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In Puglia e Basilicata

Il pensiero

Per il rilancio del Sud è tempo di ottimizzare la politica del credito

E pensa tu se il Sud non fosse ignorato

In questo contesto è determinante il ruolo del Mezzogiorno che, proprio perché meno sviluppato, ha margini di crescita maggiori, ma rischia, in caso di recessione, di pagare un prezzo più alto rispetto ad altri territori

10 Agosto 2022

Emanuele Di Palma

A causa della pandemia, abbiamo vissuto una lunga fase di crisi ancora non conclusa.

L’Italia, tuttavia, ha saputo reagire, con il Pil che durante il governo Draghi, pur tra contraddizioni e tensioni politiche, ha raggiunto + 7,6% rispetto al quarto trimestre 2020. Si tratta del più ampio incremento registrato tra i grandi Paesi per i quali sono disponibili i dati del secondo trimestre 2022: l’Italia si posiziona davanti a Corea del Sud (+5,6%), Francia (+5,4%), Stati Uniti (+4,9%), Cina (+2,7%) e Germania (+2%).

Sono ovviamente numerose le incertezze e le criticità sia geopolitiche, a cominciare dalla guerra in Ucraina, che economiche, per le questioni energetiche e di carenza di materie prime. Questo non vuol dire che dobbiamo fermarci e attendere gli eventi, ma è necessario trovare ogni spazio utile allo sviluppo, che rappresenta l’unica arma possibile per difenderci dal rischio recessione o stagflazione.

In questo contesto è determinante il ruolo del Mezzogiorno che, proprio perché meno sviluppato, ha margini di crescita maggiori, ma rischia, in caso di recessione, di pagare un prezzo più alto rispetto ad altri territori.

I bilanci delle grandi imprese, anche finanziare, dimostrano questo andamento con evidenti diseguaglianze territoriali. Inoltre, forte è l’incidenza delle piccole e medie imprese, specie al Sud, che sono più resilienti ma anche più esposte ai turbinosi mutamenti complessivi.

In questo scenario, la funzione del credito è fondamentale, in particolare per l’attuazione del PNRR i cui interventi per il 40% sono vincolati al Sud.

È evidente che un sistema finanziario con un focus sugli investimenti prevalentemente nel Mezzogiorno possa essere utile. Nel corso degli anni molto si è discusso in proposito e non molto si è fatto. E se proprio vogliamo dirla tutta, un sistema bancario al Sud lo avevamo ed era forte, ma col tempo lo abbiamo disperso. Basti pensare al Banco di Napoli, al Banco di Sicilia, al Banco di Sardegna, alla Cassa di Risparmio di Puglia come anche alla BNL, il primo gruppo bancario nazionale negli anni 70, che aveva pur sempre sede e centro direzionale a Roma, cioè nel Centro Sud.

Oggi è necessario rafforzare quella rete di credito diffuso, magari impegnando ancor di più il risparmio privato spesso fermo sui conti correnti, al fine di sostenere la grande rete della piccola e media impresa, da cui, ad esempio in Puglia, nel corso degli anni sono nati distretti importanti, come quelli dell’abbigliamento, del calzaturiero, del mobile imbottito.

In questo, il sostegno pubblico è fondamentale e va sempre più affiancato da un’assistenza al credito, che oramai è sempre più garantita dagli istituti di credito locali, a cominciare dalle banche di credito cooperativo. Un presidio importante, infatti, è dato dalle Bcc presenti sui territori, ma limitate da una normativa che vincola l’espansione territoriale ai comuni limitrofi: una condizione la cui rivisitazione potrebbe dare una spinta importante al Mezzogiorno con l’apertura di nuove filiali.

A livello di sistema bancario, infatti, il Sud può contare su circa la metà degli sportelli rispetto al Nord Est (24 a 49 sportelli ogni 100 mila abitanti): negli ultimi anni c’è stato un calo del 29%, il Nord-Est è passato tra il 2015 al 2021 da 69 a 49 sportelli ogni 100 mila abitanti, il Nord Ovest è passato da 58 a 42 sportelli, al Centro le filiali sono scese da 53 a 38 (- 27%) nel Sud e Isole si è passati da 32 a 24(- 25%) accentuando una disparità già evidente in precedenza. Oggettivamente l’attività produttiva nel Sud è meno estesa, ma la minore presenza bancaria ne riduce ulteriormente le opportunità di crescita.

Il dato è leggermente migliore in Puglia, grazie soprattutto alla rete delle banche locali. Un’ulteriore opportunità potrebbe essere proprio la liberalizzazione delle aperture a livello regionale per aumentare la presenza sui territori meno coperti da sportelli bancari: un maggiore spazio operativo delle banche di territorio potrebbe agevolare lo sviluppo economico.

Non solo, occorre altresì un rinnovamento della classe dirigente, con giovani preparati che abbiano a cuore i propri territori e che apportino un contributo di ammodernamento e di riqualificazione importante.

Ma c’è anche la necessità di costruire una politica di investimenti che consenta una crescita più dinamica, ammodernando sistemi produttivi e finanziari di imprese che, seppur piccole, spesso guardano all’export, all’innovazione, all’IT, magari con solide radici nelle tradizioni agroalimentari di un territorio leader nel mondo per le produzioni olivicole e vitivinicole.

In sintesi, il Sud può limitare il differenziale negativo nei confronti del Nord. Si tratta di ottimizzare una politica del credito in cui le realtà locali, già oggi così determinanti, possano dispiegare tutte le proprie capacità, utilizzando al meglio sia le risorse pubbliche che le disponibilità del risparmio privato, consci che nessuno può fare da solo e che per garantire lo sviluppo tutti noi, imprese, banche, istituzioni, parti sociali, dobbiamo rimboccarci le maniche ed essere protagonisti per un futuro migliore per tutti. È finito il tempo dei sogni e delle rivendicazioni fini a sé stesse, serve concretezza, fattività e professionalità.

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