Siamo travolti dalle notizie, spesso tramortiti davanti ai vari schermi, non sappiamo come reagire. Si seguono le scie informative talvolta senza tentare di approfondire, servirsi del senso critico. Purtroppo non c’è giorno in cui non ascoltiamo in tv o leggiamo scorrendo più o meno velocemente sugli smartphone, raramente su un cartaceo, eventi che esplicitano il non rispetto dei diritti umani, del diritto, il quale «serve fino a un certo punto». Si sta verificando una regressione. Si pongono in discussione dei valori democratici, delle libertà, del rispetto dell’essere umano, della dignità della persona, dell’autodeterminazione dei popoli. È lecito chiedersi se non ci sia la volontà ad abolire il «diritto», dopo che si è agito con disinvolta sicumera a eliminare da ogni dizionario dialogico perfino la parola «etica» e la sua messa in pratica.
Come sostiene qualcuno il progresso non corre in modo sincronico con l’evoluzione umana, non è un caso che in molti Stati, anche occidentali, i diritti umani vengano falcidiati in modo rapido e non di certo indolore, dal «ti porto la democrazia» al «questo lo voglio e me lo prendo»: con la forza militare, la repressione, la violenza, le minacce. Sembra che il mondo stia tornando ai vetusti metodi di colonizzazione o a forme di imperialismo, o forse in fondo è così da sempre, solo che adesso viene rivelato senza pudore, senza maschere, sono manifesti chiaramente i propri intenti.
La repressione dei diritti umani avviene da sempre? Accade e non possiamo voltare le spalle, bensì dimostrare di essere cittadini liberi e responsabili, al fianco di chi voglia altrettanto sentirsi libero di pensare e agire. Occorre però stare attenti a non seguire le correnti, bensì, a volte potrebbe essere utile andare controcorrente come i salmoni e comprendere che non esiste un periodo in cui si difendono i diritti del popolo ucraino, un altro del popolo palestinese, poi iraniano, e i popoli dei quali nessuno parla? E inoltre, una volta smesso di parlarne, possiamo accertare che i diritti umani siano garantiti?
In Sudan, in particolare, nella nostra vicina Africa, esiste da tempo un’azione violenta contro donne e bambini: violenze sessuali di massa. L’allarme è stato lanciato da Onu, Unicef, Medici senza frontiere e dal Vaticano, molti mass-media tacciono. Con numeri impressionanti di vittime e sfollati. Non è considerato alcun diritto qui e nel silenzio si consuma un dramma in cui i «deboli», in tal caso donne, bambini, bambine, sono costrette a subire violenze sessuali per «sopravvivere», a soccombere, e a subire ogni nefandezza; così tra stupri, fame, pulizia etnica, guerre, si sta svuotando il pianeta di umanità sotto l’egida delle democrazie.
Ci sono nel mondo 59 conflitti (dato aggiornato a dicembre 2025), per conquistare terre rare, posizioni strategiche, ristabilire nuovi equilibri geopolitici. Il tutto accade come è consuetudine non con la diplomazia, ma con la forza, la violenza, la repressione contro le popolazioni interessate, contro chi prova a denunciare, contro un «credo» differente, finanche le vittime di religione cristiana sono divenute un numero elevato, preoccupante. La libertà è sotto-attacco e non c’è un diritto che valga più o meno, se un diritto della persona, della vita, della dignità, non viene tutelato si tratta comunque di un diritto che dovrebbe essere salvaguardato in ogni parte del mondo, in Italia, come in America, o in Africa, India, ecc., gli episodi di questi giorni a Minneapolis, o in Cisgiordania contro i palestinesi sono noti. Non esiste perciò un Occidente migliore dell’Oriente come da secoli è stato propinato, ma si trovano governatori e governati, capi e sudditi, presidenti e cittadini. Il resto è «geografia». Esiste la persona, qualsiasi sia l’età, il genere, lo stato sociale, e i diritti fondamentali che la contraddistinguono. Il 10 dicembre del 1948 veniva adottata per l’appunto la «Dichiarazione universale dei diritti umani», e a tal proposito menziono: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.» (Art. 1); «Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma» (Art. 4). Si dovrebbero affiggere in ogni ente pubblico, istituto scolastico, di formazione, sia la Costituzione italiana sia la Dichiarazione universale dei diritti umani affinché non restino su «carta», semmai diventino voce, parola, azione. Siano nutrimento ed esperienza. Chissà che non ci sia una presa di coscienza, un cambiamento sociale.
Intanto, attualmente, sono in atto tragedie in gran parte degli Stati per i quali risulta complicato intervenire, molti sono vicini geograficamente, altri distanti, ma ciò che ci accomuna non può essere la posizione geografica, né la corrente che gli algoritmi ci conducono a inseguire, quanto la ricerca della verità, la conoscenza, l’uso di un pensiero critico e l’urgente necessità di salvaguardare la persona, le libertà, la dignità. Ci sono milioni di poveri dimenticati. Ancora oggi. Soli. Emarginati. A Sud e a Nord d’Italia, del mondo. Garantire i diritti a tutti è un’impresa ardua, è evidente, ma se seguiamo la corrente, o la massificazione dell’informazione, senza consapevolezza, sarà facile abbandonarsi allo scoramento.
















