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Gino Lisa a Foggia, l'Enac chiede interventi radicali sulla pista

Richiesta la riqualificazione sull’intera larghezza del tracciato. Aeroporti di Puglia ha chiuso il cantiere il 23 marzo non per il Covid

Il tratto di pista già realizzato

FOGGIA - La ripresa dei lavori sulla pista del Gino Lisa dovrebbe essere decisa a breve. Consiglio d’amministrazione di Aeroporti di Puglia riunitosi ieri, c’è la volontà di superare l’impasse causato dalla sospensione Covid ma vi sono anche alcune divergenze da rimuovere sull’esecuzione delle opere prima di riaprire il cantiere. L’Enac infatti chiede all’ente appaltante di procedere all’intero rifacimento della pista, lungo tutti i 45 metri della sezione e non soltanto sulla fascia centrale di sedici metri (corrispondenti all’asse di battuta degli aerei in fase di atterraggio), così come invece stabilito dal piano finanziario. L’Ente nazionale per l’Aviazione civile ritiene infatti che, trattandosi di rifacimento e di riqualificazione, non di un semplice prolungamento della pista, l’intervento debba essere eseguito per intero e non per segmenti, lo consigliano ragioni di sicurezza.

C’è poi il «passato bellico» del vecchio aeroporto militare che continua ad affiorare attraverso le bombe a grappolo sganciate dagli aerei Alleati nell’ultima guerra e rimaste inesplose nel sottosuolo. Otto finora gli ordigni ritrovati e fatti brillare dagli artificieri dell’Esercito durante le operazioni di “Bob” (bonifica ordigni bellici) fino al 23 marzo, giorno della sospensione del cantiere per l’incipiente pandemia. Ma le bombe sono state trovate anche sotto la vecchia pista, ad una profondità di appena 70-80 centimetri: un miracolo che finora non sia successo nulla, una fortuna (mettiamola così) che in tutti questi anni l’attività aeroportuale del “Lisa” sia stata ridotta al minimo sindacale. Allargando i lavori sulla pista, come chiede l’Enac, si dovrà incrementare anche le attività di bonifica? L’impresa De Bellis è già stata incaricata di effettuare i sopralluoghi sulle aree espropriate, esterne all’attuale sedime aeroportuale, lungo i 400 metri del prolungamento già tracciato dal primo strato di conglomerato bituminoso. Ci si interroga, a questo punto, anche sui costi: basteranno i 14 milioni finanziati dal Cipe nel lontano 2012 per l’esecuzione di tutti i lavori?

E c’è poi la questione Via Castelluccio. Alla luce dei documenti forniti dal Comune sembra superato il problema sollevato dall’architetto Marco Catamerò nella nostra intervista di sabato 30 maggio: il direttore generale di Adp, come si ricorderà, lamentava la mancata consegna della strada, da parte del Comune, che corre lungo il confine a Nord dell’aeroporto e che sarà cancellata dal prolungamento della pista. Su quello che fu un vecchio tratturo in realtà continuano a transitare le auto, nonostante sia stata costruita da Adp e messa in esercizio una bretella e due rotatorie proprio per bypassare il tratto di via Castelluccio da chiudere. Ma finora, complice forse anche il Covid, non è successo. Forse anche a causa di un difetto di comunicazione: l’ordinanza comunale è del 7 febbraio, da allora Aeroporti di Puglia avrebbe potuto prendere possesso della strada. Quanto alle «interferenze» denunciate da Catamerò, (rete fognaria, linea elettrica e altro) e che dovranno essere spostate, il via libera agli spostamenti da parte degli enti coinvolti risale invece al «settembre scorso», secondo le informazioni degli uffici comunali. Sull’ordinanza del 7 febbraio 2020 (ne pubblichiamo copia in questa pagina), viene autorizzata «la messa in esercizio di tutta la viabilità riferita al collegamento delle due rotatorie di via Castelluccio e Tratturo Camporeale nonchè, la chiusura al traffico veicolare e pedonale del tratto di strada di via Castelluccio compreso tra la nuova rotatoria di via Castelluccio e via Bonante».

In questo rimbalzo di responsabilità vuole capirci qualcosa di più anche l’associazione Vola Gino Lisa: «Non abbiamo contestato la fermata del cantiere durante il periodo di lockdown - il commento del presidente Sergio Venturino - ben sapendo che i lavori sarebbero potuti andare avanti regolarmente come peraltro ha ammesso l’architetto Catamerò nell’intervista alla Gazzetta. Mi chiedo tuttavia come mai Adp non abbia ancora, in tutti questi mesi, firmato il contratto con la ditta per gli ultimi abbattimenti delle strutture espropriate. Credo che non ci sia azienda che in questi mesi non abbia firmato accordi facendo uso della firma digitale. Ora ci auguriamo che si riprendano i lavori per recuperare il ritardo sulla tabella di marcia».

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