Giovedì 19 Marzo 2026 | 15:07

Il Paese è distante, il vero vincitore resta l’astensione

Il Paese è distante, il vero vincitore resta l’astensione

Il Paese è distante, il vero vincitore resta l’astensione

 
danilo lupo

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danilo lupo

Il commento di Danilo Lupo: «Il Paese è distante, il vero vincitore resta l’astensione»

«Una delle più brutte campagne che si ricordino, che rende probabile una affluenza sotto il 50%: si accettano scommesse»

Giovedì 19 Marzo 2026, 13:11

Al termine di una delle più brutte campagne referendarie che si ricordino, il pronostico sul vincitore è facile: il 22 e 23 marzo vincerà l’astensione. Non dispongo di sondaggi riservati per dirlo ma solo quel vecchio attrezzo del cronista che è l’orecchio poggiato per terra per capire cosa si avvicina e da che lato e a quale velocità e con quale fracasso. Attrezzo fallibile, certo; ma che questa volta non rileva masse dirette ai seggi per liberarci dalla tirannide giudiziaria votando Sì e nemmeno popoli in marcia verso le urne per sconfiggere il fascismo strisciante votando No. Anche a causa di rappresentazioni caricaturali come quelle appena elencate, una buona parte dell’elettorato rimarrà a casa, disorientato o disgustato dalle fake news che da una e dall’altra parte si sono ripetute. Non ha aiutato il quesito tutto sommato piuttosto tecnico su cui siamo chiamati a esprimerci. Sembrano lontanissimi i tempi dei temi etici e degli interrogativi semplici, su cui è ovvio appassionarsi: vuoi il divorzio o no? Le donne hanno o no il diritto di aborto? Oppure degli argomenti ambientali di grande rilievo civico: l’Italia deve dismettere il nucleare? Per gestire l’acqua è meglio lo stato o il privato?

Tra qualche giorno invece dovremo dire la nostra sulla separazione delle carriere di Pm e Gip (già separati di fatto nelle funzioni), sul sorteggio dei componenti del CSM (assoluto per i togati ma temperato per i laici) e sull’istituzione di una alta corte disciplinare composta da laici e togati (in sostituzione di una commissione interna al CSM anch’essa composta da laici e togati). Argomenti lontani dalla vita quotidiana dei cittadini, preoccupati più da cose concrete come inflazione, sicurezza, sanità che per le tecnicalità nell’autogoverno della magistratura. Già sento l’obiezione: le tecnicalità sono gli ingranaggi della democrazia. Vero. Ma per mobilitare il popolo in una consultazione, ci vuole un quesito largo e complessivo: le persone in genere escono da casa per dire in che direzione deve andare la macchina, non per decidere i dettagli del programma di manutenzione.

I referendum costituzionali infatti (a differenza di quello che è successo con i referendum ordinari, spesso falliti per scarsità di votanti) hanno registrato una partecipazione tanto più ampia quanto più larga e “politica” era la materia del contendere. Guardiamo gli ultimi vent’anni: nel 2006 sulla riforma Berlusconi andò a votare il 52,5% (e vinse il No), nel 2016 sulla riforma Renzi andò a votare il 65,5% (e vinse il No), nel 2020 sul taglio dei parlamentari andò a votare il 51,1% (e vinse il Sì). Questa volta per la riforma Nordio-Meloni è probabile che andrà a votare meno della metà dell’elettorato; uno scenario che, secondo molti analisti, favorirebbe una vittoria del No. È possibile: l’Italia è un Paese frammentato e policentrico sia geograficamente sia culturalmente; gli italiani non amano la concentrazione di poteri e se l’esecutivo propone di indebolire il giudiziario, istintivamente diffidano. Il quesito, stringi stringi, verrà letto semplicisticamente come un regolamento di conti tra caste: certo, la casta dei magistrati non è particolarmente popolare ma la casta dei politici lo è ancora meno.

Nelle ultime due settimane di campagna referendaria sono successi due fatti: da un lato Giorgia Meloni ha buttato il proprio peso nella contesa cercando di far pendere la bilancia per il Sì. Dall’altro lato l’esplosione del conflitto internazionale e la conseguente fiammata dei prezzi ha fatto apparire ancora più lunare un dibattito così acceso su un tema tanto tecnico: politici che definiscono mafiosi i metodi dei magistrati, magistrati che fanno risorgere i morti per arruolarli dalla propria parte, tecnici che parlano di plotoni di esecuzione. Insomma una delle più brutte campagne che si ricordino, che rende probabile una affluenza sotto il 50%: si accettano scommesse.

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