Sabato 28 Febbraio 2026 | 23:09

Iran: Khamenei è morto, l'annuncio di Israele. Paura per i molti pugliesi bloccati a Dubai: ci sono studenti

Iran: Khamenei è morto, l'annuncio di Israele. Paura per i molti pugliesi bloccati a Dubai: ci sono studenti

Iran: Khamenei è morto, l'annuncio di Israele. Paura per i molti pugliesi bloccati a Dubai: ci sono studenti

 
Redazione online

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Iran: Khamenei è morto, ecco l'uomo diventato ayatollah in una notte

Nel lungo corso del suo dominio sull'Iran, Khamenei costruì un'articolata architettura di sicurezza fondata sull' 'Asse della resistenza'

Sabato 28 Febbraio 2026, 20:59

21:08

La Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, sarebbe stata uccisa nei raid condotti da Israele e Stati Uniti su Teheran e che, come confermato da Canale 12 e dal New York Times, hanno raso al suolo la sua residenza. 'The Times of Israel' riferisce che sarebbe stato recuperato il corpo poco dopo che il premier israeliano Benjamin Netnayahu ha affermato che c'erano "molti segnali" che indicano che "Khamenei sia morto". Data l'età ed i problemi di salute che si sono susseguiti, più volte in passato erano circolate notizie - rivelatesi fake - che volevano Khamenei ricoverato in ospedale, a volte in punto di morte o che alimentavano speculazioni sul suo successore. Secondo valutazioni della Cia, a prendere il suo posto sarà una figura radicale legata ai Pasdaran.

PAURA PER I PUGLIESI BLOCCATI A DUBAI

Sono circa 190 gli studenti rimasti bloccati a Dubai a causa della chiusura degli spazi aerei dopo gli attacchi israeliani e statunitensi all’Iran. Assieme a molti altre persone originarie del Tacco d'Italia: professionisti, medici o semplicemente viaggiatori.

Gli studenti, partecipanti a un corso organizzato da un’associazione per giovani aspiranti diplomatici, sono stati trattenuti negli hotel e non possono uscire dalle strutture. I tutor li assistono costantemente e inviano aggiornamenti alle famiglie ogni ora, cercando di rassicurare sul loro stato. Cresce l'apprensione delle famiglie: “Abbiamo sentito del bombardamento di un edificio non lontano dal loro alloggio, quindi cominciamo a preoccuparci. Speriamo che possano rientrare presto in Italia sani e salvi”.

CHI ERA KHAMENEI

Nato il 19 aprile del 1939 a Mashad, città santa per gli sciiti, Khamenei iniziò il percorso di studi in una 'maktab', l'allora scuola elementare. Il figlio secondogenito dell'hojatoleslam Javad Khamenei frequentò poi il seminario di Mashad, dove frequentò le lezioni del grande ayatollah Milani. Il giovane Khamenei lasciò l'Iran a 18 anni per svolgere un pellegrinaggio a Najaf, città irachena che ebbe un ruolo importante nella vita della Guida Suprema. L'anno dopo si spostò a Qom, il 'Vaticano' degli sciiti, dove fino al 1964 seguì gli insegnamenti di alcuni degli ayatollah più famosi dell'epoca, tra cui l'ayatollah Borujerdi e Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica.
"Per quanto riguarda le idee politiche e rivoluzionarie e la giurisprudenza islamica, sono certamente un discepolo dell'Imam Khomeini", affermò Khamenei, che sempre nei primi anni Sessanta si unì alle file dei rivoluzionari che si opponevano al regime dello Shah e alla sua politica filo-americana. Il 'matrimonio' con la causa khomeinista gli costò una notte in carcere nel maggio del 1963, quando il leader della rivoluzione gli affidò la missione di portare un messaggio segreto all'ayatollah Milani. Un mese dopo fu nuovamente arrestato e rinchiuso in carcere per attività antigovernative.

Sotto la sua leadership l'Iran affrontò momenti di grande difficoltà. Il primo ostacolo per la Guida Suprema fu il doppio mandato del presidente Mohammad Khatami, un riformista che spingeva per la distensione con l'Occidente, una linea che Khamenei vedeva come fumo negli occhi. Il Rahbar riuscì sostanzialmente a far fallire la presidenza Khatami bloccando molte delle sue riforme che avevano come obiettivo aprire il Paese sia da un punto di vista sociale che politico.
Fu però con il suo successore, l'ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, da molti ritenuto un suo protégé, che la Repubblica islamica fu sul punto di crollare. La contestata rielezione dell'ex sindaco di Teheran nel 2009, infatti, portò il Paese sull'orlo del caos, con migliaia di manifestanti uccisi nella repressione dell'Onda Verde. Davanti alle più gravi manifestazioni di piazza dai tempi della rivoluzione, Khamenei usò il pugno di ferro. Migliaia di dissidenti, tra cui i due leader dell'opposizione Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, furono arrestati. La presidenza Ahmadinejad fu caratterizzata anche da aspre critiche contro il governo per la gestione dell'economia e per alcune decisioni di politica estera e alla fine del mandato la rottura tra l'allora presidente e Khamenei divenne evidente.

Nel 2013 fu tempo di nuovo di un riformista alla presidenza dell'Iran. Il doppio mandato di Hassan Rohani fu caratterizzato dall'accordo sul programma nucleare (Jcpoa) che nel 2015 portò alla revoca delle sanzioni contro la Repubblica islamica. Intesa che poi nel 2018 Donald Trump fece naufragare. Khamenei appoggiò quell'accordo storico con le potenze mondiali, ma contrastò ogni tentativo di Rohani di espandere le libertà civili.

L'abbandono del Jcpoa da parte degli Stati Uniti fece sprofondare l'Iran in una nuova crisi economica, innescando una nuova ondata di proteste antigovernative nel 2019, durante le quali i manifestanti scandirono lo slogan "morte al dittatore" - un riferimento al Leader. Il 'tradimento' statunitense rafforzò quel sentimento anti-occidentale, che sfociava in un vero e proprio odio per gli Usa, che ha sempre dominato la retorica populista di Khamenei in tutti i suoi anni al potere. "L'ho detto fin dal primo giorno: non c'è da fidarsi dell'America", commentò subito dopo la mossa di Trump. Ma se c'è un 'nemico' che Khamenei non ha mai cessato di bersagliare in tutti i suoi interventi pubblici quello è stato Israele. La Guida Suprema, che più volte ha negato l'Olocausto, minacciò innumerevoli volte di cancellare lo Stato ebraico, definito "un cancro", dalle mappe geografiche.

Un altro momento drammatico che fece tremare le fondamenta della Repubblica islamica sotto Khamenei fu l'uccisione del suo stretto alleato nonché amico personale Qassem Soleimani. L'allora capo della Forza Quds, corpo di elite dei Pasdaran, venne assassinato in un raid di un drone statunitense a Baghdad nel gennaio 2020. Khamenei promise "vendetta" e ordinò come rappresaglia il lancio di alcuni missili balistici contro due basi irachene che ospitavano truppe americane.
Pochi giorni dopo la morte di Soleimani, l'Iran fu scosso da un altro episodio. L'abbattimento per errore di un aereo ucraino scambiato per un velivolo nemico ad opera della contraerea dei Guardiani della Rivoluzione. Il bilancio pesantissimo di 176 morti scatenò un sentimento di rabbia e nuove proteste antigovernative.

In quegli anni Khamenei rimase in stretto contatto con Khomeini, a quell'epoca in esilio prima in Iraq e poi in Francia, di cui divenne un fidato consigliere. Subito dopo il ritorno di quest'ultimo a Teheran nel 1979 fu nominato membro del Consiglio della Rivoluzione. Dopo il suo scioglimento divenne vice ministro della Difesa e rappresentante personale di Khomeini nel Consiglio Supremo per la Difesa. Per un breve periodo comandò i Guardiani della Rivoluzione. Falco in politica estera, fu uno dei negoziatori chiave della cosiddetta crisi degli ostaggi.

Tra i membri fondatori del Partito Islamico Repubblicano (Pir), nel 1981, mentre stava tenendo un discorso in una moschea di Teheran, una bomba esplose facendogli perdere l'uso del braccio destro. L'attentato venne poi rivendicato dai Mojahedin del Popolo. In quell'anno fu eletto deputato e poi presidente, incarico che ricoprì per due mandati di seguito fino al 1989, quando alla morte di Khomeini venne eletto Rahbar dall'Assemblea degli Esperti, approfittando della rottura tra il fondatore della Repubblica islamica e colui che appariva il candidato naturale alla sua successione, l'ayatollah Montazeri.
In realtà Khamenei non aveva i titoli per ottenere la carica. La Guida Suprema, infatti, doveva essere riconosciuta come 'marja-e taqlid', cioè fonte di imitazione. Ma davanti al vuoto che si era creato con la morte di Khomeini, si emendò la Costituzione pur di nominare un nuovo Rahbar. In una notte fu anche 'promosso' da hojatoleslam ad ayatollah.

Alcuni mesi dopo l'Iran, come il resto del mondo, fu colpito dalla pandemia. Una prova durissima per il Paese, che tra quelli del Medio Oriente ha pagato il prezzo più alto in termini di vite umane. L'ayatollah inizialmente minimizzò la minaccia del coronavirus, sostenendo che fosse una tattica per spaventare il Paese. "E' un problema che passerà. Non è niente di straordinario", disse.

Nel lungo corso del suo dominio sull'Iran, Khamenei costruì un'articolata architettura di sicurezza fondata sull' 'Asse della resistenza': una rete di alleanze e milizie in Libano, Siria, Iraq e Yemen, concepita per proiettare l'influenza iraniana e contenere Israele e gli Stati Uniti. La guerra a Gaza ha però segnato un punto di svolta. Durante il conflitto, diversi leader e comandanti di Hamas, Hezbollah e degli Houthi furono uccisi in operazioni mirate, indebolendo una struttura che per anni aveva rappresentato il principale strumento di deterrenza regionale di Teheran. Quella rete, pensata per circondare Israele e garantire profondità strategica alla Repubblica islamica, divenne progressivamente sempre più fragile, sotto pressione militare e politica, fino al 'colpo di grazia' rappresentato dalla caduta di Assad a Damasco.
Parallelamente, sul fronte interno, Khamenei ha dovuto fare i conti con un malcontento crescente. Le proteste esplose a fine dicembre in diverse città iraniane, represse duramente dalle autorità con un bilancio - secondo alcune fonti - di decine di migliaia di morti, hanno evidenziato l'ennesima frattura profonda tra establishment e società.

DAL GOVERNO: GLI ITALIANI SONO INCOLUMI

L’Italia è stata avvisata di primo mattino, dopo l’inizio delle operazioni di Usa e Israele contro l'Iran. Da quel momento per Giorgia Meloni è stato un sabato di contatti internazionali, «per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni». Mentre dalla Farnesina Antonio Tajani si occupava della «priorità», ossia verificare che fossero «tutti incolumi» le decine di migliaia di italiani tra Medio Oriente e Golfo, tra cui i turisti bloccati per lo stop ai voli. Incluso il ministro della Difesa Guido Crosetto, volato ieri a Dubai per raggiungere la famiglia. Una situazione che, si apprende, avrebbe sorpreso la stessa premier, anche se da Palazzo Chigi smentiscono questa ricostruzione.

Crosetto ha partecipato da remoto ai due vertici di governo convocati d’urgenza da Meloni con i ministri interessati, i due vicepremier Tajani e Matteo Salvini, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e l’Intelligence. Uno in mattinata, in collegamento telefonico, e uno in serata, a Palazzo Chigi. Riunioni necessarie per «l'aggravarsi della crisi in Medio Oriente», come da nota ufficiale, in cui non si fa riferimento all’operazione avviata da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. E le opposizioni attaccano. «Ricordiamo al governo - dice il Pd - che l’Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Non offra alcun tipo di sostegno, anche solo politico, alle azioni unilaterali». E il leader M5s Giuseppe Conte esorta Italia e Ue a schierarsi "contro azioni di attacco unilaterali come quelle di Usa e Israele che stanno scatenando la reazione dell’Iran e gettano in un caos imprevedibile il Medio Oriente».
Tajani agli omologhi di Bahrein, Kuwait, Emirati e Giordania ha espresso «solidarietà» per «gli attacchi ingiustificati subiti» da parte dell’Iran. «L'Italia rinnova la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici», spiegava in mattinata Palazzo Chigi, aggiungendo che la premier si sarebbe messa «in contatto con i principali alleati e leader della regione».

Mentre da Berlino il portavoce di Friedrich Merz chiariva che il cancelliere tedesco era stato «informato in anticipo», Salvini spiegava: «siamo stati avvertiti ad attacco cominciato». Tajani è stato messo al corrente dall’omologo israeliano Gideon Sàar: «Mi ha detto qual è l’obiettivo della guerra, dell’attacco: intravedevano una reale intenzione dell’Iran di procedere con il progetto atomico e l’incremento della produzione di missili anche a gittata più lunga, che potevano colpire l’intera l’Europa». E «l'Iran con l’atomica e missili a lunga gittata è un pericolo», ha aggiunto il vicepremier, secondo cui «non sarà una guerra lampo, durerà giorni e giorni». "Non è sicuramente una guerra che dovrebbe avere prospettive di lunga durata», ha detto invece Crosetto.

I timori del governo riguardano anche lo Stretto di Hormuz. "Non so quanto convenga all’Iran indurire la situazione», ragionava in mattinata Tajani, ma dopo qualche ora i Pasdaran hanno annunciato che lo snodo tra il Golfo Persico e quello dell’Oman, strategico per le rotte commerciali, non è più sicuro ed è chiuso al transito marittimo. Sul fronte interno, l’Italia ha innalzato l’attenzione su manifestazioni e obiettivi sensibili a Roma, come ambasciate e Ghetto, ed ha implementato l'attività informativa. C'è stata anche una riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo.
Nel frattempo Tajani ha presieduto più di una vertice all’Unità di crisi della Farnesina con i funzionari, gli ambasciatori a Teheran e nelle sedi del Medio Oriente. «Non c'è neanche un italiano coinvolto negli attacchi molteplici in Iran e nei Paesi del Golfo», ha annunciato il ministro, neanche tra i circa 300 militari impegnati nella base in Kuwait che si sono rifugiati nel bunker durante il contrattacco di Teheran.

Il governo ha raccomandato «massima prudenza» ai connazionali nell’area ("State a casa o in albergo», l’input di Tajani), non solo ai poco meno di 500 in Iran, che la Farnesina attraverso l'ambasciata è pronta ad evacuare se lo richiederanno, ma anche alle decine di migliaia che risiedono o sono in vacanza nei Paesi del Golfo. Negli aeroporti di Doha e Abu Dhabi sono stati installati dei desk per dare assistenza agli italiani.

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