Vuoi che i magistrati, il Giudice e il Pubblico Ministero abbiano paura dei potenti e dei politici? No, ovviamente. Chi scrisse la Costituzione - i Padri Costituenti - lo sapeva bene. Ma non basta scrivere che i magistrati devono essere indipendenti. Occorre garantire che il Giudice non abbia paura di processare il potente imputato, di dargli torto nelle cause civili. I Padri Costituenti avevano visto gli orrori della guerra, del fascismo, della dittatura. E avevano chiarito nella Costituzione chi deve decidere sulla vita professionale del magistrato, sull’organizzazione degli uffici e sulla nomina dei loro dirigenti (presidenti e procuratori), sulla responsabilità disciplinare del magistrato. Perché sapevano che da lì si comincia quando si intende intimidire i magistrati.
Affidarono questi compiti al Consiglio Superiore della Magistratura. E lo vollero costituito per 1/3 da «laici» scelti dal parlamento e per 2/3 da «togati», magistrati giudicanti e requirenti scelti da magistrati. Un attento bilanciamento, frutto di lunghi dibattiti interni all’Assemblea costituente! Da un lato, vi era il rischio che la politica potesse influire sulle decisioni interne del Csm perché poteva esservi la possibilità che i laici mantenessero il cordone ombelicale con la politica. Ma, dall’altro, vi era un numero maggiore di «togati», magistrati eletti dagli altri magistrati. I Padri Costituenti vollero che fossero i magistrati a scegliere i componenti togati del Csm, magari per la loro idea di organizzazione degli uffici giudiziari, di amministrazione della giustizia, di giurisdizione. I laici a loro volta avrebbero avuto il vantaggio della vicepresidenza, che è presidenza operativa.
Questo è il punto su cui interviene Nordio: si cambiano i rapporti di forza all’interno del Csm. La politica deve avere più peso, il primato: deve «confinare» la magistratura, evitare che prenda decisioni sgradite alla politica. Oggi i governanti lo dicono apertamente. Una foglia di fico, però, doveva restare: confermare le proporzioni nel Csm tra togati e laici previste dalla Costituzione. Ma come rendere difficile ai magistrati coordinarsi e prevalere sui laici espressi dalla politica?
La Riforma applica due nozioni spicce di sociologia della organizzazione. Spicce ma sufficientemente complesse da non poter essere spiegate in un «reel» e quindi... difficili da cogliere nell'arena mediatica. Nel Csm i politici scelgono, con un finto sorteggio, i laici, che resteranno legati a chi li ha scelti, si coordineranno tra loro, risponderanno ai desideri della politica. Un finto sorteggio: non un sorteggio tra tutti i professori universitari di diritto o tutti gli avvocati «anziani» di Italia, no. Soltanto tra quelli scelti dalla politica. Si vuole forse dubitare che gli altri siano incapaci e incompetenti? Ma se sono tutti capaci e competenti, perché occorre che la politica li selezioni prima?
Diversa musica per i magistrati: non devono essere eletti, come vollero i Padri Costituenti e, cioè, scelti per capacità o per l’idea di organizzazione degli uffici giudiziari e di amministrazione della giustizia. Per loro la lotteria della estrazione a sorte. Gli studiosi sanno che il membro sorteggiato soffre di uno «svantaggio sistematico» nella capacità organizzativa (nessuna base), nella coesione strategica (nessun gruppo preesistente) e nel controllo dell'agenda (si limita a reagire all’agenda proposta da altri). I togati sorteggiati includeranno quelli poco inclini a occuparsi della organizzazione della giurisdizione, quelli refrattari al continuo confronto nel dibattito aperto, quelli magari capacissimi quando dèditi allo studio delle cause, ma mai interessati a «normare» gli uffici giudiziari.
Questa l’idea spiccia di Nordio: i magistrati non siano più eletti, ma sorteggiati e inseriti nel Csm dove siede anche una parte compatta, scelta dalla politica, che mena le danze di tutto l’organo collegiale, con il suo vicepresidente. Negli organi collegiali, infatti, esiste un potere formale ed uno sostanziale. Apparentemente secondo la aritmetica delle quote, i 2/3 dei componenti sono più forti di 1/3, no? Ma un’altra cosa è la meccanica del processo decisionale. Decide chi ha il controllo dell’agenda, del «framing» e della sequenziazione delle decisioni, dell’esclusione delle alternative insidiose.
Da tempo, ci si è accorti dell’altra faccia del potere: quella della coesione strategica di quel 1/3, e cioè di un blocco di votanti, il controllo dell’agenda, la capacità organizzativa dello stesso blocco di voto (Peter Bachrach & Morton S. Baratz, «Two Faces of Power»). Si potrebbe dire che il potere reale in un organo collegiale non è una funzione lineare del numero dei voti, ma una funzione della capacità organizzativa, della coesione strategica e del controllo dell'agenda. Perché mai accade che addirittura percentuali bassissime di azionisti siano decisive? Nordio sfrutta questa possibilità. Da una parte, costituisce un blocco di persone mandate dalla politica, con il presidente operativo, una strategia, coordinate, coadiuvate, coese e dall’altra polverizza «monadi», solisti che la Kabala sorteggia tra 9000.
Il gruppo coeso non ha bisogno di convincere tutti. Gli basta «dividere i solisti», i quali voteranno naturalmente in modo diverso, soprattutto dopo una campagna referendaria in cui si è inculcata l’idea che confrontarsi e aggregarsi sulle idee di organizzazione e di giurisdizione è qualcosa da criminalizzare e da cui stare lontani. La riforma Nordio consegna alla politica il controllo del Csm. In concreto che significa? Passiamo alla quotidianità, che per i cittadini è fatta di processi che vorremmo che durassero meno (di questo la riforma Nordio non si occupa), ma per certa politica è fatta di indagini che vanno fermate o di quei procedimenti che mette esplicitamente all’indice, sorprendendosi del fatto che la magistratura non «collabora» col governo. Ecco cosa accadrà.
Alla prima perquisizione di una indagine delicata, l’avvocato politico che difende il politico indagato presenterà un esposto al Csm contro i magistrati della Procura che procede. Immediatamente, come una falange, i laici si attiveranno contro il magistrato, magari al grido della incompatibilità ambientale. La comunicazione dell’avvio dell’iniziativa si diffonderà e produrrà già da sola i suoi effetti soprattutto negli uffici i cui dirigenti temono o non hanno mai fronteggiato temperie simili. Nel frattempo, il magistrato della procura non si sentirà indipendente come volevano i Padri Costituenti, ma «dipendente» come vorrebbero gli attuali riformatori. Nell’attesa che il Csm decida se trasferirlo altrove per incompatibilità ambientale, magari starà lì a rimuginare prima di ogni altro passo mentre la politica lo attacca, sapendo che nel Csm coesi sono i laici scelti, del tutto a rimorchio i togati.
Dimenticavo. Per la riforma ci sarà un Csm per i soli Giudici: i magistrati requirenti non devono mai pronunciarsi sui Giudici. E un Csm per i requirenti. Spesso però nel Csm i laici sono avvocati. Esatto: i laici che valutano i Giudici e i Pubblici Ministeri sono sovente avvocati. L’importante, dice Nordio, è che i Pubblici Ministeri non valutino i Giudici. Per gli avvocati, si potrà chiudere un occhio.
















