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IL COMMENTO

Rilanciare il Sud, rinnovando la decontribuzione

Rilanciare il Sud, rinnovando la decontribuzione

Il Ministro per il Sud Mara Carfagna

Il presidente di Confindustria Bari-Bat e Puglia: abbiamo chiesto al ministro Mara Carfagna per avviare un nuovo negoziato con la Ue

14 Maggio 2022

Sergio Fontana

Disegnare una nuova stagione geopolitica ed economica che restituisca centralità al Mezzogiorno d’Italia oggi è possibile. Lo scenario dei traffici internazionali offre, infatti, al nostro Meridione una chance eccezionale: diventare l’hub del commercio globale fra Oriente e Occidente. Per questo sono d’accordo con il Ministro della Coesione territoriale Mara Carfagna che, parlando al Forum Ambrosetti di Sorrento, ci ha invitato a dimenticare «il Sud che è esistito fino a ieri» e a «comprendere che il Sud non è il problema, ma la risposta a tante questioni, su cui si interrogano la politica e la società italiane».

È vero, il Mezzogiorno oggi può diventare per l’Italia quello che la Germania Est è stata per la Germania dell’Ovest. Può diventarlo, perché è molto cambiato, soprattutto nell’imprenditoria, che ha raggiunto, in alcuni casi, punte di eccellenza industriale sorprendenti. Va detto, però, che si tratta di singoli casi di successo, di potenzialità, che promettono di diventare una realtà diffusa, che invece ancora non c’è. Allo stato attuale il Mezzogiorno giunge indebolito davanti a questa occasione storica. Non ha recuperato i livelli di produzione e di occupazione precedenti alla crisi del 2008, anzi, il divario rispetto al Nord si va aggravando per le conseguenze economiche lasciate dalla pandemia e per l’impennata dei costi energetici in atto, che le imprese del Sud patiscono di più, perché appesantite da molte diseconomie territoriali.

In questa condizione critica, in cui numerose aziende meridionali rischiano di uscire dal mercato, sta per venire meno un aiuto importante: la decontribuzione del 30% sul lavoro al Sud. Infatti, se il governo non otterrà in tempo una nuova autorizzazione dall’Unione Europea, fra poco più di un mese, alla fine di giugno, le nostre imprese non potranno più contare su questo aiuto. Molte aziende sono in allarme. Questa misura è un risarcimento importante per chi, a causa dei gap territoriali, non può competere ad armi pari con i concorrenti europei. La decontribuzione sul lavoro al Sud rappresenta inoltre un incentivo importante per il mantenimento dell’occupazione in un territorio che si va impietosamente spopolando.
L’emigrazione e la crisi demografica sono a mio avviso un’emergenza gravemente sottovalutata dalla politica nazionale ed europea. La popolazione meridionale diminuisce, infatti, ad un ritmo doppio rispetto al resto d’Italia e triplo rispetto ai Paesi dell’Unione. Si riduce infatti dello 0,6% all’anno contro lo 0,3 % dell’Italia e lo 0,2% della UE. Se non sarà fermata, questa emergenza priverà le nostre imprese del capitale umano e delle competenze necessari per crescere.

Alla luce di queste considerazioni, abbiamo scritto al Ministro Mara Carfagna per chiederle di avviare con urgenza un nuovo negoziato con la Commissione UE, affinché conceda che «la decontribuzione Sud» non solo venga prorogata, ma possa diventare stabile. Le risorse non sono un problema: si possono attingere alla programmazione 2021-2027 e al PNRR. I vincoli europei agli aiuti di Stato neanche, perché, in talune circostanze particolari, il Trattato UE consente di superarli. È stato così per gli aiuti concessi alle zone terremotate dell’Italia Centrale e può essere così anche per il Mezzogiorno d’Italia, dove l’emigrazione e lo spopolamento rappresentano un rischio grave, che minaccia di far fallire qualsiasi grande e coraggioso progetto politico di rilancio come quello presentato a Sorrento.

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