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azienda agricola

di MASSIMO LEVANTACI

FOGGIA - La boccata d’ossigeno in arrivo con i fondi Pac per gli agricoltori foggiani vale un gettito pari a oltre 5 milioni di euro, (5.843.982,81 per l’esattezza) a beneficio di 3785 imprese agricole. Il dato viene fornito dalla Coldiretti ed è riferito alle imprese associate, ma non c’è dubbio che la somma più alta degli 11,9 milioni assegnati complessivamente alla Puglia dall’Agea (l’agenzia per le erogazioni in agricoltura) venga ripartita alla provincia di Foggia che continua a mantenere la leadership sul canale dei fondi diretti comunitari. Ora le imprese attendono che entrino nel vivo delle erogazioni anche i fondi del Piano di sviluppo rurale, uno dei programmi di investimento agricolo tra i più imponenti al Sud con 1,6 miliardi assegnati alla Puglia. Finora sono stati erogati alle imprese della nostra regione 200 milioni, stando alle proiezioni dell’assessorato all’Agricoltura si dovrebbe viaggiare spediti fino al 31 dicembre 2018 con il raggiungimento degli obiettivi programmati.

Ma la vera incognita sottotraccia si chiama ancora acqua, con i programmi colturali in fase ormai di avvio e nessuna certezza per le imprese di poter fare affidamento su regolari cicli irrigui per la prossima stagione agricola. Le riserve idriche nelle dighe sono a tutt’oggi in sostanziale sofferenza se si pensa che l’invaso di Occhito con 78 milioni di metri cubi (su una capacità di 250) è quello che oggi sta meglio in Capitanata e probabilmente anche nel resto della Puglia, tant’è vero che i prelievi dell’Acquedotto per assicurare il potabile non hanno risentito della minima riduzione poiché l’acqua prelevata da Occhito serve a dissetare anche le altre popolazioni pugliesi. Modesti anche i livelli delle altre dighe: San Giusto sul Celone 5 milioni (su 25 di capacità massima), Marana Capacciotti 13 (su 48), Osento 1,8 (su 14 milioni).

Sul fronte degli interventi diretti per arginare la probabile sete nei campi per i prossimi mesi però non si muove foglia. La Coldiretti, qualche settimana fa, su queste colonne aveva proposto un «coordinamento delle risorse» per salvare la stagione irrigua promuovendo una migliore sintonia dell’uso che viene fatto dell’acqua proveniente dai pozzi, dalle dighe e dalle reti. Anche se va detto che un sistema così predisposto è già in atto per il potabile e difficilmente potrebbe essere replicato anche per l’irriguo. E’ piuttosto sull’utilizzo delle acque reflue che bisognerebbe accentuare i programmi di investimento, innanzitutto per mettere a regime le fonti già disponibili come l’impianto di affinamento di San Severo gestito dal Consorzio di bonifica della Capitanata e l’impianto di Trinitapoli. Gli agricoltori chiedono «alla politica» un’assunzione di responsabilità per coordinare questi processi. Non si tratta, infatti, solo di assicurare il pieno funzionamento degli impianti dei reflui, ma bisogna tener conto anche del costo dell’acqua trattata, generalmente più alto del costo ordinario applicato sull’irriguo. Si corre il rischio che le acque reflue, se erogabili, finiscano per essere un costo non sopportabile dalle aziende.

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