Venerdì 27 Febbraio 2026 | 15:31

L'intelligenza artificiale? La spieghi la scuola o un nuovo maestro Manzi

L'intelligenza artificiale? La spieghi la scuola o un nuovo maestro Manzi

L'intelligenza artificiale? La spieghi la scuola o un nuovo maestro Manzi

 
lino patruno

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lino patruno

L'intelligenza artificiale? La spieghi la scuola o un nuovo maestro Manzi

L'Ia è come le miniere d’oro di Donogoo di un tempo: tutti le sentivano nominare, nessuno sapeva dove fossero. È il paradosso di qualcosa che sta trasformando la nostra vita ma che è più misteriosa del Quarto segreto di Fatima

Venerdì 27 Febbraio 2026, 13:10

Non scomodiamo Tonino Guerra. Per ironizzare su chi parlava in modo astruso avendo poche idee ma confuse in testa, il grande poeta e sceneggiatore romagnolo diceva: «Modestamente, non ci ho capito niente». Modestamente, non dovrebbe avvenire ora quando sentiamo qualche addetto ai lavori parlare di Intelligenza artificiale. E soprattutto parlarne a chi cerca di capire qualcosa sulla nuova Dea del nostro mondo, tanto promettente quanto inquietante, tanto eccitante quanto scostante.

Il fatto è che L’IA (abbreviata in italiano) è come le miniere d’oro di Donogoo di un tempo: tutti le sentivano nominare, nessuno sapeva dove fossero. È il paradosso di qualcosa che sta trasformando la nostra vita ma che è più misteriosa del Quarto segreto di Fatima.

Quando abbiamo imparato l’alfabeto, lo abbiamo imparato a scuola. Il nuovo alfabeto è l’informatica fra cellulari, computer, tablet, appunto IA: ma dobbiamo impararlo per conto nostro. Non pervenute finora né la scuola con i suoi programmi. Né, solo un esempio, un servizio pubblico televisivo come la Rai. Che con una sua trasmissione, «Non è mai troppo tardi», contribuì a insegnare e diffondere la lingua italiana anche a chi non aveva potuto farlo da sé. E se questo non lo fa un servizio pubblico, cosa deve fare, solo Sanremo? Ridateci un mastro Manzi che ci aiuti a non sbiellare fra pin, password, account.

Dice: ma i giovani, anzi i bambini (i nativi digitali) sanno già tutto, ormai nascono più con i tastini incorporati che con le dita. Improvvido razzismo generazionale in un Paese in cui ci sono più anziani che adolescenti. La verità è che l’informatica non è solo il nuovo linguaggio, ma il nuovo Potere. Come quello che detenevano gli amanuensi finché non ci fu Gutenberg. Con la sua stampa a caratteri mobili, il tipografo di Mainz diffuse ciò che fino ad allora si guardavano bene dal diffondere. A cominciare da un sapere religioso a botte di dogmi da accettare a scatola chiusa. L’immediato risultato fu la ribellione (la Riforma) da parte dei protestanti. I quali, potendo per la prima volta leggere la Bibbia senza mediazioni, decisero di rispettarla ragionando in proprio.

I gran sacerdoti del Duemila sono quelli che di IA sanno tutto, e sono bravissimi, ma se lo difendono manco temessero di essere scoperti con le dita nel naso. Una mitragliata di termini (tre quarti ovviamente in inglese) di fronte ai quali chi va a sentirli per uscire dalle sue paure, se ne torna più impaurito di prima. Magari studiando prima di tornare ad ascoltare i gran sacerdoti. E non in un’aula universitaria, ma in una libreria, in una associazione, in un caffè letterario, in un club.

Deve essere un’eresia dire che all’IA si fa una domanda invece che un «prompt». E più la gente di buona volontà (compresa quella tutt’altro che incolta) sente «prompt», più si convince di avere di fronte una massoneria più che dei divulgatori.

Tutti abbiamo dovuto sperimentare cosa significa chiamare il signor tecnico per riparare un televisore o un cellulare. Aria da mammasantissima che dietro il fuoco di sbarramento delle parole astruse (rieccole) anzitutto non ti fa capire cosa è successo al televisore o al cellulare. Tanto meno ti fa capire se il compenso poi richiesto sia equo o una rapina. Ma non stai a fare storie, figurati il signor tecnico, è già tanto averlo. Fase iniziale di disagio esistenziale da era informatica che culmina poi nel rispettoso e deferente approccio con l’Intelligenza artificiale.

La quale magari sarà anche disposta a venirti incontro se non ci fossero di mezzo certi gelosi esperti come buttafuori.

Scherzava Totò: poi dice che uno si butta a sinistra. Soluzione boomerang al momento. Ma insomma la gente (noi) più non capisce, meno ne può più. Più è confusa, meno si fida. Meno vede chiarezza, più si oscura. Soluzione rapida e cocktail perfetto per capire perché tanti al mondo non disdegnino di rinunciare a un po’ di libertà in cambio di più sicurezza. Dio ci scansi e liberi dall’idea dell’uomo forte, anche se si aggira sempre più nei paraggi. Allora, magari, la stessa mitica gente ci pensa due volte prima di andare a votare, come se il voto non fosse un modo di cambiare ma un complotto per lasciare tutto come è. Tanto vale non andarci.

L’Intelligenza artificiale è il nuovo Rinascimento del mondo. Più soluzioni offre a tutti, più democrazia diffonde. Dipende dagli intelligenti naturali non farla passare solo per nuovo Dominio. Dipende da chi ne parla a nome suo, farlo senza interesse privato in conoscenza.

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