ROMA - Non più tangentopoli ma mafiopoli, un sistema in cui il pizzo subentra alla tangente e la collusione alla corruzione: è così che le grandi imprese italiane scendono a patti con la criminalità organizzata. L'analisi è contenuta nel rapporto «Sos impresa» della Confesercenti e si tratta di una «novità» che vede coinvolte anche alcune delle maggiori imprese italiane.
«Uno degli elementi che colpisce di più - sottolinea non a caso il documento - è l'estendersi di quell'area che potremmo chiamare della 'collusione partecipatà, che investe il gotha della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici, che preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciare i ricatti». Il perchè è chiaro: «conviene così». Succede dunque che le grandi imprese «scendono a patti per quieto vivere, quasi a sottoscrivere una polizza preventiva» e «corrono dal mafioso perchè si vogliono 'mettere in regola'. La connivenza - dice il rapporto - rende più forti rispetto alla concorrenza».
La Confesercenti cita nel rapporto alcune grandi aziende.
«Il colosso Italcementi ha ceduto alla morsa della 'ndrangheta - afferma citando le informative di Carabinieri e Guardia di Finanza - supportando maggiori costi, assumendosi maggiori rischi e finendo per agevolare l'espansione economica della cosca dei Mazzagatti». Per i lavori della Salerno-Reggio Calabria, prosegue il rapporto altri due «colossi sono stati costretti a trattare con le cosche calabresi». Si tratta della «Impregilo, che aveva insediato nelle loro società personaggi che, secondo gli inquirenti da sempre avevano avuto a che fare con esponenti della criminalità organizzata e con imprese di riferimento alle cosche». E «lo stesso pare avesse fatto la Condotte Spa».
I NUMERI DELLA «MAFIA spa»
La «mafia spa» «si conferma la prima azienda italiana» con un fatturato di 90 miliardi di euro alimentato da estorsioni, usura, furti, rapine, contraffazione e controllo degli appalti. Una cifra, denuncia al Confesercenti nel decimo rapporto «Le mani della criminalità sulle imprese» realizzato da Sos impresa, pari al 7% del Pil, come dire «cinque manovre finanziarie e otto volte il mitico tesoretto».
I commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 l'ora. L'usura rappresenta con 30 miliardi la principale fonte di business criminale per la mafia. Il racket frutta ai clan 10 miliardi, 7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall'abusivismo, 7,5 dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e 2,5 dai giochi e dalle scommesse. In particolare, il racket delle estorsioni, coinvolge 160 mila commercianti italiani, con una quote di oltre il 20% dei negozi e con punte dell'80% negli esercizi di Catania e di Palermo.
Alla presentazione del rapporto Confesercenti su criminalità ed imprese hanno preso parte tra gli altri il Vice ministro dell'Interno Marco Minniti, il vice capo della Polizia prefetto Nicola Cavaliere, il presidente di Confesercenti Marco Venturi, il presidente della Federazione delle Associazioni Antiracket, Tano Grasso e il coordinatore di Sos Impresa Lino Busa.
Per quanto riguarda l'usura, la situazione «si è aggravata ulteriormente nell'ultimo periodo a causa della crisi che ha colpito il commercio e che ha condannato, nel triennio 2004-2006, 165.000 attività commerciali e 50.000 alberghi e pubblici esercizi alla chiusura. Sono più di 150.000, si stima, i commercianti coinvolti in rapporti usurari "e poichè ciascuno si indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono essere ragionevolmente stimate in oltre 450.000», di cui almeno 50.000 con associazioni di tipo mafioso finalizzate all'usura. Nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno a causa della lievitazione del capitale e degli interessi si aggira in non meno di 12 miliardi di euro. Attraverso tre indicatori (persone denunciate negli ultimi dieci anni, andamento dei protesti e dei fallimenti, tipologia criminale di ciascuna attività illecita scoperta sul territorio), Confesercenti stila anche una classifica del rischio-usura nelle province italiane: al primo posto Pescara, seguita da Messina, Siracusa, Catanzaro, Vibo Valentia, Taranto, Rieti, Reggio Calabria, Napoli e Genova.
Il rapporto si sofferma poi su altri settori di interesse criminale come l'agricoltura, la pesca, il turismo, il contrabbando, il cybercrime e le truffe.
Le politiche di sicurezza «funzionano se c'è una risposta sociale, un incontro con la parte che resiste». Di qui, ha sottolineato il vice ministro dell'Interno Marco Minniti, la necessità di «un'alleanza tra Stato ed associazioni, con nuovi orizzonti di cooperazione. Per quanto riguarda il racket, bisogna fare un salto di acquisizione culturale: c'è la tendenza a minimizzare il fenomeno, a considerarlo quasi 'fisiologicò e comunque marginale in un'attività d'impresa. Ma il racket - ha osservato Minniti - è essenziale per la struttura della criminalità organizzata. Colpire il racket significa colpire al cuore l'organizzazione mafiosa proprio come quando si colpisce il grande traffico di droga».
Nell'illustrare i dettagli del rapporto, il presidente di Confesercenti Marco Venturi ha sottolineato l'esigenza di «creare condizioni di stimolo» per aiutare gli imprenditori ad uscire dalla morsa della criminalità. Tra le proposte, la creazione di 'corsie preferenzialì per le imprese che si sono sottratte al ricatto mafioso, l'esclusione dagli appalti per le imprese coinvolte in legami con la criminalità, l'istituzione di un albo 'pizzo free' per le imprese che vogliono contrattare con la pubblica amministrazione, l'esenzione per cinque anni dalle imposte e dalle tasse per le imprese che denunciano l'usura e lo stanziamento di 100 milioni di euro per alimentare il Fondo di Prevenzione nel prossimo triennio.
Tano Grasso, presidente delle associazioni antiracket, ha esortato il governo a «cogliere la straordinaria occasione rappresentata dagli imprenditori che vogliono ribellarsi» ai clan, mentre il commissario straordinario del governo per le iniziative antiracket, Raffaele Lauro, ha sottolineato in un messaggio la necessità di «colpire i patrimoni accumulati illecitamente, sia immobiliari che mobiliari» ed ha ricordato tra l'altro l'istituzione dei minipool antiusura presso le prefetture. Per sconfiggere la cultura mafiosa è necessaria una rivoluzione della legalita che coinvolga tutte le classi dirigenti e le popolazioni, che trasformi il coraggio di pochi in presa di coscienza da parte della totalità dei cittadini, dalle grandi città ai più minuti insediamenti comunali.
Lunedì 22 Ottobre 2007, 00:00
24 Marzo 2026, 16:35
















