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In Puglia e Basilicata

Crisi e ripresa

Zes Puglia, «liberati» altri 350 ettari

porto bari

Snellita la riperimetrazione delle aree non assegnate. Domani la Carfagna a Bari

20 Aprile 2022

Nicola Pepe

Zone economiche speciali come un elastico. Da poter allargare o stringere secondo necessità. Il DL Pnrr 2 sdoganato da Palazzo Chigi alla vigilia di Pasqua, ha riservato alla Puglia una sorpresa che vale oltre 350 ettari. A tanto, infatti, ammontano le aree che potranno essere riperimetrate, modificando il precedente assetto definito con decreto tre anni fa, e sulle quali potranno essere realizzate (o implementate) attività produttive beneficiando del regime speciale. Una misura allettante soprattutto per i grandi insediamenti produttivi.

Il Governo ha infatti voluto prevedere un iter più spedito, e meno farraginoso, per non perdere competitività a causa del mancato utilizzo di quelle aree che, per usare un termine tecnico, non sono state ancora assegnate: per tale ragione è stato introdotto un meccanismo che consentirà ai commissari straordinari di avviare l'iter per l'assegnazione delle aree ma a una condizione: il limite massimo di superficie previsto per ciascuna Zes dovrà essere immutato e le assegnazioni dovranno rispettare il Piano strategico delle Regioni.

Sul punto, la Regione Puglia, con l’assessore Alessandro Delli Noci, ha già messo le mani avanti «auspicando» che le scelte ricadano su aree «in possesso di adeguate infrastrutture-viabilità di conenssione con porti e aeroporti e le principali piattaforma logistiche». E su cui «vi sia concreto» interesse di soggetti a realizzare insediamenti produttivi. A buon intenditor poche parole: la Regione, evidentemente, non intende essere del tutto «scavalcata» nelle scelte che riguardano le due Zone economiche speciali che ricadono nel suo territorio: Una è l'«Adriatica» e include tutte le province pugliesi tranne Taranto oltre alla regione Molise; l'altra Zes è la «jonica» e ricomprende Taranto e la regione Basilicata.

Le due Zes «pugliesi», annoverano circa circa 4mila e 500 ettari (meno di 3mila l'Adriatica e poco più di 1.500 quella jonica), di cui 350 non risultano ancora assegnati (261 nella Adriatica e 88 nella Jonica). A tali territori andrebbero aggiunti anche le superfici «nettizzate» da quelle particelle che ricomprendono ad esempio le aree (come ad esempio alcune strade) sulle quali non potranno essere realizzati interventi. Il nuovo dl (articolo 32) passato in Consiglio dei ministri alcuni giorni fa ha infatti previsto «una procedura straordinaria di revisione del perimetro delle aree individuate, improntata al principio di massima semplificazione e celerità, da attivarsi su iniziativa del Commissario... fermo il limite massimo delle superfici fissato per ciascuna Regione, in coerenza con le linee e gli obiettivi del Piano di sviluppo strategico». Un dettaglio: la riperimetrazione delle aree, dopo l’atto del commissario, avverrà con decreto del Presidente del Consiglio di ministri, su proposta del ministro per il Sud, «sentita» la Regione.

Ma non è tutto. Il Governo ha ritenuto di definire anche le modalità di incentivi del credito d'imposta. La modifica introdotta dal DL «Pnrr 2» non è di secondaria importanza perché amplia la platea degli investimenti assoggettabili: nella versione attuale (art. 5, co. 2), si legge «Il credito d'imposta è esteso all'acquisto di immobili strumentali agli investimenti». Il decreto legge ha inteso affinare l'articolato normativo chiarendo che «Il credito di imposta è esteso all’acquisto di terreni e all’acquisizione, alla realizzazione ovvero all’ampliamento di immobili strumentali agli investimenti». Il Governo ha anche integrato la dotazione finanziaria di altri 250 milioni di euro, di cui 50 per il 2022 e 100 per ciascuna delle due annualità successive, da fruire con i cosiddetti contratti di sviluppo del Fondo di coesione 2021-2027.

Le Zes Adriatica e Jonica, però, per il momento sono formalmente ferme perché i due commissari straordinari nominati da Draghi da qualche mese non sono ancora operativi causa assenza della «bollinatura» dalla Corte dei Conti. Ad oggi, sia il commissario della Zes Adriatica, l'ing. Manlio Guadagnuolo, sia quello della Zes Jonica, avv. Floriana Gallucci, non hanno ancora avuto il via libera tecnico dalla magistratura contabile. Sono senza sede (l'Adriatica dovrebbe insediarsi alla Camera di commercio di Bari) e non hanno una struttura organizzativa che dovrà rispondere alle istanze delle imprese. Una situazione di stallo che, come ha denunciato la Gazzetta un mese fa, vede al palo investimenti infrastrutturali per oltre 200 milioni di euro poiché le procedure non possono ancora partire. Il Pnrr, ricordiamo, prevede che i cantieri debbano essere avviati (con tanto di certificato inizio lavori) entro il 31 dicembre 2023 e i lavori conclusi per il 30 giugno 2026.

C’è da augurarsi che le Zes prendano finalmente il largo, soprattutto alla luce del lavoro che il Governo ha fatto in questi mesi soprattutto per raccordare alcune norme sulle Zes e attualizzarle al Pnrr. Giovedì, alle 10.30, il ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna (che a Dubai ha recentemente promosso le Zes), sarà a Bari per partecipare a un convegno sulle Zes organizzato da Confindustria Puglia sulle opportunità per il Mezzogiorno. Si registra già il tutto esaurito.

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