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Elefante e tartaruga, Emiliano e Letta firmano il successo alle urne

Elefante e tartaruga, Emiliano e Letta firmano il successo alle urne

Emiliano e Letta a Taranto (foto Todaro)

Il centrosinistra vince questa tornata elettorale nei territori. E i velocisti di destra perdono pezzi del mosaico nei Comuni

28 Giugno 2022

Bepi Martellotta

Enrico Letta è come le tartarughe: avanza a passo lento lasciandosi superare dai velocisti: gli sfrecciano davanti i Salvini e le Meloni mentre lui, un passo alla volta, mangia di qui la foglia che gli offre Conte con i Cinque Stelle (il campo largo), di là la foglia che gli offrono Renzi e Bersani (l’allargamento a destra e sinistra). Piano piano, senza mai deviare dal cammino, con le pause giuste per non far scattare la rabbia a sinistra quando passano in cavalleria i diritti Lgbt in Parlamento e per non farla scattare a destra quando si tratta di armare l’Ucraina. Prima o poi, mentre gli altri velocisti cadono, deviano, inciampano e poi si rialzano, vincono i 100 metri ma dai 200 perdono fiato, lui lentamente arriva alla meta. Ed eccolo oggi Letta jr (degno nipote di quel Gianni Letta che per 30 anni ha fatto lo sherpa tramite il quale si dovevano ricucire le divisioni a destra, i rapporti tra l’alta finanza e Palazzo Chigi, il Quirinale e il berlusconismo), eccolo andare a prendersi la coppa d’oro.

Il centrosinistra ha vinto questa tornata elettorale nei territori, senza ombra di dubbio. E i velocisti di destra hanno perso pezzi pregiati del mosaico di vittorie nei Comuni che avevano inanellato cinque anni fa, in alcuni casi - come il feudo indiscusso di Verona - anche prima. Ha vinto la pazienza sulla forza, la moderazione sulle urla, la stabilità di governo che ispira il Pd sulla instabilità delle scelte che fa percepire Salvini. Ha vinto, in qualche modo, anche la coerenza delle idee (condivisibili o meno, quelle sono) sull’incoerenza pentastellata, quel grillismo da «vaffa» esploso nel 2018 e che pure era riuscito a insinuarsi nelle comunali, qui e là, deflagrato nel giro di pochi anni. Ha vinto anche in Puglia il Pd di Letta, perché i numeri non sono opinioni. Ma il film, in questo caso, va visto in bianco e nero. Ha vinto a Taranto ma ha perso a Barletta, una medaglia che giustamente ora rivendicano a destra. Ha vinto dove il centrosinistra non era mai stato messo in discussione (e semmai la giunta di Melucci aveva subito scossoni proprio per le diatribe con Emiliano), ha perso lì dove il centrosinistra è saltato, prima minando la giunta del sindaco che aveva fatto eleggere e poi consegnando allo stesso Cannito, passato col centrodestra, la vittoria in mano avendo le truppe ormai sfaldate.

Già, il fattore Emiliano, sindaco dei sindaci pugliesi, qui non va dimenticato. Emiliano non è Letta. Più che a una tartaruga, il presidente della Regione è paragonabile a un elefante in una cristalleria. Imbattibile nel prendere voti e raccattare consensi ovunque, ingestibile per qualsiasi partito, abituato com’è da ex magistrato a prendere strategie e decisioni in solitudine. Dunque, lontano anni luce da uno che è cresciuto alla scuola di Andreatta, ha mangiato latte e Democrazia Cristiana sin da piccolo e, dopo una parentesi da giovane premier, è andato a insegnare alla Sorbona. Eppure, la combinazione dell’elefante e della tartaruga ha funzionato. Il centrosinistra (o quello che è rimasto in Puglia dopo che il campione delle civiche Emiliano lo ha rimodellato a propria immagine e somiglianza) dopo il voto ai ballottaggi è passato dall’amministrare 20 comuni su 50 a conquistarne 40, lasciandone solo 10 al centrodestra: i Comuni più piccoli (sotto i 15mila abitanti) erano 12 in mano al centrosinistra e sono diventati 26. Quelli più grandi erano 8 e oggi sono diventati 14. Quanto basta all’elefante per ricordare alla tartaruga che, dritta o storta, qui in Puglia con lui bisogna fare i conti, anche se alcune situazioni alla tartaruga non piacciono per niente: dalla bruciante sconfitta del capoluogo della Bat a quell’esperimento di Bitonto (col Pd da una parte e gli emilianisti col candidato di centrodestra), per non parlare del «laboratorio politico» di Castellana, dove leghisti e dem (rigorosamente emilianisti) si ritrovano vincenti ma a braccetto. Se son rose, fioriranno, ma di certo questa competizione tra il partito di Letta e la civica «Con» di Emiliano a Roma non fa dormire sonni tranquilli.

Infine, una postilla sull’affezione dei cittadini al voto. Ebbene, persino le amministrative – quelle in cui ti chiamano non ad eleggere un numero o un nome di grido come accade nelle Politiche, ma una persona che si deve occupare di casa tua – ormai perdono appeal. L’affluenza ai ballottaggi in Italia è stata del 42,2% con un netto calo rispetto al primo turno (54,11%): uno dei dati più bassi in assoluto. Si è andati a votare più al Sud (con Barletta che ha portato il 43,9% dei residenti alle urne) che al Nord, dove ha retto solo la competizione di Verona (46,8%). Gli elefanti e le tartarughe sono invitati a riflettere.

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