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Il castello di Lucera, gemma da salvare. Tutolo: «Fondi all'incaglio»

È un «monumento nazionale»: il riconoscimento risale a 150 anni fa. La cinta muraria lunga 900 metri, trapunta di torri e bastioni, ha tratti a rischio crolli

Il castello di Lucera, gemma da salvare. Tutolo:«Stiamo lavorando»

LUCERA - È corsa contro il tempo per salvare il gigante fragile di Puglia, il Castello di Lucera.
La Fortezza, di una bellezza sconvolgente, sorge su una collina da cui si domina il Tavoliere. Un luogo incantevole che offre ai visitatori un viaggio nel tempo unico: dal Neolitico, ai giorni nostri, passando per i fasti federiciani (qui Federico II fece edificare il «Palatium») e angioini. Lì dove sorgeva il ponte levatoio sull’ampio fossato tra la Torre della Leonessa e la Torre del Leone, oggi un ponte in legno e ferro consente l’accesso pedonale.

Monumento e inchieste - La Fortezza, di cui quest’anno ricorre il 150esimo anniversario dalla dichiarazione di «Monumento nazionale», vanta una cinta muraria lunga 900 metri, trapunta di torri, bastioni, contrafforti. Un luogo magico che, purtroppo, rischia di sbriciolarsi. Le mura, puntellate in più zone, hanno tratti a rischio crolli. Come spiega Rosario Santanastasio – geologo e presidente nazionale di ArcheoClub d’Italia - la Fortificazione federiciana di Lucera, è potenzialmente minacciata da una frana. Infatti, tale Fortificazione poggia su una collina in dissesto». Santanastasio sottolinea come «la fortezza o Castello di Lucera rappresentò, in epoca federiciana, il più importante avamposto fortificato della Puglia settentrionale: osservatorio militare sull’intera distesa del Tavoliere e baluardo contro nemici provenienti dalle terre di nordovest (aree campane e molisano-abruzzesi)». «A partire dal 2016 - ricostruisce - e successivamente fino ad inizio 2019 sono stati riavviati interventi strutturali con progettazioni in corso per complessivi circa 6 milioni di euro. Nell’agosto 2020 è intervenuta la magistratura per presunte tangenti sulle opere anti dissesto idrogeologico della Regione Puglia».

«Ci sono 11 milioni di euro» - Come che si concluda l’inchiesta della Procura di Bari (le ipotesi di reato del pm Claudio Pinto sono concorso in corruzione e turbata libertà degli incanti), è chiaro che l’importanza e vastità del Monumento pugliese non consentono che si perda altro tempo: bisogna metterlo in sicurezza. Anche perché - fa notare Antonio Tutolo (ex sindaco di Lucera, eletto poi in consiglio regionale nella lista «Con Emiliano») - per salvare il gioiello federiciano, sulla carta, ci sono 11 milioni di euro. «Tre milioni - ricapitola Tutolo - sono del Cis Capitanata. Soldi gestiti da Invitalia (venne Domenico Arcuri con il presidente Giuseppe Conte, in Prefettura e firmammo i protocolli).

Sono somme che servono per il consolidamento del Palatium. Poi ci sono 2 milioni per il dissesto idrogeologico e qui siamo in esecuzione. L’abbiamo fatto noi, come Comune, con i soldi della Regione Puglia. Poi ci sono altri 5 milioni per il dissesto idrogeologico, sempre della Regione Puglia, a gestione diretta del Commissario Elio Sannicandro. La gara per questi 4 milioni si farà a breve. C’è già il progetto esecutivo (perché c’erano 750mila euro per il progetto) e mettono ora a bando i lavori che, forse, iniziano questa estate. Sempre che arrivino tutti i pareri che servono in tempo utile». «Ma poi - s’infervora Tutolo - ci sono altri 5 milioni che sono uno scandalo. Due milioni sono per il consolidamento della cinta muraria.

Sono tre anni e mezzo che queste somme sono state destinate e non si vede ancora una pietra. Sa a che punto siamo con quel finanziamento? Stanno facendo ancora la progettazione. Gli ultimi tre milioni sono per la fruizione». «Stanno» chi? «Al Ministero - attacca Tutolo - perché quei fondi sono a gestione diretta. Il finanziamento è stato riconosciuto alla Fortezza ma è il Mibact (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo; ndr) che deve spenderli, nella fattispecie la Direzione regionale del Mibact.

Lì c’è stato un rimpallo tra Rup (il responsabile unico del procedimento; ndr). Ci hanno messo 2 anni e mezzo per individuarne uno. Quelli preposti alla conservazione del nostro Patrimonio dovrebbero vivere “per” quello, ma inizio a pensare che vivono “di” quello!».

«Stiamo lavorando» - Tutolo, che delle lotte per salvare la Fortezza ha fatto una bandiera, anche politica (proprio per denunciare lo stato di abbandono, nel 2017, mise in atto una storica protesta che lo portò a incatenarsi), non ha tutti i torti. Effettivamente, c’è stato ritardo nell’individuazione del Rup e senza di esso, a norma dell’art. 31 del Codice dei contratti pubblici, l’opera resta all’incaglio. Il Rup è il dominus, il responsabile unico per le fasi della progettazione, dell’affidamento, dell’esecuzione dei lavori.

Per fortuna, da un pugno di settimane, la situazione s’è sbloccata e la Rup incaricata è Maria Franchini. L’architetto ha una grande esperienza e grandi responsabilità sul patrimonio pugliese (è Rup anche per la cattedrale di Bari e per altri circa 16 importanti monumenti). Si dice determinatissima a portare a termine, presto e bene, la missione di mettere in sicurezza e rilanciare la preziosa gemma lucerina. «Stiamo già lavorando in questi giorni - spiega - Si stanno svolgendo indagini diagnostiche per definire in modo più chiaro il problema del primo tratto di muro meridionale, che ha questo forte strapiombo.  Poi c’è l’intervento finanziato con fondi Ue e dobbiamo definire anche il contenuto, cioè “come” si interverrà. Non siamo ancora partiti perché voglio i risultati della campagna diagnostica. È un intervento un po’ delicato e, appena avremo i risultati, i progettisti diranno “come” intervenire e avremo il quadro anche per questo secondo intervento di 3 milioni. In tutto ciò, dovrò tener conto anche di quel che si sta facendo dal Comune, per evitare sovrapposizioni. Poi è stato anche fatto un progetto generale (che vede promotore anche l’archeologo Giuliano Volpe), che è stato presentato. Insomma, ci sono una serie di progettualità di cui bisogna tener conto».

Quindi questi due milioni non sono «bloccati»?

«Ma no - dice la Rup - Quello è un intervento finanziato con fondi Mibact e stanno lavorando, stanno facendo le indagini. Gli altri tre milioni devono partire e sono per il restauro, proseguiremo su un’altra parte di cinta muraria, indicativamente, e poi ci saranno interventi per la fruizione e per migliorare la fruizione interna. La cinta muraria è enorme e ci vogliono moltissimi soldi per restaurarla tutta e dobbiamo pensare anche alla fruizione interna, perché essa sia piena di significati, quindi servizi e valorizzazione. Per quanto attiene al finanziamento di 2 milioni ci ha messo un po’ a partire. È da tre ani che sono destinati i fondi, ma sono state fatte delle gare professionisti e le gare diagnostiche. Questa l’ho fatta proprio in periodo Covid e ora stanno facendo le indagini. L’intervento richiede approfondimenti, non basta il progetto».

E il finanziamento di 3 milioni?

«La decisione del secondo finanziamento, da 3 milioni, risale a una delibera CIPE (la 73 2019; ndr), che ha rimodulato gli interventi ammessi a finanziamento, introducendo anche Lucera, oltre che Ginosa. Quindi non sono tanti anni che è fermo. Si tenga conto che, poi, ci sono stati i tempi di comunicazione dal Ministero, poi la nomina mia a Rup, qualche settimana fa. Il soggetto attuatore degli interventi di cui parliamo è il segretariato regionale del Mibact per la Puglia e ci tengo a dire che ciò che ci spinge è l’amore per i beni culturali, e parlo per tutti i dipendenti del Ministero. Ma i procedimenti di appalto sono veramente complessi, ci sono le gare, non sono speditissimi. Poi c’è bisogno anche di un tempo di ragionamento dei progettisti su interventi che lasciano il segno. Molte volte i restauri pregressi, e lo vediamo, hanno lasciato eccome il segno. Comunque, credo che entro quest’anno ci daranno il progetto di Lucera, andremo in gara e affideremo. Poi, in base a quello, rimoduleremo il secondo intervento. Posso garantire che partirò a breve».

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