli olivicoltori che esigono il rispetto delle misure imposte da Bruxelles. Ma che fine hanno fatto le buone pratiche, gli sradicamenti, gli insetticidi, uniche armi per cercare di evitare che la batteriosi importata dal Costa Rica espugni il Nord Barese (sempre che non sia già avvenuto, visto che si brancola nel buio), facendo inceppare uno dei volani economici regionali, l'olivicoltura?

La Regione sposa una linea tutt’altro che retta: dapprima nega che la questione rappresenti un'emergenza. Poi compie una brusca inversione ad U quando l'Europa alza la voce. E ora sopprime i monitoraggi. E, di conseguenza, ogni attività connessa. Sì, perché i danni non sono solo quelli tangibili, immediati, diretti, ma anche quelli collaterali. L'insetto vettore della patologia, la sputacchina, salta indisturbato in lungo e in largo, mentre l'ufficio Agricoltura del Comune di Lecce comincia a liquidare, in favore degli imprenditori agricoli che operano nel territorio del capoluogo, i primi rimborsi (in totale oltre un milione di euro) per i danni subiti.

Ma la Puglia degli ulivi non accetta la sospensione dei monitoraggi. Reclama quel pacchetto di misure, dolorose ma essenziali, per evitare che la malattia dia scacco matto all'intera olivicoltura (è bene ricordare che a rischio sono i mandorli e i ciliegi). Reclama un difensore degno di questo nome, che mostri gli attributi e imponga una linea dura. D'altronde, se questo non avverrà, l'Europa decreterà lo stop alla movimentazione di ortofrutta pugliese, con danni incalcolabili. Il ricordo dell’altolà alle barbatelle salentine è vivo. E chi ritiene che il commercio dei prodotti ortofrutticoli pugliesi non sia esposto ad alcun rischio, dice un’eresia: proprio la vicenda barbatelle dimostra il contrario. Le piccole viti, infatti, pur non potendo essere colpite dal ceppo Pauca della Xylella, furono vittime di uno stop commerciale, con conseguenze devastanti per l’economia di un’area salentina.

Lo stop ai monitoraggi suscita malumori anche in sede comunitaria. In un incontro fra il commissario alla Salute, Vytenis Andriukaitis e l’allora ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, fu annunciato l’aumento del numero (da 35 a 135) degli ispettori fitosanitari in Puglia. Lo stop dei controlli, negli ambienti Ue, viene interpretato come una maniera tutta italiana per far calare il livello di attenzione sull’emergenza regionale. E, intanto, la Xylella fastidiosa approda in Belgio, nelle Fiandre occidentali.

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