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Le due facce del foggiano: zero decessi fino al 4 agosto, poi il tracollo con i 16 ragazzi africani deceduti

agricoltura

FOGGIA - C’è un piccolo/grande primato per l’agricoltura foggiana che merita di essere approfondito: quello degli infortuni mortali sul lavoro. Argomento sconveniente per la provincia dell’agroalimentare da esportazione anche perchè fino al 2017 il dazio che hanno dovuto pagare gli agricoltori è stato piuttosto salato. Un anno fa furono nove gli infortuni mortali, dato peggiore dell’ultima serie storica che annovera anche otto incidenti mortali nel 2016, tre nel 2015 e altrettanti nel 2014. Quest’anno, ebbene, la svolta se consideriamo che fino al 4 agosto scorso pensavamo di essere sulla buona strada non risultando incidenti mortali denunciati all’Inail. E invece da quel giorno tutto cambia con la morte dei primi quattro braccianti africani che, tornando dai campi di pomodoro, si scontrarono a bordo del proprio malandato furgone con un Tir nelle campagne fra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri. Computo che si appesantisce notevolmente appena due giorni dopo, il 6 agosto, quando un altro furgone carico di lavoratori si andò a schiantare contro un altro Tir sulla statale vicino Lesina. Bilancio: sedici morti in due giorni e tutto in malora. Dalla consolazione per la fedina parzialmente immacolata, sia pure fino ad agosto, questa provincia ha visto così precipitare in un battibaleno quel minimo di attività di prevenzione di cui le organizzazioni agricole pensavano di potersi accreditare, anche giustamente se vogliamo. La percentuale degli infortuni mortali è infatti drasticamente calata in Puglia, siamo all’11,16% in meno. Un abisso rispetto al dato nazionale sul quale la diminuzione degli infortuni denunciati si ferma al 2,8%. A livello pugliese però la provincia di Foggia farà purtroppo eccezione tra un anno, quando questi dati diventeranno materia di statistiche. Anzi va detto che in base ai numeri fin qui acquisiti, il saldo 2018 è destinato a diventare forse il peggiore di sempre e comunque certamente degli ultimi cinque anni. La speranza è che almeno quei poveri sedici ragazzi non siano morti invano e che si metta finalmente mano al sistema dei trasporti strampalati e illegali dai ghetti alle campagne che fino al 4 agosto abbiamo ampiamente tollerato sulle nostre strade. «Gli incidenti dei ragazzi africani sono in piena trattazione dal punto di vista assicurativo e alcuni di essi già definitivi positivamente», riferisce alla Gazzetta, Michele Lorenzelli, direttore dell’Inail di Foggia. «Parliamo di lavoratori a tutti gli effetti, con regolare contratto di lavoro sia pure di durata temporanea con il quale erano stati assunti dalle rispettive aziende agricole. Ricordo che in questi casi l’Inail non fa eccezioni di nazionalità o altro, c’è sempre l’obbligo della doverosità e dell’accertamento delle prestazioni lavorative ai fini del risarcimento». Se non fossero accaduti quegli spaventosi incidenti si sarebbero salvate tante vite così giovani e la provincia di Foggia avrebbe potuto, chissà, forse sventolare risultati lusinghieri sulla prevenzione degli infortuni. «Avevamo fino al 4 agosto una riduzione del 100% - sottolinea Lorenzelli - ricordo che l’Inail ha svolto un’istruttoria analoga anche sul conto dei poveri fratelli Luciani (Luigi e Aurelio: ndr), agricoltori anch’essi, barbaramente uccisi il 9 agosto 2017 mentre andavano a lavorare forse solo perchè testimoni inconsapevoli di un delitto che si è detto di mafia». E comunque, incidenti stradali a parte, va detto che nei campi la prevenzione non è più questa sconosciuta e l’iniziativa della Ciala-Ebat sembra andare a sostegno di questa tesi. Lo ricorda il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, commentando il calo dell’11,16% di infortuni mortali in Puglia: «È il risultato del grande sforzo nell’ottica della formazione degli imprenditori agricoli, sempre più coscienti del ruolo multifunzionale dell’agricoltura e della difficoltà di adempiere all’importante compito di tutelare ambiente e salute pubblica, trasparenza, dell’innovazione tecnologica, della formazione, della semplificazione burocratica per accompagnare il processo di riduzione degli infortuni».

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