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Ragazzi, amate la fantasia!

Dialogo immaginario tra Italo Calvino e Gianni Rodari

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Per una serie di circostanze e concomitanze, Italo Calvino e Gianni Rodari si incontrano a  Torino in un bar del centro cittadino a fine dicembre del 1960, per fare due chiacchiere e confrontarsi sulle loro esperienze di scrittura. Calvino presso Einaudi aveva pubblicato nel 1956 Fiabe Italiane e nel 1959  pubblicava  Il visconte dimezzato, mentre Gianni Rodari nel 1960 pubblicava presso l’editrice torinese Filastrocche in cielo e in terra. Il dialogo comincia così:

Italo Calvino: E allora Gianni come va la scrittura e la tua narrazione fantastica ?
Gianni Rodari: Cosa dirti ! Sei un grande esperto nella materia e quindi sono io che devo chiederti come vanno le cose. A me il narrare fantastico s’addice anche se costa fatica e molto impegno.
Calvino: Sai bene che è  difficile scrivere un fiaba o un romanzo, ma soprattutto strutturarli, dare un'anima alle parole che daranno l’anima a una storia. Parole che abitano le nuvole, che viaggiano a pelo d'acqua addormentandosi sulle onde mentre tu le vai a svegliare perché ti ispirano, ti fanno tenerezza e vuoi far loro compagnia. E tu dove trovi le parole per narrare ?

Rodari:  Lancio un sasso in uno stagno e a quei cerchi concentrici che si allargano sull'acqua assegno delle parole a cui lego  delle immagini, dei suoni, delle rime. Attribuisco però ai cerchi d'acqua una immagine, a volte nitida, a volte sfuggente, a volte quasi illeggibile. Immagine che si intreccia ad altre: comincia così il flusso delle catene di significati, si amplia il canto delle visioni; devo dire che l’essere visionari aiuta a creare, a entrare nel regno della fantasia.  Si costituisce la mappa della narrazione partendo dal colore di un’alba, dal respiro del fuoco, da un gioco inventato dai bambini, il tutto in una prospettiva di un giorno nuovo. Ecco la metafora potrebbe essere questa, il sasso nello stagno accende una luce sul giorno che verrà, su un nuovo gioco dei giorni e dell’avventura umana.

Calvino: In me il momento strategico risulta quello in cui devo individuare l’immagine propulsiva e le parole utili e adatte al clima narrativo; per me il momento catartico e di mutazione immaginativa avviene come quando si punta una torcia nel buio di una stanza. La luce che rifrange e che quasi acceca emana dei bagliori. Ecco, da quei bagliori, da quei cerchi di luce io, prima a tentoni, poi con più  cautela e attraverso le sfumature che si fanno più  nitide, individuo l'immagine cardine, la leva creativa, la spinta ideativa e funzionale che darà  vita a una fiaba o raccontino oppure a una novella. Se non trovo l'idea, l'immagine, la mia mente non viene spronata a dire, a scrivere  a narrare. E tutto permane nel sottosuolo della memoria esistenziale, incompiuto.

Rodari: Sono d'accordo. Anche per me l’individuazione dell’immagine – chiave è fondamentale per far crescere dentro di sé una storia o una poesia e poi trascriverle in modo creativo. Ma cosa è per te la creatività?

Calvino: Per me la creatività è  un  batuffolo argentato di zucchero filato. E quindi il batuffolo dolce è  un grande gomitolo di tenerezza e di allegria. Lo zucchero filato si mangia in strada,  quando  si va al circo,  insomma lo zucchero filato si mangia durante le feste, alle fiere e alle feste di paese. La creatività è una festa ma è anche energia che offre a ognuno la possibilità di fare attrito col mondo per essere protagonisti attivi della storia, di accettare la sfida al labirinto, non smettendo di  guardare  il mondo precipitando nella tromba delle scale. E allora, volando tra le scale, entriamo nella nuvola di zucchero e come esseri volanti dobbiamo fare attenzione a planare su un tappeto di foglie illuminato dalla luna e attendere l’immagine – pulsione, l’immagine – rete, l’immagine – limite. Dobbiamo creare la mappa che aiuterà a narrare entrando tra le dissonanze cognitive che ci facciano volare, tra equilibrio e disequilibrio, tra vertigine e ponderabilità. Tutto ciò per volare su un tappeto carico di fantasia.

Rodari: Vedo che riesci a comparare la narrazione agli esercizi circensi di un saltimbanco o di un funambolo; scivolare su un filo sospeso sull’abisso delle parole e delle storie e poi chinarsi e raccogliere quello che ti serve e volare felice tra le montagne di ghiaccio come il protagonista di un racconto di Kafka.

Calvino: Volare, vorrei dire, volare con la fantasia e l'immaginazione. Sfruttare al massimo l'immagine primaria che ti colpisce immediatamente, assumerla come filo rosso, raccogliere i bagliori che emana e trasformarli in una mappa creativa, con le sue risonanze interiori e con il clima di contesto.

Rodari: Mi trovi in sintonia. La mia lotta è  contro la fantasticheria impropria e inadeguata, dimensione che crea dei surrogati della realtà divorando lo spazio per lo sviluppo del pensiero critico dei bambini.
Calvino: Certo che si stabilisce una relazione tra la fantasia e lo sviluppo dell'immaginazione  creativa.  La creatività assomiglia, in prima battuta, a una nebulosa, a un velo di nebbia, che non bisogna fondere né  squarciare con violenza ma, con calma e ponderatezza, cominciare a sollevare quel velo  nebuloso e avviare una prima ricerca di senso e di significato, fare una mappa delle priorità,  delle evidenze secondarie, dei sintomi di referenza per l'individuazione del protagonista e dell'oppositore o antagonista, del grande ostacolo da superare, dell'oggetto magico e cosi via...

Rodari:  Io dopo aver lanciato il sasso nello stagno, dopo aver giocato con le barchette di carta, avvistato il solito pescatore che attende tutti i pesci all'amo e aver giocato con le ninfea sognante , avvio il mio vagare tra le rive dell'immaginazione, ascoltando i discorsi del mare ma anche raccogliendo le parole e i suoni delle conchiglie marine. Italo sai quale è il mio segreto nell'inventare storie ? Raccogliere i discorsi che mi sussurrano le conchiglie marine e le parole del vento, sì anche le parole segrete del vento mi parlano, ma faccio attenzione alle forme delle nuvole, alle parole che canta il cielo nei suoi azzurri infiniti. E poi ho imparato molto dai bambini quando con loro organizzo dei laboratori sulla creatività. I bambini che incontro ogni giorno nelle classi sono i maestri che quotidianamente mi fanno capire cos'è la creatività e la fantasia.

Calvino: La tua esperienza quotidiana è  fonte di gratificazione e di gioia, vero ? Io invece mi affatico a leggere i libri degli altri, a sceglierli e farli pubblicare. E solo quando esco dalla fatica di comprendere i libri degli altri trovo lo spazio per me. Che fatica ho dovuto affrontare per scrivere la Trilogia dei Nostri Antenati che comprende, Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente. Per me scrivere vuol dire soffrire.

Rodari: E invece per me scrivere è inventare, ironizzare, divertire, far sognare e giocare. La mia narrazione consente di far scoprire, soprattutto ai bambini, nuovi mondi e nuovi pianeti, nuove geometrie e nuove storie alla rovescio, nuove zone inesplorate della fantasia e dell'immaginazione. A me piace descrivere il rovescio delle coincidenze e incoerenze vitali, discutere degli errori e non soltanto di ortografia, perché io mi sento un fabbricante di giocattoli, se mi è permesso di chiamare con questa espressione le mie raccolte di filastrocche e favolette.

Calvino: Se tu dichiari di essere un fabbricante di giocattoli, io mi definisco un collezionista di sabbia, un fabbricante di destini incrociati, cosa ne  pensi ?

Rodari:  Sì, sei proprio certo ma aggiungo, per me sei un fabbricante di oggetti cosmicomici. Ecco, ho trovato, un fabbricante di giocattoli cosmicomici.

Calvino: E tu, oltre ad essere un fabbricante di giocattoli di parole, secondo me sei anche un suonatore di flauto magico. Quando suoni con la tua penna il suono magico cattura tutte le parole del pianeta, tutti i colori del firmamento, tutti gli animali del mondo, tutti i suoni dell'armonia, tutte le metafore nascoste nella memoria del mondo.

Rodari: Se io sono un suonatore di musica magica vuol dire che in avvenire potremo continuare a divertirci. In fondo giocare con le parole e fare il domatore di destini incrociati è  un vero divertimento.

Calvino: Concordo con te, ma vorrei aggiungere che la freschezza della tua fantasia  è  eccellente. Il periodo storico chiede di dare spazio alla letteratura fantastica e tu sei molto bravo nel descrivere il mondo dell’infanzia declinando la dimensione pedagogica del gioco, stimolando la fantasia attraverso la grammatica dell’esperienza. Tu sei capace di camminare su un filo  teso sugli abissi, guardando quale storia è  possibile scrivere, pur essendo in precario equilibrio. In fondo in fondo, scrivere per l’infanzia è  difficile, ma tu lo fai con maestria e quindi sei un vero funambolo della penna e della creatività.

Rodari: Se io sono un funambolo tu, come ti definì Cesare Pavese recensendo “Il Sentiero dei nidi di ragno”, sei uno scoiattolo della penna.
I due  scrittori si salutarono ripromettendosi  di rivedersi quanto prima per mettere a fuoco  un nuovo progetto editoriale. 

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