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IL COMMENTO

«Autonomia rafforzata», così le regioni nordiste minano il futuro del Sud

«Autonomia rafforzata», così le regioni nordiste  minano il futuro del Sud

La divisione dell'Italia nei fatti economici

Assopita dal Covid, riemerge la richiesta di Lombardia, Veneto, Emilia (con Toscana nuova entrata) di gestirsi da sé al posto dello Stato

17 Giugno 2022

Lino Patruno

Se loro vogliono fare un colpo di mano, ebbene noi rovesciamo il tavolo. Se loro suonano le trombe, noi suoniamo le campane. Ma vedi se si dovevano scomodare Pier Capponi e il 1494 contro l’ennesimo tentativo di danneggiare il Sud nel Paese dei privilegiati e dei penalizzati. È l’autonomia rafforzata a tornare in campo ogni volta che una parte d’Italia si rimette in testa di prendersi il malloppo come una Banda Bassotti. Rapinatori e rapinati.

Assopita dal Covid, riemerge la richiesta di Lombardia, Veneto, Emilia (con Toscana nuova entrata) di gestirsi da sé al posto dello Stato e di tenersi i propri soldi (e non solo). Ma riemerge non a caso. Ci sono le elezioni l’anno prossimo. E non-c’è-partito-uno che non pensi a ingraziarsi quelle regioni forti. Ebbene anche il Pd, fotocopiato su Lega e centrodestra.
Riepilogo. Le tre regioni più una chiedono che non sia più Roma a occuparsi delle funzioni amministrative che le riguardano. Cioè chiedono che non ci sia più un’Italia unita, ma che loro siano un’Italia a parte. Le funzioni sono quelle della vita collettiva: sanità, scuola, trasporti, assistenza, ambiente, infrastrutture. Ventitré sono, e tutte ventitré le vogliono. E i ministeri, lo Stato, l’Italia? Banalità. E con quali soldi, scusi? La risposta logica, passando su tutto il resto, è che se tanto spende lo Stato per te, tanto ti dà per spendere da te stesso. Troppo facile, nascondendosi nei dettagli le polpette avvelenate. Prima polpetta: bozza di legge quadro della ministra Gelmini. Trattativa (privata) con gli interessati, passaggio fugace per le Commissioni parlamentari (mezza alzata di mano), Parlamento escluso, conclusione altrettanto privata dell’accordo. Seconda polpetta: con la precedente ministra Stefani, la richiesta era trattenersi i nove decimi delle loro tasse. Con la spiegazione più sorprendente di un Draghi che canti «’O sole mio»: siamo più ricchi, abbiamo diritto di avere servizi migliori. Terza polpetta: la spesa attuale dello Stato per loro risponde già alla «spesa storica», quella che ha sempre privilegiato il Centro Nord ai danni del Sud. Con l’autonomia rafforzata, si legalizzerebbe la discriminazione che danneggia la qualità della vita al Sud. Sei del Sud? Hai meno diritti.

Particolare insignificante: immagina cosa sarebbe una scuola diversa per ogni regione nel Paese già (purtroppo) più ignorante d’Europa. Dopo che il Covid ha dimostrato cosa sia stata una sanità-arlecchino. Altro particolare così per dire: con le loro tasse che lo Stato non incasserebbe più, ci sarebbe tutto meno per il resto del Paese. Il calcolo è che dovrebbe chiudere almeno un ospedale al mese al Sud. Insomma Italia di serie A e Italia di serie B, molto più di ora che già lo è di troppo e da troppo.
Vocina dal Sud: nulla avvenga se prima non si calcolano i Lep (Livelli essenziali di prestazione). Cioè di quanti asili nido, ospedali, bus, strade ha bisogno il Sud. E non li ha perché per la spesa storica sono andati soprattutto al Centro Nord. Prima lo si stabilisca, poi si conceda l’autonomia che così non sarebbe a danno del Sud. Ma di Lep si parla invano dal 2009, quando lo stesso supernordleghista Calderoli lo ammise. E che ora (ministra Carfagna) dovrebbero essere calcolati entro cinque anni (!).

E solo per gli asili nido e il trasporto degli studenti con disabilità. E il resto? Beh, ci vuole tempo, lo stesso mai avuto dal 2009. E nel frattempo, autonomia a Fontana, Zaia, Bonaccini? Italia sigillata nell’ingiustizia? Qui è partita qualche no dal Sud. A cominciare dal governatore pugliese, Emiliano: organizzerò un fronte comune delle regioni meridionali. Chiamare a raccolta il Sud. Già d’accordo i 500 sindaci del Recovery Sud. Mentre la presidente del Consiglio regionale pugliese, Capone, convocherà i parlamentari pugliesi per chiedergli: cosa volete fare? Perché stavolta il rischio è ancora più grosso: come, vi è stato concesso il 40 per cento del Pnrr, e invece di ringraziare state a pretendere? Il rischio è più grosso perché nel precedente tentativo non c’era questa possibilità di (seppur inesistente) ricatto. E l’Europa per prima sa che quel misero 40 per cento è stato una aperta violazione delle sue indicazioni. E non è barattabile con nulla.

Il fatto è che purtroppo il Sud è come quelle squadre di calcio che sperano di vincere le partite stando sempre in difesa. E invece dovrebbe, e una volta per tutte, rovesciare appunto il tavolo. Giocare di anticipo, giocare all’attacco. Presentiamo noi un piano di sviluppo del Sud, non loro (quand’anche). Chessò, uscire da tutti quegli organismi nei quali si finge che l’Italia sia una sola. La Conferenza Stato-Regioni? La Conferenza delle Regioni? Gesti da prima pagina. Agire invece di reagire. Perché la Banda Bassotti da un secolo e mezzo acchiappa e scappa. Valla poi a prenderla. Mai presa. Fino al prossimo colpo.

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