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La disillusione delle imprese si può combattere con le politiche di welfare

La disillusione delle imprese si può combattere con le politiche di welfare

La disillusione delle imprese si può combattere con le politiche di welfare

 
Emanuela Megli

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Emanuela Megli

La disillusione delle imprese si può combattere con le politiche di welfare

Oggi, grazie agli studi e alle pratiche condotte sul campo, sappiamo che le organizzazioni sono sistemi complessi, fatti da persone e in quanto tali organismi viventi

Martedì 02 Luglio 2024, 13:32

«Le imprese e i lavoratori sono ormai disilluse: la verità è che ai lavoratori/trici non interessa il benefit, il welfare, vogliono soldi, solo soldi».

A chi ha pensato che la piattaforma dei beni e servizi di welfare fosse la soluzione a tutti i problemi organizzativi e gestionali di un’impresa ormai è chiaro: dare il contentino per aumentare la capacità di acquisto delle risorse umane non solo non basta più, ma non è mai stato il motivo dell’engagement e dell’aumento della produttività.

Infatti, la leva dei benefit, di qualunque tipo, è estrinseca e in quanto tale non può avere valore se i bisogni sono legati ad aspettative inerenti il lavoro, la crescita umana e professionale, il benessere, la conciliazione vita lavoro e l’organizzazione del lavoro.

«Le aziende sono muri di gomma», è una delle affermazioni che ascolto di frequente.

Oggi, grazie agli studi e alle pratiche condotte sul campo, sappiamo che le organizzazioni sono sistemi complessi, fatti da persone e in quanto tali organismi viventi. Sono culture piuttosto che strutture e in quanto tali vanno gestite e accompagnate con un approccio analitico a più livelli e a step crescenti di intervento.

Solo un mix di interventi adottati in risposta ai casi specifici può comporre un piano di sviluppo organizzativo, facendo leva sul benessere e sulla flessibilità organizzativa, sul welfare e sull’insieme dei valori e dei comportamenti che possono creare o rafforzare l’identità e la cultura dell’organizzazione.

È evidente, dunque, che non si tratta di fare la lista della spesa e di acquistare buoni pasto, offrire servizi o introdurre un pò di orari flessibili, di sorridere un po’ di più e di inserire uno sportello di ascolto e qualche ora di formazione di soft skills, assieme ad un lavoro per obiettivi. Interventi lodevoli in sé, ma che se scollegati da una visione complessiva e panoramica dell’organizzazione nel momento della rilevazione e dell’analisi organizzativa, rischiano di essere solo la cura dei sintomi e non delle cause.

Abbiamo bisogno di imprenditori e manager consapevoli dell’identità aziendale che muta dinamicamente, visionari, capaci di adeguare la visione alla missione in un piano di azione, in strategia aziendale o piano industriale, in strategie di comunicazione interna ed esterna e in comportamenti, valori e cultura aziendale, da cui ogni scelta dipenderà: dalla governance al piano di sviluppo aziendale/industriale, fino alla gestione finanziaria ed economica. Una visione d’insieme che rende congruente le scelte, le decisioni, che chiarisce regole e valori, che crea trasparenza, affiliazione, partecipazione.

Le imprese sono sistemi complessi, con variabili dipendenti e interdipendenti da attenzionare e gestire e, solo comprendendo l’instabilità del mercato, possono monitorare l’assetto variabile del proprio sistema e regolamentarlo attraverso uno sguardo panoramico all’organizzazione, alla struttura e alla cultura, adottando soluzioni innovative e flessibili in grado di aumentare efficientamento di risorse, benessere e produttività.

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