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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Blitz del Noe

Foggia, plastica e rifiuti raccolti incendiati nei campi: 3 arresti

In manette anche l'imprenditore Marino: le balle di «speciali» frutto del ritiro in alcuni comuni. Il materiale bruciato in campagna oppure stoccati in depositi poi dati alle fiamme

Foggia, plastica e rifiuti raccoltiincendiati nei campi: 3 arresti

Tre persone sono state arrestate dai Carabinieri del Noe di Bari per traffico e combustione di rifiuti nell’ambito dell’indagine della Dda «Black Fire» che nell’agosto scorso aveva portato già all’arresto di uno di loro, Roberto Marino, titolare di due società di San Severo specializzate nella gestione di rifiuti speciali sul territorio di Foggia e provincia.

Oltre Marino, sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti dei pregiudicati Celestino Magnatta e Angelo Barbera, braccianti agricoli che secondo gli investigatori partecipavano allo smaltimento illecito di ingenti quantità di materiale organico e plastico, bruciando poi i rifiuti su terreni di proprietà di persone ritenute compiacenti nei territori di San Severo, Torremaggiore, Apricena e Foggia. Agli indagati si contesta anche l’incendio di un capannone avvenuto un anno fa alla periferia di Foggia.

I RIFIUTI NON ANDAVANO IN DISCARICA - In particolare i rifiuti speciali in balle, per lo più composti da materiale plastico ed indifferenziato, provenienti dalla raccolta differenziata effettuata nei comuni del capoluogo dauno, dopo essere stati raccolti e trasportati dalla società "Autotrasporti Marino Roberto» presso il sito di stoccaggio della società per recupero rifiuti «Marino Srl», invece di essere conferiti presso le discariche autorizzate, venivano trasportati e abbandonati di notte su terreni coltivati e dati alle fiamme, oppure trasportati e stoccati per qualche settimana in capannoni abbandonati e poi incendiati.

Nell’ambito di questa indagine sono stati anche sequestrati una intera azienda, conti correnti bancari ed automezzi pesanti del valore di circa un milione e mezzo di euro, pari al presunto ingiusto profitto derivante dal risparmio sui costi di smaltimento.

IL DANNO AMBIENTALE - I proventi dei beni sequestrati «verranno utilizzati per riparare il danno ambientale» spiega il Noe, ma «incalcolabile - dicono gli investigatori - rimane il danno alla salute per tutti quei cittadini costretti a respirare residui di combustione incontrollata di rifiuti». Nell’inchiesta altre quattro persone, collaboratori dell’imprenditore e proprietari dei terreni dove i rifiuti venivano illecitamente smaltiti, sono indagate a piede libero.

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