Giovedì 06 Ottobre 2022 | 15:20

In Puglia e Basilicata

L'intervista

Boccia: «Solo la proposta Pd tutela il lavoro al Sud»

Il ministro Francesco Boccia

Francesco Boccia

L'onorevole del Pd: «Chi parla con Mosca? Silvio e Salvini»

17 Settembre 2022

Michele De Feudis

Onorevole Francesco Boccia, capolista del Pd al Senato in Puglia, Mario Draghi ha detto parole definitive sulla indisponibilità a un bis, su Pnrr e Russia. Sono dichiarazioni che hanno un impatto sulla campagna elettorale?

«Il premier ha sgombrato il campo da ipotesi di un suo secondo mandato. È un messaggio chiaro alla Carfagna e a Calenda. Sul Pnrr l’avviso è alla Meloni: spero abbia capito che non è il caso di insistere nel pretendere cambiamenti del Piano. Sulla Russia è fin troppo chiaro che qualcuno con Putin ci parla».

Qualcuno?

«Due nomi e due cognomi: Silvio Berlusconi e Matteo Salvini».

Il Pd sfida la Meloni con “Il manifesto per il Sud”. Quali coordinate per il riscatto del Meridione?
«Noi puntiamo sul lavoro come tema qualificante della proposta politica, differenziandoci da tutti i soggetti in campo. Il piano di 300mila assunzioni nella pubblica amministrazione - su cui si è battuto il governatore Enzo De Luca e lo stesso Michele Emiliano si è scagliato al fine di rompere i vincoli che penalizzano gli organici nella Sanità regionale - sono il nostro primo impegno. Poi ci batteremo per la riduzione delle tasse sul lavoro: le aziende pugliesi hanno potuto assumere con il 30% di costo fiscale in meno grazie ad un provvedimento a trazione dem proposto dal Peppe Provenzano e negoziato in Ue da Enzo Amendola. La norma stava per diventare strutturale, ma qualcuno ha pensato bene di far cadere il governo…».

Queste agevolazioni hanno avuto impatto sulla Puglia?
«Molte grandi imprese della consulenza e dei servizi avevano iniziato a investire nella regione dando un orizzonte ai nostri giovani, per offrirgli una occupazione nella propria terra».

Destre e Calenda spingono per cancellare il reddito di cittadinanza. Il Pd?
«Noi lo difendiamo. È un errore cancellarlo ma vogliamo passare al “lavoro di cittadinanza”. Su questo fronte siamo il partito più credibile, siamo l’unico “partito del lavoro”, perché rivendichiamo una Italia ancorata alla Carta che vede il lavoro come un principio cardine».

Con le riforme della Meloni teme una svolta autoritaria?
«Il suo alleato Berlusconi ha detto subito che col presidenzialismo bisognava sostituire Mattarella. Le riforme fatte a colpi di maggioranza non hanno mai attecchito e il popolo italiano le ha respinte. E mi pare che la Meloni ha iniziato con un approccio che prevede l’uscita alla prima curva. Renzi evidentemente non ha fatto ancora scuola».

Marcello Gemmato di Fdi mette in guardia sui rischi violenza connessi alle parole di Emiliano a Taranto.
«Gemmato, che non mi pare sia nato a Stoccolma, conosce lo slang nostro. “Sputare sangue” significa “faticare” molto. Nessuno sta alimentando lo scontro, anzi. Prendo atto della svolta degli eredi della fiamma di Predappio che durante il lockdown hanno fiancheggiato i novax. È una bella novità che spero duri oltre il 26 settembre».

Senatore, lei è stato il “Richelieu” delle giunte Pd-5S. Ora con Giuseppe Conte governate insieme la Puglia, ma avete rotto su Draghi. E ora vi rosica elettorato da sinistra. Come stanno le cose?
«Il rapporto personale con Giuseppe è ottimo e resterà tale. Trascinare il Paese al voto, però, è stato un grave errore per le battaglie che facevamo in Ue sul lavoro e per il rischio di consegnare il Pnrr alla Meloni e Salvini. Tutto questo non ci impedisce di fare battaglie comuni contro la destra, sapendo però che il partito del lavoro è il Pd, e il voto ai dem è l’unico utile a fermare la Meloni. Poi dove governiamo insieme, proseguiremo il percorso, avendo creato un fronte alternativo, da Napoli alla Puglia e alla Campania».

Nel Pd si litiga in vista del congresso a Roma e in Puglia, come nella diatriba con Fabiano Amati.
«La nostra comunità va servita. Non bisogna utilizzarla. Non si critica il partito perché non si è stati candidati nel collegio desiderato. E non c’è cosa più sbagliata che fare campagna contro durante le politiche. Di fatto si è già fuori dal Pd».

Che ne pensa del raddoppio della Tap?
«Il raddoppio Tap è possibile. Bisogna sedersi per le compensazioni, con la regia della Regione e la disponibilità del terrario e delle imprese. Sul Tap non c’è mai stata una contrarietà al progetto, ma solo inizialmente sull’approdo, che sarebbe stato più naturale nel retro porto di Brindisi».

In Puglia la sfida cruciale è nei collegi uninominali. Da cosa passa il risultato migliore per il centrosinistra?
«Bisogna mettere davanti agli elettori le facce dei candidati. A Foggia ha senso per i foggiani votare Eugenia Roccella di Fdi, che spero sia venuta in vacanza qui qualche volta, antiabortista contro le unioni civili, e non la nostra candidata Valentina Lucianetti, figlia della terra di Capitanata? Si vota Raffaele Piemontese, uno dei nostri ragazzi migliori, cresciuto qui, del quale tutti conoscono il numero di casa, o Giorgia Meloni? È credibile Salvini candidato qui per far scattare un “celtico” in Lombardia, o la mia proposta politica, sostanziata da decine di provvedimenti che hanno avuto un impatto su tante città della Puglia? Votando Pd la nostra terra non torna indietro».

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