Lunedì 20 Aprile 2026 | 15:09

«Meno disponibilità e prezzi spaventosi», l’emergenza fertilizzanti non dà tregua

«Meno disponibilità e prezzi spaventosi», l’emergenza fertilizzanti non dà tregua

«Meno disponibilità e prezzi spaventosi», l’emergenza fertilizzanti non dà tregua

 
leonardo petrocelli

Reporter:

leonardo petrocelli

«Meno disponibilità e prezzi spaventosi», l’emergenza fertilizzanti non dà tregua

Ladri di pomodori del Foggiano

Colpita soprattutto la produzione dei pomodori, l’urea vola da 50 a 80 euro al quintale. «La scelta di puntare su concimi organici può essere condivisibile ma danno risultati solo dopo anni»

Lunedì 20 Aprile 2026, 12:54

L’emergenza non è sconosciuta. «Esattamente nell’aprile di quattro anni fa - meno di due mesi dopo l’inizio della guerra in Ucraina - i fertilizzanti erano schizzati alle stelle. Un picco motivato dall’alta produzione dei concimi in Russia e Bielorussia. Oggi la storia si ripete con motivazioni diverse». Riannoda i fili della crisi Filippo Schiavone, imprenditore agricolo e componente della Giunta di Confagricoltura nazionale, chiarendo che quella dei fertilizzanti è una questione ormai diventata ciclica.

A pesare oggi sono gli incerti destini dello Stretto di Hormuz - sostanzialmente chiuso da un mese - che è zona di transito per grandi quantità di concime. Il problema, nei fatti, è doppio: «Da un lato c’è meno disponibilità di prodotto - riprende Schiavone -. Non si può dire che non ci sia. Si trova. Solo che le quantità sono minori e i prezzi sono spaventosi». Il caso di scuola è quell’urea, composto organico ad alto contenuto di azoto, uno dei concimi di sintesi più usati. «Prima dell’inizio della guerra nel golfo - ricorda Schiavone - costava 50 euro al quintale. Oggi è arrivata a 80. Certo, siamo lontani dalle cifre di quattro anni fa quando superò anche i 100 ma il prezzo resta altissimo e potrebbe salire ancora». Non sfugge a nessuno che i concimi non hanno utilizzi settoriali. Al pari del gasolio, impattano su tutte le culture. Qualcuna, come il grano, potrebbe giovarsi del fattore tempo perché le concimazioni sono di fatto terminate e dunque si tratta di produzioni al riparo da ulteriori rincari. Ma, in altri casi, si inizia a ballare adesso. «Se vogliamo rimanere sulle nostre produzioni - prosegue - è chiaro che i cicli estivi sono quelli più esposti. In particolare l’aumento impatterà moltissimo sul pomodoro. I trapianti sono partiti in questi giorni nella zona dell’Alto Tavoliere e dunque l’utilizzo dei concimi è destinato a crescere». L’aumento dei prezzi non bloccherà la produzione né provocherà l’abbandono delle coltivazioni, almeno al momento. E tuttavia il problema restano i prezzi. Non solo quelli destinati ad abbattersi sul consumatore finale, ma soprattutto quelli che travolgono, a monte, i produttori. Rincaro dei fertilizzanti, del gasolio agricolo, del costo del trasporto, della plastica e quindi di imballaggi ed etichette. Un tempesta perfetta. «Il produttore sconta gli aumenti più di tutti - racconta amaramente Schiavone - perché il prezzo lo fa il mercato. Non lo facciamo noi. Gli agricoltori non hanno mai la possibilità di determinare il prezzo». E dunque tutti i rialzi sono destinati a tradursi in una contrazione dei profitti di chi produce.

Resta da capire cosa fare. L’Unione europea, un po’ come per l’energia, sceglie il green e punta tutto sulla dismissione dei fertilizzanti sintetici in favore di quelli organici. Una buona idea? «Direi di sì, ma a determinate condizioni. Le concimazioni organiche non lavorano sulla pianta, ma sul terreno. Rendono il suolo più fertile negli anni, operano nel lungo periodo. L’urea, invece, agisce subito sulla pianta e dunque sul raccolto in atto. Ho visto che anche il ministro Lollobrigida ha plaudito all’iniziativa: possiamo lavorarci ma nell’immediato serve altro», spiega Schiavone. Nella fattispecie, tra le proposte formulate al Governo, Confagricoltura ha chiesto di «garantire disponibilità dei fertilizzanti e prezzi accessibili attraverso interventi straordinari e un piano strutturale europeo che rafforzi l’autonomia produttiva». Naturalmente, accanto ad un’altra serie di richieste, dalla semplificazione normativa agli strumenti di sostegno finanziario alle imprese, fino all’aumento del credito d’imposta sul gasolio agricolo. Nel frattempo però il tempo stringe. E i costi salgono ancora.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)