L’Accademia Militare di Modena e l’Università di Modena e Reggio Emilia hanno siglato un accordo innovativo per istituire un corso di filosofia destinato alla formazione etica dei futuri ufficiali nell’ambito del Corso di Laurea in Scienze Strategiche.
È un’iniziativa pionieristica in Italia che integra cultura umanistica e preparazione tecnica militare. Rivolto principalmente a circa 700 allievi dell’Esercito Italiano e dell’Arma dei Carabinieri, il corso offre una formazione critica e responsabile, fondamentale in un’epoca segnata da drastiche evoluzioni tecnologiche e dilemmi morali legati all’uso delle nuove tecnologie nei conflitti.
L’obiettivo è fornire agli ufficiali competenze in filosofia morale, bioetica, deontologia e storia del pensiero strategico, con particolare attenzione all’impatto delle tecnologie emergenti come sistemi d’arma autonomi e intelligenza artificiale.
La Rettrice dell’Università di Modena e Reggio Emilia Rita Cucchiara ha sottolineato il valore di questa integrazione educativa, capace di potenziare la qualità democratica delle istituzioni attraverso la formazione di leader dotati di discernimento morale e spirito critico e di preparare gli allievi a gestire responsabilmente questioni complesse, dall’obbedienza e responsabilità individuale alla salvaguardia dei diritti umani.
Questioni come l'etica delle tecnologie, i beni dual use, il rapporto tra conoscenza naturale e digitale chiedono nuovi strumenti culturali e possono diventare un motore di iniziative didattiche e interdisciplinari rivolte anche agli studenti civili. Per la Rettrice, a partire da Scienze Strategiche, la collaborazione si può estendere in ambiti che comprendono anche medicina, ingegneria e giurisprudenza.
Questo progetto si inserisce in un quadro internazionale di crescente attenzione all’etica militare, con iniziative simili in Francia e negli Stati Uniti, e mira a diventare un laboratorio di eccellenza riconosciuto a livello globale.
Questo accordo è un invito a riflettere sulla profonda azione formativa della filosofia, che è trasversale a tutti saperi e professioni.
Il PhD è l’acronimo del latino Philosophiae Doctor («Dottore in Filosofia»), è l’equivalente internazionale del Dottorato di ricerca italiano, che è il più alto livello di istruzione universitaria, focalizzato sulla formazione scientifica avanzata, e si applica a qualsiasi disciplina, non solo alla filosofia. Conseguire un Ph.D. significa essere Philosophiae Doctor , esperto di Filosofia, e avere un sapere integrale e una visione che tiene tutto assieme, capace di cogliere (legere) il dentro (intus)e le relazioni (inter) delle cose e dei saperi.
«Quando il potere di unificazione scompare dalla vita degli uomini, nasce il bisogno di filosofia», ha scritto Hegel. All’origine di questo bisogno v’è la frammentazione e la perdita del centro e del senso della nostra vita. Il disorientamento costringe a interrogarsi su quei perché che da sempre sono oggetto della riflessione filosofica.
«L’essenza dell’uomo ha la forma della domanda», ha scritto Milan Kundera. Le domande dell’uomo si possono compendiare nelle quattro domande di Kant: «1. Che cosa posso sapere? 2. Che cosa devo fare? 3. Che cosa mi è consentito sperare? 4. Che cos’è l’uomo?».
Stiamo cercando di ricreare l’umano nell’artificiale, mentre stiamo ignorando l’umano nell’uomo. L’uomo digitale è un homunculus, è, per dirla con Maurizio Ferraris nel suo recente libro, Lapelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale, «un burattino». I computer, «privi di vita e di volontà non possiedono nemmeno un mondo dello spirito, né una ragione come facoltà dei fini, e neanche un sospetto di coscienza o di inconscio».
Nell’attuale cultura mediatica, che veicola fake news, deepfake, pilotata da grandi interessi economico-finanziari e politici e da influencer senza scrupoli, come riusciremo a distinguere la realtà e la finzione, il vero dal falso? Occorre sviluppare tutte quelle dimensioni cognitive (logica, pensiero intuitivo e critico, sviluppo linguistico, responsabilità morale e sociale, immaginazione), che sono essenziali per tenere in piedi la complessità del mondo e del sapere attuale.
Platone definiva la filosofia: «l’uso del sapere a vantaggio dell’uomo».
È necessario introdurre l’insegnamento della filosofia con la ricchezza delle sue articolazioni (logica, epistemologia, cosmologia, metafisica, etica, bioetica, filosofia del diritto, della politica, dell’economia, dell’IA, del linguaggio, delle tecnologie, estetica, antropologia) in tutte le Facoltà universitarie e in tutti i gradi di scuola, dalle elementari alla scuola secondaria superiore.
Nella Scuola elementare 2° Circolo «Cesare Battisti» di Molfetta e nell’Istitituto «Margherita» di Bari le insegnanti Marisa Valente e Mariagrazia Raffaeli stanno sperimentando da alcuni anni l’introduzione dell’attività filosofica nella scuola elementare con ottimi risultati. Hanno dimostrato che la filosofia potenzia l’apprendimento in tutte le discipline.
Non si tratta di introdurre, però, solo una nuova disciplina, ma di insegnare a filosofare ovvero a pensare.
Diceva Kant: «Da me non imparerete la filosofia, imparerete a filosofare; non a ripetere pensieri, ma a pensare. Non si può imparare la filosofia, si può soltanto imparare a filosofare».















