Non solo la sospensione temporanea del Patto di Stabilità, su cui comunque l’Europa rimane reticente. Per consentire ai Paesi membri di uscire dal tunnel energetico nel quale li ha infilati la guerra nel Golfo Persico, Bruxelles dovrebbe varare una misura strutturale di lungo periodo. Un Next Generation Eu «bis» che ricalchi il piano emergenziale messo in campo per contrastare la crisi post-Covid.
A lanciare la proposta è la Cgia di Mestre che, questa volta, sostituisce le consuete analisi del proprio Ufficio Studi con un appello: servono risorse a fondo perduto e finanziamenti agevolati «per affrontare - si legge nel report - sia le crisi militari e geopolitiche che la transizione verso l’utilizzo di fonti energetiche sostenibili». La necessità di una regia continentale si giustifica con due considerazioni: la prima è che le misure varate dai singoli Stati nazionali, a cominciare dall’Italia, si stanno rivelando troppo deboli. «Pannicelli caldi», per usare l’espressione della Cgil. La seconda si lega, nel merito, al genere di spirale economica nella quale il Vecchio Mondo è fatalmente immerso. L’aumento dei prezzi di carburanti, luce e gas, rileva la Cgia, «si trasmette rapidamente ai prezzi di produzione e ai prezzi finali», suggerendo, in assenza di interventi, una politica monetaria restrittiva «con effetti sproporzionati». Da cui la necessità di «sterilizzare gli aumenti» a tutela delle famiglie a basso e medio reddito, le più colpite dai rincari, per difendere la coesione sociale, scongiurare l’ampliarsi delle disuguaglianze e garantire «condizioni di concorrenza eque». Differenze tra prezzi energetici - dovute alla maggiore capacità di reagire di alcuni Stati rispetto ad altri - potrebbero infatti distorcere la competitività tra le imprese.
D’altra parte, sono i dati a fotografare impietosamente la realtà. Dallo scoppio del conflitto in Iran e al netto del taglio italiano delle accise, appena prorogato, il prezzo medio del diesel alla pompa, in modalità self, è lievitato da 1,720 euro al litro a 2,084 con picchi spesso ben superiori. Una crescita del 21,2%. La benzina non sconta la stessa impennata ma passa comunque da 1,670 euro/litro a 1,758 (+5,3%). A «tirare» il gasolio verso l’alto è stata la quotazione del Brent Crude Oil, una tipologia di petrolio estratto nel Mare del Nord che funge da benchmark, cioè da parametro di riferimento per il prezzo del greggio sui principali mercati mondiali. Il Brent è «esploso» del 54,1% trascinando tutta la materia prima verso l’alto. Notizie non buone anche dai prezzi di borsa dell’energia elettrica e del gas: il primo è salito da 107,5 euro per Megawattora (MWh) a 122,7 (un balzo del +14,2%) mentre il secondo ha visto un rincaro del 60,2% passando da 32 euro/MWh a 51,2. «Un’evoluzione - ammonisce la Cgia - che, inevitabilmente, si rifletterà sulle bollette, con prospettive tutt’altro che rassicuranti».
Che fare, dunque? La Cgia, come detto, guarda a un provvedimento strutturale - pensato su un arco temporale di cinque o sette anni - che acceleri la transizione energetica, riducendo la dipendenza da fonti fossili. La contemporanea sospensione del Patto di Stabilità dovrebbe consentire poi ai singoli Paesi di contenere i rincari energetici mentre a Bruxelles dovrebbero apparecchiarsi altre tre misure: l’autorizzazione al taglio dell’Iva sulle bollette, l’introduzione di un tetto al prezzo del gas per «arginarne la volatilità» e prevedere un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali, unica iniziativa che potrebbe concretizzarsi davvero. Resta ancora sul tavolo «il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica, ritenuto sempre più necessario per ridurre l’esposizione del marcato a shock così violenti». Un ragionamento di buon senso che dovrebbe essere nell’ordine delle cose. Conoscendo l’Europa e il suo cieco rigorismo tecnocratico, difficilmente quanto auspicato potrà tradursi in provvedimenti concreti e, soprattutto, tempestivi. Come Bruxelles ha sentenziato in merito al Patto di Stabilità, «la situazione non è così grave» da doverlo sospendere. Comprendere la realtà non è mai stata una specialità della casa.















