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La storia

Ottant'anni dalle leggi razziali
A Torremaggiore il caso Matatia

Lo scrittore di origini ebraiche prima convocato, poi dimenticato e ora nuovamente atteso all'istituto "Fiani Lecisotti"

80 anni dalle leggi razziali, a Torremaggiore il caso Matatia

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FOGGIA - Il caso sembra apparentemente chiuso. Ma la vicenda che ha coinvolto, suo malgrado, lo scrittore di origine ebraiche Roberto Matatia, prima convocato, poi dimenticato e ora nuovamente atteso all’istituto scolastico “Fiani Leccisotti” di Torremaggiore per parlare della sua esperienza a 80 anni dalle leggi razziali, è sintomatica di un periodo storico in cui il verosimile supera il vero, al netto del dibattito (serio) sulle cosiddette “fake news”.

Ora, l’atteggiamento elegante di Matatia, che chiarita la situazione ha parlato eufemisticamente di un malinteso, non deve far perdere di vista il motivo della visita dello scrittore agli studenti: gli 80 anni della promulgazione delle leggi razziali in Italia, durante il regime fascista con il beneplacito della monarchia sabauda. E la necessità, a ottant’anni di distanza da quel triste e tragico avvenimento, che ha seminato lutti materiali e morali nel Paese, di continuare a fare memoria, di spiegare ai più giovani che cosa è accaduto e che cosa non deve più accadere. Ecco, la vicenda del “Fiani Leccisotti” deve servire soprattutto a riscoprire, anche da parte dei docenti, questa esigenza civile di non lasciar correre come incidenti di percorso la storia del Paese. E mai come in questo periodo, scandito da pulsazioni anche xenofobe e che mettono in discussione il rapporto con l’altro, sarebbe auspicabile uno sforzo di carattere generale per non spostare indietro le lancette della storia.

Tocca ora alla comunità del “Fiani Leccisotti” di Torremaggiore, una città che si vanta giustamente di aver dato i natali ad una icona mondiale del pregiudizio come Nicola Sacco ucciso sulla sedia elettrica negli Usa per un reato non commesso ma perché italiano e immigrato, fare la sua parte con i docenti, i genitori e gli studenti, alla fine le vere vittime di questa polemica nata perché qualcuno non ha saputo riflettere e governare pensieri e parole. E se avviene in una scuola forse potrebbe essere grave.

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