Un Moreno Longo preoccupato e la fotografia di un Bari che non si regge in piedi. La disamina del tecnico biancorosso suona come un allarme disarmante. Parole al vetriolo che non nascondono l’amarezza di fronte ad un crollo che pesa, nella classifica e soprattutto nelle sensazioni: «Sono preoccupato, assolutamente. Non esserlo sarebbe da stolti. Altrimenti, ci sarebbe da alzare la mano e togliere il disturbo», il mesto commento del mister dopo il 2-1 incassato a Mantova. «Il secondo gol - rincara la dose - potevamo prenderlo anche prima. Dovremo cercare di stare attaccati al carro che conta, per avere sempre un lumicino acceso e motivare una squadra che ha bisogno solo di positività».
Il Bari esce battuto al termine di una gara che racconta molto più del risultato finale e certifica un momento estremamente delicato. I numeri parlano chiaro: sedici tiri complessivi nello specchio di Cerofolini contro appena tre prodotti dal Bari. Dato che immortala con precisione l’inerzia di una partita progressivamente scivolata nelle mani dei virgiliani: «Nel primo tempo - prosegue Longo - la squadra ha comunque tenuto bene il campo, nonostante sapessimo sarebbe diventata una partita di duelli e grande fisicità. Il gioco è stato spezzettato, tra due formazioni speculari».
Dopo 48’ equilibrati, il pareggio nato dal batti e ribatti tra Meroni e Odenthal sembra rimettere la sfida sui binari dell’incertezza. Invece, nella ripresa, la squadra arretra il baricentro consegnandosi all’iniziativa del Mantova. Un secondo tempo remissivo, privo di reazione e carattere, culminato nell’assedio finale e nel colpo di testa di Mancuso in pieno recupero. Ancora Longo: «Nel secondo tempo si è visto troppo poco, compresa una diversità fisica importante tra le due squadre. Troppi giocatori del Bari sulle gambe. Dovevo cambiarne altri cinque. Una problematica da gestire. Questa è stata la differenza. Il Mantova arrivava prima, ma non nell’atteggiamento e nell’impegno. Ripeto, quattro o cinque giocatori sostituiti erano in debito fisico. Un fatto preoccupante, perché ora arrivano partite decisive. Mi auguro e spero che, scegliendo chi sta meglio, si possa fare qualcosa di diverso. Altrimenti, così vai poco lontano».
La seconda sconfitta consecutiva, dopo quella contro il Palermo, lascia il Bari inchiodato al penultimo posto e apre scenari sempre più complessi nella corsa salvezza, alla vigilia di un altro snodo cruciale della stagione. Servono risposte immediate, tecniche e soprattutto mentali: «Si ripete la situazione vista sia contro il Cesena che contro il Palermo», aggiunge Longo conscio che la condizione fisica sarà decisiva per il rush finale: «È la percezione dalla panchina. Non c’è tempo. In queste settimane faremo più recupero che allenamento vero e proprio. Dovremo turnare per mandare in campo chi ci dà la sensazione di aver recuperato. Chiedo sacrifici a chi dovrà prodigarsi anche mentalmente per stare dentro la partita. Per aiutarli rispetto a questo gap, nel gioco ci siamo anche abbassati un po’. Cosa che non mi piace. Di conseguenza, devo trovare una soluzione a questo».
«Sul secondo gol del Mantova - insiste sul match - abbiamo lavorato male. Mancuso andava cercato. Non si lavora sulla palla e sul reparto. Va marcato l’uomo e basta. Anche i due gol del Palermo sono stati due errori secondo il mio modo di intendere la fase difensiva. Odenthal? Forte, di un’altra categoria. Ha avuto crampi perché non giocava con continuità da un anno. Per gli altri, ci aspettiamo tanto da tutti. Ma è proprio questa la difficoltà. Metterli, cioè, in piedi in un contesto organizzato. Anche Esteves ha giocato poco. Vanno messi dentro, nonostante non ci sia tempo. Devono metterci del loro per abbreviare questo discorso». La chiosa, un giudizio sulla campagna trasferimenti appena conclusa: «Di Cesare ha fatto il massimo rispetto a quello che offriva il mercato. Tanti giocatori non sono voluti venire. Ora mi concentrerei su quello che c’è. Dobbiamo ottimizzare rispetto a quello che c’è, essere pratici. Inutile parlare di progetto di gioco da mettere in piedi, visto il poco tempo. Servono pochi concetti».










