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IL COMMENTO

Se il mondo è digitale, il futuro del cinema è creare nuove realtà

Se il mondo è digitale, il futuro del cinema è creare nuove realtà

Una immagine del film «Fahrenheit 451»

Il risultato è che tutto è diventato spettacolo: politica, sociale, sesso, religioni e disastri naturali

19 Maggio 2022

Umberto Sulpasso

Fear east, Far west. Ciak si gira: la vita è diventata digitale. La vera sfida al cinema classico è tutta qui: oggi, tutto è cinema, perché è la vita tutta che è diventata cinematografica. E allora? Il cinema tradizionale che fine fa? Dobbiamo tener presente che ci sono due grandi unificazioni in atto: l’unificazione della fisica e quella della «vita digitale». Sogno dei fisici moderni è scoprire la formula unica che racchiude tutte le attività motorie universali. 

Nella vita sociale questa unificazione totale sognata dalla fisica, è già realizzata grazie alla rivoluzione digitale. Il risultato è che tutto è diventato spettacolo: politica, eventi sociali, sesso, religioni, disastri naturali, violenze individuali e collettive, e naturalmente guerre - di tutti gli spettacoli moderni il più cinematografico di tutti - con ovvia finalità di manipolazione dell’universo individuale emozione-realtà. La vita digitale assume infatti, in chi la gestisce, la funzione inquietante dichiarata, neanche occulta, di «istruzioni per vivere». Si pensi al successo cinematografico della guerra in Iraq che si espresse in spettacolari fuochi d’artificio, specie notturni. Il rosso sul nero fa più effetto nel tg della sera. Il fatto che sotto quei fuochi d’artificio si produssero un milione di morti, conta poco. La cinematografia ne cancellò la rilevanza. Con effetto definitivo, tant’è che oggi nessuno li ricorda.
Un altro caso è quello dell’auto-liquefazione condotta da Eltsin dell’impero sovietico. La liquidazione dell’Urss ha lasciato nel collettivo cinematografico universale solo la immagine del muro di Belino che si sbriciolava e niente della immensa epica che la precedeva. «I dieci giorni che sconvolsero il mondo» è come se non ci fossero mai stati. Ciò perché all’epoca delle grandi ideologie l’Urss non è stata capace di inventare la sua Hollywood, e ne paga le conseguenze oggi la Russia che, nel conflitto con l’Ucraina, manca evidentemente non di armi e cannoni, ma di una adeguata industria cinematografica che la sostenga. L’occidente sta infatti sostenendo l’Ucraina, non solo con armi, non solo con specialisti che addestrano i militari ucraini, a combattere quella che alcuni definiscono guerra di procura, ma con plotoni di informazioni cinematografiche che inondano i Tg di tutto il mondo.

Quando la forza emotiva di questi plotoni cinematografici si sarà esaurita, ed è inevitabile che ciò succeda per assuefazione, per l’Ucraina diventerà imprescindibile sedersi al tavolo dei negoziati con la Russia, da sempre orfana di Hollywood. Incidentalmente la Cina ha un limite diffusivo planetario proprio perché non crea cinema. L’India si, ecco perché Bollywood può diventare la Silk Road Asiatica.
Dunque il cinema tradizionale è morto? Non credo proprio. Come una chat cinematografica fra baresi dimostra, il cinema deve puntare su provocazione intellettuale, stimoli riflessivi, deve creare mondi immaginifici che la realtà dei telegiornali non sono in grado di produrre. Il compito del cinema tradizionale è inventare una nuova vita. C’è da sviluppare gli orizzonti inarrivabili di fantasia e solidarietà universale che l’età giovane, dice lo Schiller Institute, un grande think tank tedesco, cercano ovunque e non trovano più.

Nella «Fahrenheit 451» dell’era digitale, il film vecchia maniera sarà certo celebrato fra intimi chattisti che passeggiano a Bari sul lungomare Nazario Sauro. Fermata riflessiva obbligatoria a «Nderra a la lanza» che Ray Bradubury, autore della drammatica visione della distruzione di tutti i libri avrebbe certamente apprezzato. Lì si soffermano i chattisti e fra un polpo crudo e un riccio di mare, ricordano certo il «c’eravamo tanto amati» del magico Ettore Scola, ma danno il loro contributo al salvataggio del cinema con la loro chat.  Cari Laforgia, Anselmi, Maselli che avete animato il dibattito sul futuro del cinema, e caro Augusto, citato per ultimo perché è l’unico di questi appassionati al capezzale cinema che conosco. Le chat sono l’energia vitale per il cinema oggi. Proprio così. Il cinema può sconfiggere la vita digitale TV, ripetitiva e noiosa, perché grazie alle chat il cinema può inventare una vita migliore che si qualifica per la qualità dei pensieri, per la inventiva riflessiva, per la originalità emotiva che solo il cinema tradizionale può dare e che la vita digitale TV è incapace di produrre. Su questa strada le sale si riempirano di nuovo.

Bari è città fortunata. Oltre ad avere mare, sole, «Nderra a la lanza» e San Nicola ha una casa editrice vitale, la Laterza, e un quotidiano in grado di diventare speciale, «La Gazzetta del Mezzogiorno». Laterza in particolare è in grado di creare riflessione, produrre orizzonti intellettuali, suggerire sintesi innovative.

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