Non sappiamo ancora come finirà «l’affare dei dazi». La decisione della Corte Suprema di annullarli ha scritto un nuovo capitolo, ma non ha messo la parola fine. Trump, incassato lo smacco, ha reagito a modo suo, annunziando una nuova tassa del 15% sulle importazioni. John Barron, uno degli pseudonimi che il Presidente ha usato in passato per comunicare con la stampa, giudica infatti «terribile» la decisione della Corte aggiungendo che «i veri americani non saranno felici» del verdetto.
La Casa Bianca, dunque, persevera. Anche a costo di danneggiare il commercio globale. E vi sono già attori economici che la vorrebbero costringere a rimborsare parte dei tributi riscossi dagli altri Paesi per «rifare grande» l’America.
Resta, dunque, più di una d’incertezza. Ma quella decisione, già a questo punto, contiene lezioni che non vanno disperse. Ricordiamoci che la Corte è composta da giudici in maggioranza vicini al Partito repubblicano. Ha, dunque, un orientamento conservatore. Ricordiamo anche, subito dopo, che essa non ha archiviato il protezionismo. Non avrebbe potuto farlo. Con il suo verdetto, però, costringe Trump a muoversi entro un perimetro di procedure ordinarie e atti motivati. Nello spazio, insomma, che si è consueti definire «stato di diritto».
La sentenza, per questo, non determinerà la fine della guerra commerciale, ma da oggi per Trump e i suoi seguaci sarà più difficile gloriarsi dei dazi sui social in campagna elettorale.
Tutto ciò dovrebbe bastare per tacitare i tanti cantori di un presunto «fascismo americano». L’antiamericanismo, sia chiaro, non è un’invenzione dell’ultima ora. Dalla critica al consumismo agli spot pubblicitari elevati a reincarnazione della propaganda nazista; dalle invettive contro l’imperialismo fino alla critica antimoderna del capitale, dell’industria e delle grandi metropoli additate a sentine d’ogni vizio. Questa antica scuola di pensiero, però, con Trump ha ricevuto nuovo nutrimento e, purtroppo, anche nuova credibilità.
Se ci si limita solo alle ultime settimane, l’elenco è lungo: romanzieri di grido persuasi che la stretta sull’immigrazione evochi il fascismo del secolo scorso; accademici di rango che parlano di «finta democrazia», fino ai tribuni politici che denunciano le «milizie» - anch’esse ovviamente fasciste - al servizio della Casa Bianca.
La sentenza sui dazi, invece, ci dice come, per fortuna, la vicenda sia più complessa e ci fa intravedere i rischi che corriamo nel volerla semplificare. L’America sta effettivamente attraversando una stagione di tensione e conflitto tra poteri. Trump ha dimostrato in più occasioni un insopportabile disprezzo per le istituzioni. Ma una democrazia sotto pressione non equivale a un regime totalitario.
Soprattutto se questa democrazia è la patria del costituzionalismo liberale, che Alexis de Tocqueville ci ha descritto ammirato quasi duecento anni fa. Se ha stati federati che impugnano i provvedimenti di Washington. Se ha un procuratore generale - la trumpiana Pam Bondi - messo all’angolo dal proprio elettorato con l’accusa di aver insabbiato parte delle informazioni sul caso Epstein. I tiranni, poi, non perdono sei a tre in tribunale. A Mosca non sarebbe mai potuto accadere che una Corte a maggioranza si pronunciasse contro i pilastri identitari dell’agenda dello Zar. Se qualcuno ancora ne dubita, si vada a vedere Il mago del Cremlino. Comprenderà così quali rischi il mondo potrà correre se veramente la democrazia americana dovesse venir meno.
La vicenda ci dice, però, anche un’altra cosa: che chi vince le elezioni ha il diritto di esplicare il proprio programma. Ma non può fare quello che vuole. Deve sottostare a vincoli formali, che per una democrazia sono sostanza. Per questo può accadere persino che dei giudici conservatori diano torto al loro Re, per salvare un principio, una regola, una tradizione. In passato, d’altro canto, lo fecero i protagonisti della Rivoluzione più importante dell’evo contemporaneo. E se quanti resistono alla criminalizzazione dell’America e della sua storia lo capiranno, la loro opposizione sarà più forte.














