Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 20:32

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Gli effetti del decreto dignità

Foggia, stop ai contratti a termine: saltano 500 posti di lavoro

A casa 30 lavoratori Barilla e 10 della fondazione Barone. Riflessi sull’indotto Leonardo

economia lavoro

Sul mondo del lavoro in Capitanata rischia di abbattersi la mannaia del decreto Dignità. Ricordate? Il governo vuole cancellare l’abuso dei contratti a tempo determinato e i rinnovi sine die . La riforma non elimina le proroghe contrattuali sul tempo determinato (fino a quattro), che però ora possono essere spalmate su un tempo massimo di ventiquattro mesi e la richiesta di rinnovo per il secondo anno deve essere motivata dal datore di lavoro. Con il Jobs act di renziana memoria invece il contratto a tempo determinato poteva essere replicato in maniera automatico questa facoltà concessa al datore di lavoro (e al lavoratore) era consentita nell’arco temporale di trentasei mesi per un massimo di cinque proroghe. A prescindere da come la si pensi sul tema, ora che le prime scadenze contrattuali arrivano a scadenza, imprenditori e lavoratori foggiani sembrano abbastanza disorientati su cosa fare. E scattano già i primi licenziamenti. Il decreto Dignità si pone l’obiettivo di combattere il precariato e mira a rendere realizzabili le condizioni di maggior stabilità del lavoratore che a furia di proroghe il posto fisso non lo vedrebbe quasi mai. Ma i principi ispiratori della riforma quanto sono applicabili nel particolare tessuto economico e sociale della nostra provincia? Ci sono datori di lavoro che, alla scadenza dei contratti a tempo, assumeranno i propri dipendenti? A giudicare dalle prime avvisaglie sembra proprio di no. Ci sono già i rimi casi segnalati: 10 lavoratori a termine dei servizi hanno già smesso di lavorare con la fondazione Maria Grazia Barone, avendo già superato il limite dei ventiquattro mesi; stessa sorte per i 30 lavoratori della Barilla, mandati a casa senza forse più nessuna possibilità di rientro (i sindacati su questo sono scettici) dopo a l’entrata in vigore del decreto.

Quadro incerto anche in numerosi esercizi commerciali, nei ristoranti e in alcune aziende metalmeccaniche: alla Fata, indotto di Leonardo (logistica), scadono a gennaio i primi 4 contratti di lavoro a tempo, su un totale di circa cinquanta lavoratori assunti con le vecchie regole del Jobs act. Emblematico poi il caso dei 98 lavoratori inseriti nelle cooperative del 118 (ne riferiamo a parte) che a dicembre dovranno lasciare il servizio. Secondo proiezioni oggi ritenute in difetto dai sindacati, sarebbero almeno 500 i posti di lavoro a rischio nella nostra provincia solo per il fine anno. Non sembrano esserci prospettive incoraggianti nemmeno in vista del periodo natalizio, tradizionalmente vocato all’aumento dei consumi e che induce i datori di lavoro a fare qualche assunzione (a tempo) in più. «Oggi il datore di lavoro è spaventato soprattutto dalla possibilità del rinnovo - dice Elio Dota, segretario della Filcams Cgil - perchè con queste regole un lavoratore puoi tenerlo dodici mesi e oltre alla sostituzione per malattia o per maternità non ci sono altre cause nella realtà foggiana che giustifichino la conferma del lavoratore per altri dodici mesi. Inutile persino ipotizzare picchi produttivi. L’impressione perciò è che molti datori di lavoro trovino più conveniente tornare alla vecchie abitudini del lavoro nero, spiace dirlo ma è così». Il decreto scoraggia nuove assunzioni, ne è convinto anche Gianni Rotice presidente di Confindustria: «Assumere per dodici mesi un lavoratore, sapendo di avere questo nodo scorsoio a fine periodo non è proprio quello che serve al datore di lavoro per formare nuova manodopera.

Con le vecchie regole il periodo di formazione era più lungo, ci si poteva orientare meglio. Il vero problema a mio avviso è la mancanza di fiducia nel futuro che oggi si somma a queste norme di difficile comprensione». E c’è poi l’altra variabile del reddito di cittadinanza a complicare la scena. «Comincio ad avere difficoltà a trovare personale disponibile per i fine settimana - rivela infatti Alessandro Forgelli, direttore generale del centro sportivo Mirage con annesso ristorante - alcuni dipendenti stagionali cominciano a considerare più conveniente la possibilità di puntare ai 750 euro promessi dal governo e qualcuno comincia già a non farsi vedere. Se il governo vuole incentivare le assunzioni a mio avviso dovrebbe ridurre del 50% la tassazione, non mettere ulteriori paletti alle imprese».

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