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La riflessione

L’Europa alla sfida del nodo Russia

L’Europa alla sfida del nodo Russia

Ucraina, energia e Pnrr nella relazione annuale della presidente Ursula von der Leyen

17 Settembre 2022

Leonardo Sforza

Con l’Ucraina al centro dell’attenzione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la relazione annuale al Parlamento europeo sullo «Stato dell’Unione» è stata caratterizzata dal forte richiamo ai valori dell’Unione Europea più che dall’abituale enunciazione delle priorità legislative dell’esecutivo europeo per i mesi a venire.

Nel sottolineare quanto lo scontro in atto sia tra «autocrazia e democrazia», Ursula von der Leyen ha ribadito l’importanza strategica del sostegno politico oltre che materiale alla coraggiosa resistenza del popolo ucraino, all’ospitalità per i rifugiati, alla ricostruzione del paese, a cominciare dalle scuole, e ad una accelerazione del processo di integrazione dell’Ucraina nel mercato unico europeo.

In effetti, appare sempre più miope negare quanto la guerra mossa dalla Russia contro l’Ucraina vada ben oltre le atrocità dell’aggressione stessa perpetrata ai danni del popolo ucraino e investa direttamente i valori e l’economia del nostro vivere quotidiano. Fino ad ora l’offensiva ibrida russa, non è riuscita sul piano economico-energetico nell’intento di dividere nella sostanza la relativa compattezza del fronte europeo di sostegno all’Ucraina, nonostante il filibustering dell’Ungheria di Orban. Mentre sul piano militare Putin continua a perdere risorse e terreno senza peraltro dare segnali di distensione, sul piano diplomatico e commerciale cerca di consolidare un asse di alleanze in Asia, China in testa. Nonostante la propaganda anti statunitense, qualche esercitazione comune per mostrare i muscoli e le dichiarazioni di sostegno alla Russia, il Presidente cinese Xi Jinping non dovrebbe per ora sostenere oltre misura l’avventura russa in Ucraina per non incorrere nelle sanzioni occidentali ed evitare una ulteriore fonte di preoccupazione alla già problematica situazione economica e sociale della Cina.
Comunque evolva la situazione militare sul campo ucraino o la rete di alleanze in Asia, le conseguenze di questo conflitto fra sistemi sono suscettibili di minare il senso stesso ed il futuro del progetto di integrazione europea senza una reale adesione ai valori della solidarietà europea e alla salvaguardia dello stato di diritto da parte di tutti e 27 gli Stati membri dell’UE.

Le occasioni per passare dalle aspirazioni valoriali e le enunciazioni di principio ai fatti non mancano sia per la Commissione che per il Consiglio ed il Parlamento europeo. Quest’ultima istituzione non ha esitato ad adottare a larga maggioranza, ma con il voto contrario dei rappresentanti della Lega e di Fratelli d’Italia, una nuova risoluzione che condanna senza mezzi termini «i tentativi deliberati e sistematici del governo ungherese» volti a minare i valori europei. L’elenco di tali infrazioni, tutte circostanziate, sarebbe lungo. Spetta ora a Commissione e Consiglio di non ritardare ulteriormente l’adozione di quelle misure sanzionatorie che finirebbero per bloccare l’utilizzo dei fondi UE da parte dell’Ungheria. Paese ormai bollato dal Parlamento come «autocrazia elettorale».

Per Commissione e Consiglio, i principali test di applicazione del principio di solidarietà europea, vincendo le esitazioni e gli interessi di cortile, riguardano principalmente tre dossier strategici, soprattutto per l’Italia, già evocati dalla presidente della Commissione fra le priorità del suo programma annuale. Primo, le misure volte ad aiutare cittadini ed imprese ad affrontare la crisi energetica europea, a continuare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, e nel medio termine la riforma strutturale del mercato dell’energia e l’incremento sostanziale degli investimenti in energie rinnovabili, in particolare nell’idrogeno. Secondo, il sostegno al contesto imprenditoriale ed industriale europeo per rafforzarne la competitività. Terzo, il riesame della governance economica europea in favore di maggiore flessibilità ma al contempo di rigore nel controllo degli impegni assunti dagli stati membri.

La mobilitazione tempestiva e senza precedenti tanto in termini finanziari che di strumenti innovativi adottati dalle istituzioni europee in favore di un piano comune di ripresa e resilienza nel quadro del Next Generation EU sono la dimostrazione migliore di come la volontà politica comune e solidale possa superare legalismi burocratici, sovranismi dichiarati o malcelati, dubbi e resistenze nazionali in favore di un interesse generale che può permettere al Sud ed al resto d’Italia di beneficiare di un sostegno ineguagliabile nel resto d’Europa. A condizione di rispettare gli impegni presi nei tempi e nelle modalità di esecuzione nel quadro del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

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