Martedì 16 Luglio 2019 | 00:21

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Massimo Levantaci

FOGGIA - Si è parlato di agroalimentare, tema scontato da queste parti. Ma l’occhio era rivolto al congresso del Partito democratico, alle primarie del 30 aprile. Ieri a palazzo Dogana c’era lo schieramento favorevole a Renzi, con il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, l’eurodeputata Elena Gentile, il vicepresidente della commissione Agricoltura a Bruxelles, Paolo De Castro. Sala del Tribunale gremita, qualche stilettata al convitato di pietra Emiliano («l’ho votato, ma lo vedo impegnato su battaglie che non sono della nostra regione», ha detto De Castro), comunque un’occasione utile per parlare di agricoltura, delle cose fatte e ancora da fare anche in relazione alle sfide che attendono la nostra provincia. Ad esempio l’eurodeputata di Cerignola ha messo l’accento sui guasti che una battaglia sfrenata qual è quella in atto sulla qualità del grano duro possa arrecare ai consumatori: «Sul glifosate (erbicida non dannoso per l’Europa, ma indicato nel resto del mondo come probabile cancerogeno: ndr) dobbiamo capire, ce lo chiedono i consumatori».

Ma anche su questioni inerenti la funzionalità delle amministrazioni pubbliche si è aperto un dibattito con il sindaco di Pietramontecorvino, Raimondo Giallella, che invita il futuro Pd a «riscoprire i valori della gente e una semplificazione delle leggi: siamo nella giungla più completa, degli appalti pubblici non si capisce più niente». E’ una chiamata alle armi anche per i giovani, l’agronomo Mirko Di Cataldo suggerisce: «La nostra agricoltura è vecchia, il 90% non cnosce l’information technology. L’industria 4.0 riserva soldi anche per l'agricoltura, ma bisogna andarli a prendere».

I soldi, appunto. Per il ministro Martina la provincia di Foggia ha tutti gli strumenti adesso per giocarsela fino in fondo la partita del rilancio economico. «I bandi sono aperti - la sua sfida - utilizzateli. La crisi del grano col piano nazionale della cerealicoltura mette a disposizione 30 milioni di euro per avvicinare i produttori agricoli ai trasformatori. Vorrei allora che la Capitanata diventasse la provincia che spende la quota più alta di quei 30 milioni. Fatelo, ci sono le risorse e voi avete anche esperienze importanti per aggiudicarvi quelle somme. Noi - aggiunge il ministro - dobbiamo contare su una generazione nuova di imprenditori agricoli partendo proprio da queste misure messe in atto dal governo (Renzi: ndr)».

Martina rivendica i risultati dell’agenda politica del precedente governo e di quello attuale, di cui egli stesso è espressione e tramite all’insegna della sua continuità. «Abbiamo messo l’agroalimentare al centro dell'agenda politica di questo paese quando in passato si faceva fatica a discuterne e Paolo (De Castro: ndr) che c’era prima di me in via XX settembre lo sa bene. Abbiamo abbattuto la pressione fiscale di 1,3 miliardi per il settore agricolo. Vi chiederete - riconosce il ministro, rivolto alla platea - dove sono andati a finire questi soldi? Ma posso assicurarvi che è stato per noi un taglio significativo in un momento in cui si fa fatica a sostenere i bilanci. L’agricoltura mediterranea - puntualizza ancora Martina - sta cambiando il campo di gioco delle nostre imprese agricole, in questi tre anni abbiamo promosso iniziative sull’origine in etichetta proprio per venire incontro alle produzioni dei territori. C’è stato un lavoro straordinario anche per il piano Olivicolo nazionale, insomma: le risorse ci sono, semmai la partita è come si spendono».

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