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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Nell’Ucraina invasa le storie dei giovani e le madri in angoscia

Un tank ucraino in movimento

Un tank ucraino in movimento

Adesso c’è la guerra, il presidente dice che gli ucraini sono nazisti, come quelli di cui mi parlava mia madre durante la Grande Guerra Patriottica. Anche gli ucraini erano nostri fratelli

29 Aprile 2022

Stefano Tatullo

«Mio figlio è un marinaio. Il mese prossimo compie vent’anni. Gli è sempre piaciuto il mare, quando era bambino giocava con le barchette che faceva con la latta dei barattoli. Poi l’anno scorso si è arruolato. Mamma, navigherò sulle nostre navi, ha detto, sono navi grandi, bellissime. Andrò nel Mare Nero, nel Baltico, nel Mediterraneo, Era così contento, il mio ragazzo. Poi l’hanno imbarcato sulla nave più importante che abbiamo, si chiama la Moskva, come la nostra capitale, e ha i cannoni, i missili, e mio figlio dice che è una nave bellissima. È un incrociatore, dice che si chiama così, e è la nave ammiraglia, che vuol dire la più importante del Mar Nero.
Adesso c’è la guerra, il presidente dice che gli ucraini sono nazisti, come quelli di cui mi parlava mia madre durante la Grande
Guerra Patriottica. Anche gli ucraini erano nostri fratelli. Adesso però il presidente dice che in Ucraina comandano i nazisti e allora bisogna fare la guerra per liberare gli ucraini. Però non si deve dire la guerra, si dice azione militare speciale. E bisogna liberare anche i russi che stanno nel Donbass, come quelli che stanno in Crimea, e poi quelli che stanno in Transnistria, che sono anche loro russi. Per questo la nave di mio figlio, la Moskva stava andando a Odessa. Poi però è scoppiato un incendio, hanno detto alla televisione, e la nave è affondata. Sono andate altre navi a aiutare i marinai che stavano sopra e si sono salvati tutti. Sono cinquecento, e adesso li stanno curando, perché ci sono dei feriti, e per questo non li fanno parlare con noi, con le famiglie, perché adesso i comandanti devono capire come è successo. Così io aspetto che mio figlio mi telefoni. Però ho un brutto presentimento. Qui vicino abita una donna che conosco e anche lei aveva un figlio che era un marinaio. Era anche lui un ragazzo. Stava su unsommergibile; si chiamava Kursk e un giorno non è più salita sul mare. Ci fu una esplosione, così dissero alla televisione, e non si salvò nessuno. Da quel giorno lei va tutti i giorni al cimitero e sta a parlare su una tomba che non è del figlio. Alla Moskva sono andate subito le altre navi a salvare i marinai. Perciò io aspetto che mio figlio mi chiami da un momento all’altro, il mese prossimo è il suo compleanno, fa vent’anni».
«Mio figlio è un ingegnere. È un ragazzo, il mese prossimo compie ventiquattro anni. È ingegnere meccanico. Gli piace molto il suo lavoro. Anche da bambino gli piaceva smontare e rimontare le macchinine e i giocattoli. Lavora alla Azovstal, a Mariupol. Cioè lavorava. Era molto contento quando fu assunto. Mamma, diceva, è la più grande acciaieria d'Europa, dentro è come una città. Poi adesso c'è la guerra. I russi hanno preso il Donbass e vogliono arrivare a Odessa per prendersi anche la Transnistria e circondare l’Ucraina che poi cercheranno di prendersi tutta. E Mariupol è lo snodo su questa strada. Per questo l'hanno ridotta a una distesa di macerie. E di morti lasciati in mezzo alla strada. E fosse comuni. L'Azovstal è come una città, dice il mio ragazzo. C'è l'acciaieria ma tutt'intorno ci sono gli uffici, i palazzi dove abitano gli operai, gli impiegati E sotto ci sono chilometri di tunnel, corridoi, rampe, postazioni. Nell’acciaieria c’è il nostro esercito, ma ci sono anche tanti civili. Gli uomini si sono uniti all’esercito e non vogliono arrendersi ai ceceni. I russi hanno chiamato i ceceni che sono feroci più di loro. Hanno conquistato i palazzi degli uffici ma non l’acciaieria. Hanno offerto ai nostri uomini di arrendersi per avere salva la vita, ma noi lo sappiamo quello che successe otto anni fa a Ilovaisk: i nostri soldati si arresero e poi furono massacrati. Così adesso resistono. Non si sa ancora per quanto. Mio figlio sono due giorni che non mi chiama. Forse è il telefono che non prende. Non so se il mio ragazzo tornerà a casa il mese prossimo che è il suo compleanno, compie ventiquattro anni».
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