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la riflessione

La lezione di Prodi, solo il riformismo fa decollare il Pnrr

La lezione di Prodi, solo il riformismo fa decollare il Pnrr

Il suo libro "Strana vita la mia", contiene più che un’autobiografia un implicito messaggio politico

30 Aprile 2022

Antonio Troisi

Il libro di Romano Prodi, Strana vita la mia, edito da Solferino (l’autore sarà lunedì 2 a Bari, Ruvo di Puglia e Bisceglie) contiene più che un’autobiografia un implicito messaggio politico, particolarmente utile per rispondere alla sfida. lanciata dal Pnrr : senza riforme nessun finanziamento . La pregiudiziale è rimasta inascoltata perché si è continuato a presentare delle semplici «Note Spese», senza alcun riferimento ad una riforma da realizzare con le risorse finanziarie richieste. Questo insuccesso è da imputare alla  vecchia  P.A. per  Procedure che, attenta solo alla conformità a vincoli giuridico/burocratici, ha trasformato l’attività amministrativa in una sommatoria di pratiche burocratiche che ha impedito di raggiungere «obiettivi» di natura quantitativa, verificabili sulla base di riscontri oggettivi . Inoltre ha trascurato che il Pnrr è uno strumento sostanzialmente rivoluzionario rispetto a tutte le esperienze di programmazione sin qui seguite, contraddistinte dal non far andare di pari passo il concetto di programmazione e quello di riforma.
Trattasi, invece, di una programmazione complessiva delle riforme non casuali perché volute dalla Ue e caratterizzata dal vincolo della fornitura esterna delle risorse per gli investimenti. È questa una .garanzia di efficienza molto più forte rispetto alle precedenti esperienze che, legate al ciclo del bilancio, avevano minori possibilità di condizionare il legislatore (Bernardo G. Mattarella 2021).
Tuttavia se oggi lo stimolo derivante dal legame tra riforme ed investimenti contenuto nel Pnrr è fortissimo, va tenuto presente che riguarda unicamente i partiti politici . Infatti da 1/01/2016 la vecchia «Amministrazione per Procedure» è stata sostituita con «l’Amministrazione per Risultati», attenta non solo alla conformità alla legge ma anche alla necessità della rendicontazione del controllo e della valutazione dei risultati dell’azione pubblica.
Occorre allora una mobilitazione generale per la sua piena attuazione ottenibile solo se si supera l’irrealistica concezione, ancor oggi dominante, che la ricerca dell’interesse personale si trasformi automaticamente e magicamente in bene comune. In realtà , a differenza dei bisogni privati, i bisogni pubblici non sono una somma aritmetica ma algebrica ,essendo la risultante di un contrasto d’interessi che comporta sempre l’esistenza di una minoranza recalcitrante ,che non avverte il bisogno considerato pubblico. Ad esempio il 16% degli italiani che ha rifiutato la vaccinazione.
Diventa ,quindi, una scelta obbligata ricorrere al modello di azione politica che Romano Prodi ha portato avanti con tenacia : tenere riunite tutte le componenti riformiste del nostro tempo. Vengono, cosi poste le condizioni per realizzare le riforme, risolvendo democraticamente il fisiologico contrasto con la minoranza dissenziente che ogni rinnovamento istituzionale determina. Nel nostro caso quella dei politici sostenitori unicamente di una spesa pubblica produttrice di consensi e dei burocrati che non intendono rinunziare al vantaggio di una P.A. presidiata solo dalla minaccia di una sanzione, peraltro raramente applicata .
In conclusione la risposta alla sfida del Pnrr è destinata a non essere facilmente realizzata perché, come afferma Keynes, la più grande  difficoltà  nasce non tanto dal  persuadere  la gente ad accettare le  nuove idee, ma dal persuaderli ad abbandonare le vecchie.
Pertanto il messaggio politico, implicito nel libro di Romano Prodi, è un aiuto decisivo alla mobilitazione necessaria per smentire il pessimismo keynesiano, condizione indispensabile per non perdere la storica occasione offerta dal Pnrr.

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