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In Puglia e Basilicata

Lo scenario

Sul caro-energia aspettiamo le ricette dei leader politici

Bollette, che salasso! Annaspano le famiglie

Un altro aspetto sul quale si gioca colpevolmente al rinvio è quello dei rincari delle bollette. Imprenditori, esercenti e commercianti stanno già lanciando l'allarme

20 Settembre 2022

Onofrio Introna

Caro energia, emergenza bollette, aziende e famiglie sono in ginocchio, il presente è difficile, il domani si annuncia disastroso. Tutte le forze politiche dicono di voler fare qualcosa ma nessuno affronta il problema di petto. «Faremo, vedremo», ma gli interventi latitano, quando invece servirebbero misure più che urgenti. Sappiamo bene, infatti, che prima di produrre effetti concreti tutte le soluzioni richiederanno anni prima dell'auspicata attuazione.

Nelle intenzioni, possiamo anche centuplicare le fonti di energia rinnovabili, ma a parte i tempi tecnici di progettazione-messa in opera dovremo pur sempre affrontare il grande handicap di non disporre di una una rete ben articolata, con la necessaria e sufficiente capacità di assorbire e stoccare l'energia prodotta. Per consentire di dare il massimo apporto occorrono infrastrutture moderne e capillari. Se non si potenziano le reti nazionali molta di questa energia non potrà essere utilizzata e andrà perduta. Si potranno anche montare pannelli solari sui tetti di tutte le case, ma contemporaneamente lo Stato deve ottimizzare la tecnologia, per riuscire a stoccare l'elettricità prodotta, perché al momento la difficoltà di accumulare quella non utilizzata è un punto debole della strategia delle rinnovabili.

Un altro aspetto sul quale si gioca colpevolmente al rinvio è quello dei rincari delle bollette. Imprenditori, esercenti e commercianti stanno già lanciando l'allarme. E le famiglie sono spaventate ma non ancora terrorizzate, perché la vera mazzata arriverà in bolletta per tutti soltanto in autunno.

Senza dimenticare la continua altalena dei costi di benzina e gasolio in Italia, malgrado il taglio delle accise operato dal Governo Draghi. L'Europa tentenna, prende tempo, non fissa il tetto al prezzo del gas, non diversifica le quotazioni delle materie prime energetiche lasciando trascinare al rialzo anche il costo del petrolio. Non interviene per sterilizzare le speculazioni della Borsa di Amsterdam, troppo sensibile agli egoismi delle multinazionali, che con il loro atteggiamento spregiudicato appaiono sempre più alleate di Mosca. È vero che mettere insieme quasi trenta Stati sovrani è complicato, ma Bruxelles è in ritardo nel calmierare le fatture che ci cadranno addosso a ottobre-novembre, impossibili per gran parte delle famiglie italiane a reddito medio-basso. Già una bolletta «semplicemente» raddoppiata sarebbe pesante, ma c'è da aspettarsi importi cinque-sei volte più alti dell'anno scorso.

La proprietà delle aziende petrolifere ed energetiche italiane è nelle mani dello Stato, che deve innanzitutto cominciare a calmierare se stesso. Non si possono riconoscere ristori alle famiglie e contemporaneamente consentire ad ENI, AGIP, ENEL e consociate d'incassare extraprofitti dai consumi di ogni cittadino del Bel Paese. Tutti parlano di bollette energetiche, tutti si dicono d'accordo sull'intervenire, ma ad oggi non c'è stata una risposta chiara al problema.

Sembra fare comodo alla classe dirigente rimandare la questione, ma i nostri concittadini hanno almeno il diritto di poter ricordare chi ha chiesto e cosa, prima e durante. I leader dei partiti devono dichiarare adesso come intendono affrontare i problemi dell'energia, tenendo conto che lo Stato è proprietario di ENI, AGIP, ENEL e di tutte le sigle elettriche e del gas. Gli italiani devono conoscere oggi, in campagna elettorale, qual è la posizione e quali sono le iniziative che ciascuna forza politica intende assumere per mitigare il caro bollette.

Da Letta a Meloni, passando per Conte, Salvini e Calenda-Renzi, devono chiarire bene e adesso agli italiani come intendono intervenire, con quali risorse, per fare cosa. La crisi energetica europea è tanto grave e difficile da non consentire di attendere la fine della campagna elettorale. Ci sono interventi da avviare prima dell'autunno per evitare l'impatto su milioni di famiglie e il default di tante aziende.

Vanno reperite risorse straordinarie a partire dagli extra-profitti delle multinazionali degli idrocarburi (si parla di 7miliardi di euro), illegittimi perchè maturati in una situazione di mercato incontrollato, in totale privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite. Questo il Governo Draghi dovrà farlo al più presto, soprattutto per evitare alla congiuntura sfavorevole di disastrare la già debole economia del Mezzogiorno.

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