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In consiglio regionale

Sanità, approvata proposta di legge: ridurre liste d'attesa, guardie mediche per aiutare Pronto Soccorso

sanità

Presentata dal capogruppo di Pce, Paolo Pellegrino. La priorità è colmare la carenza di organico

04 Ottobre 2018

La riduzione delle liste di attesa, con il rapporto tra le prestazioni in regime istituzionale e l'attività libero-professionale dei medici, è nuovamente al centro del dibattito politico nel Consiglio regionale della Puglia, con la discussione in commissione Sanità della proposta di legge presentata dal capogruppo di Pce, Paolo Pellegrino. Una proposta di legge diversa da quella presentata in materia da Fabiano Amati (Pd), che secondo i presidenti degli Ordini dei medici della province di Bari, Brindisi e Lecce, «va nella direzione di affrontare i problemi, anche se resta prioritario colmare la carenza degli organici se si vuole ottenere una reale riduzione del fenomeno delle liste d’attesa».

Tra i punti salienti della proposta ci sono la riorganizzazione delle risorse relative alle unità operative; l'utilizzo della trattenuta del 5% sul compenso del libero professionista per ridurre le liste; l’incremento del fondo previsto dalla legge 189/2012 attingendo dai fondi perequativi alimentati dalla libera professione. «La mia proposta - commenta Pellegrino - non applica il furore punitivo contro la categoria dei medici e l’attività libero professionale, ma vuole colpire alla radice il fenomeno puntando alla verifica puntuale dell’organizzazione dell’offerta sanitaria e all’applicazione di leggi statali e di regolamenti regionali che già indicano la strada per trovare soluzioni». «L'istituto dell’intramoenia va sostenuto, mentre - sottolinea Pellegrino - il disallineamento tra i tempi di attesa per le prestazioni va combattuto anzitutto attraverso un’analisi approfondita in termini di budget all’interno delle singole unità operative».
Di tutt'altro avviso Amati: «La legge italiana prescrive che prima di qualsiasi altro rimedio, soprattutto se oneroso, bisogna tenere allineati i tempi d’attesa delle prestazioni istituzionali con quelli a pagamento. L’acquisto di prestazioni dai privati accreditati o dai medici del servizio pubblico e fuori dall’orario di lavoro, con i soldi vincolati alla riduzione delle liste d’attesa, sarebbe - conclude Amati - una soluzione d’interesse della Corte dei conti per danno erariale».

In Puglia le guardie mediche potrebbero essere collocate in prossimità dei vari pronto soccorso per decongestionare le attese legate ai codici meno gravi. È quanto prevede la proposta di legge approvata oggi all’unanimità dalla Commissione Sanità del Consiglio regionale della Puglia. A presentarla il consigliere Giuseppe Turco (Pce), che nel commentare il via libera alla discussione in aula per l'approvazione definitiva ha sottolineato il positivo impatto delle disposizioni. «Da un lato si ridurrà notevolmente il tasso degli accessi impropri, ossia della presa in carico di quelli utenti che anche per un banale mal di denti si rivolgono agli ospedali intasando il decorso dei casi e degli interventi più urgenti e complessi». «Dall’altro e lo dico da medico - sottolinea Turco - si migliora la sicurezza degli operatori e so benissimo quanto sia rischioso il lavoro, soprattutto delle guardie mediche, spesso vittime nelle fasce orarie notturne di aggressioni o di molestie».

«Il venir meno di 350 infermieri a fine ottobre potrebbe avere l’effetto di paralizzare il lavoro di alcuni ospedali delle asl di Bari e della Bat». Lo sottolinea il capogruppo di Forza Italia nel Consiglio regionale della Puglia, Nino Marmo, invitando in una nota il presidente della Regione, Michele Emiliano, ad intervenire tempestivamente epr scongiurare il pericolo. «A ben 350 dipendenti potrebbe non essere rinnovato il contratto che scade a fine ottobre. La situazione è critica, senza che ci siano - spiega il forzista - graduatorie da scorrere per rimpinguare il personale. Mi appello al presidente Emiliano e lo invito ad essere presente l’11 ottobre nella commissione Sanità per ascoltare nel merito - conclude Marmo - le rappresentanze sindacali di quel personale indispensabile al funzionamento dei reparti».

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