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Uccise senzatetto
condannato a 12 anni

Per il 33enne Idriss Ouaamou il pm aveva chiesto il massimo della pena (30 anni): esclusi i futili motivi

Uccise senzatettocondannato a 12 anni

Condannato a 12 anni di reclusione Idriss Ouaamou, il marocchino di 33 anni accusato dell’omicidio del connazionale Karim Sisi di 33 anni, accoltellato la notte del 24 aprile del 2015 nell’area ferroviaria, nella zona «platea lavaggio carri bestiame», al termine di un litigio tra senzatetto i cui motivi restano ancora oscuri. Si è ipotizzato nel corso delle indagini che all’origine della lite ci fossero gli schiamazzi di vittima ed altri marocchini che disturbavano il sonno dell’imputato all’interno di un vagone; si è parlato anche di un litigio avvenuto nei giorni precedenti tra i due senzatetto per una bottiglia d’acqua; ed ancora un testimone ha raccontato della presunta gelosia del presunto assassino nei confronti della vittima circondata da affetti familiari a lui preclusi, visto che Sisi ha una famiglia in Italia che periodicamente veniva a Foggia a fargli visita. Ma la realtà giudiziaria dice che il movente del delitto non è stato chiarito, tant’è che il giudice nel condannare l’imputato per omicidio volontario come chiesto dal pm, ha però escluso la sussistenza dell’aggravante dei futili motivi, come del resto fece già un anno e mezzo fa il gip che convalidò l’arresto e lasciò in cella Ouuaamou.
La sentenza di primo grado è stata pronunciata dal gup Carmen Corvino al termine del processo abbreviato chiesto dalla difesa. Il presunto assassino fu arrestato nell’immediatezza del fatto da «volanti» e squadra mobile: ammise di aver accoltellato il connazionale sostenendo però di aver agito per legittima difesa dopo essere stato aggredito da vittima e altri stranieri e d’aver difeso un’amica che dormiva con lui nello stesso vagone abbandonato e che vittima ed altri aggressori pretendeva che fosse loro consegnata. Idriss Ouaamou, presente in aula nel corso del processo, resta in carcere. Il processo si è celebrato nonostante lo sciopero in atto degli avvocati penalisti foggiani, conclusosi ieri, proprio perché l’imputato è detenuto.
Il pm Giuseppina Gravina chiedeva il massimo della pena, ossia 30 anni (l’ergastolo ridotto a 30 anni per via del processo abbreviato), parlando di omicidio aggravato dai futili motivi; e rimarcando come la versione della legittima difesa sostenuta da Ouaamou fosse smentita dai testimoni. I difensori, gli avvocati Gianfranco Caccavallo e Andrea D’Ambrosio, sollecitavano l’assoluzione per legittima difesa, e in subordine chiedevano il minimo della pena. Per i legali amdava esclusa l’aggravante dei futili motivi perché c’erano molti dubbi sulle versioni dei testimoni d’accusa, uno dei quali peraltro aveva poi smentito l’iniziale versione; chiedevano anche, in caso di condanna per omicidio volontario, che all’imputato fossero concesse le attenuanti generiche vista l’immediata confessione resa alla Polizia (attenuanti concesse dal gup); l’attenuante della provocazione per essere stato aggredito dalla vittima e altri senzatetto (negate); oltre all’abbattimento di un terzo della pena per la scelta del rito alternativo. Le motivazioni del verdetto di primo grado saranno depositate nei prossimi mesi. I difensori preannunciano appello, pur se comunque parzialmente soddisfatti per l’entità della pena inflitta a fronte della richiesta di condanna a 30 anni avanzata dall’accusa.
Erano le 3.40 della notte sul 24 aprile del 2015 quando la prima «volante» giunse sul luogo del delitto - la zona nord dell’area ferroviaria dove vivevano senzatetto in alcuni vagoni abbandonati - in seguito ad una telefonata al «113» che segnalava una persona riversa a terra e accoltellata. I poliziotti si trovarono davanti il cadavere di Karim Sisi a petto nudo e insaguinato; a pochi metri c’era l’imputato, Idriss Ouaamou anche lui a torso nudo e che disse: «sono stato io a ucciderlo, non me ne frega un c... che è morto»; e poco distante un terzo marocchino, il testimone principale dell’accusa che rivolgendosi verso il presunto assassino disse: «tu sei stato, tu l’hai ammazzato».
I poliziotti - le indagini coordinate dalla Procura furono condotte da «volanti» e colleghi della sezione reati contro la persona della squadra mobile - sequestrarono un giravite ed un paio di forbici con il manico rotto. L’autopsia ha poi stabilito che Karim Sisi era stato raggiunto da numerosi fendenti al petto, che quello letale era stato un colpo all’emitorace sinistro: le ferite riscontrate sul cadavere - ha stabilito il medico legale - erano compatibili con entrambe le armi sequestrate, giravite e forbici.

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