Sabato 18 Settembre 2021 | 13:35

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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Foggia

Pomodori, stop ai braccianti
Via alla raccolta meccanizzata

Via agli accordi di filiera contro il caporalato. Primi effetti della legge: i braccianti costano di più

pomodoro

Le grandi catene del pomodoro l’avevano avvertito: «Quest’anno ritiriamo solo prodotto etico, raccolto da lavoratori con regolare contratto e senza sfruttamento della manodopera». Un anno fa i primi segnali in controtendenza, ma il 2018 può essere considerato l’«anno zero» di una nuova primavera nelle campagne del Foggiano battute dal solleone e dal caporalato. Se la battaglia è stata vinta lo capiremo più avanti, ma la sterzata nei campi c’è stata. Basti vedere quante macchine raccoglitrici ci sono oggi nei campi, mentre sembrano essere diventati testimonial del passato quei pochi lavoratori sorpresi ancora con la schiena curva su un campo. Gli agricoltori hanno preso molto seriamente l’invito delle «major» del pomodoro: Princes, Mutti, Conserve Italia, La Doria e altre. La legge sul caporalato, quella che prevede anche l’arresto del datore di lavoro e il sequestro dell’azienda, è un altro effetto di questa forma di redenzione. Anche se, a sentire i produttori, non è merito della legge se le cose pare stiano cambiando nella patria dell’«oro rosso». Giuseppe De Filippo, presidente di Coldiretti Foggia e importante produttore ortofrutticolo, fa un po’ di conti: «Con la raccolta meccanizzata le imprese agricole risparmiano 1500 euro a ettaro, i lavoratori a cassone costano molto di più. Le macchine non sono una novità per noi, le impieghiamo da vent’anni». Sarà, ma allora perchè esiste il caporalato? Nella provincia che produce il 40% del pomodoro nazionale c’è voluta una robusta campagna di denigrazione per smuovere le coscienze e innescare il cambiamento. L’immagine del pomodoro «rosso sangue» made in Capitanata ha fatto il giro del mondo, interi settori di economia agricola pulita di questa provincia sono stati colpiti da quegli schizzi e ancora oggi ne pagano le conseguenze sui mercati. La legge contro il caporalato ha contribuito in maniera rilevante a riportare all’ordine un sistema in cui la parola d’ordine era e forse è ancora «sfruttamento della manodopera». Anche se ora c’è meno lavoro in campagna per la schiera degli oltre 2mila migranti che oggi popolano il Ghetto di Rignano e qualcuno va via sconsolato nella speranza di trovare qualche lavoretto da qualche altra parte. La legge sul caporalato ha prodotto un doppio effetto, oltre che sui datori ovviamente sui lavoratori: chi guadagnava 3 euro a cassone oggi avrebbe diritto a una paga più equa, per ma gli agricoltori che dicono di produrre già sottocosto sarebbe un costo insostenibile. Nei campi i migranti ci sono, ma fanno lavori diversi. E sono meno perchè costano.

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