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L'INTERVISTA

Parla il calciatore Baiano: indimenticabili gli anni con il Foggia

Il centravanti: «Lo Zaccheria indimenticabile, ho debuttato pure in Nazionale. Dopo essere stato un giocatore il mio sogno è quello di allenare un giorno i rossoneri»

Baiano: indimenticabili gli anni con il Foggia

Lo spietato centravanti di Zemanlandia adesso vive a Firenze e allena la Primavera del Pisa. Le giornate di Ciccio Baiano, in questa “fase 2”, scorrono via in famiglia, con la moglie Laura e i figli Lucrezia e Tommaso. Telefonate, partite riviste in video, libri, giardinaggio. «Ho letto “Open” – racconta l’ex numero 9 rossonero, 52 anni - la biografia di Agassi, leggenda del tennis. Insegna che il talento, da solo, non basta. Per arrivare in alto servono anche sacrifici, costanza, fame di vittorie».

L’Italia sta provando a ripartire dopo due mesi di confinamento, il calcio cerca di capire quale strada imboccare.

«Penso che in C, nei dilettanti e nei tornei giovanili non ci siano le condizioni per riprendere prima dell’estate. Per A e B bisogna valutare. La priorità è la salute, ma se si può si deve ricominciare: tante società stanno affondando, affogate dalle difficoltà economiche».

Baiano è ripartito dalla Primavera del Pisa, dopo due anni di pausa.

«L’esonero di Varese, in D, mi ha segnato. Eravamo ai primi posti, mi hanno mandato via perché avevo denunciato che la società non stava pagando più nulla ai giocatori: affitti, stipendi, ristoranti. Poi ho avuto proposte che non mi hanno convinto, finché è arrivato il Pisa e ho iniziato questo nuovo percorso coi giovani, in cui la priorità non è vincere, ma costruire».

Com’è Baiano da tecnico?

«Il mio modello è sempre stato Zeman, mi piace il gioco offensivo. Ma non sono un integralista. L’allenatore, secondo me, deve saper scegliere l’abito più adatto, in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione».

Allenerebbe il Foggia in futuro?

«Sarebbe un sogno. Città che vive di calcio, pubblico che è davvero il 12.mo uomo in campo. Ho seguito i rossoneri di recente in B, dal vivo, a La Spezia, Livorno, Empoli: una marea di tifosi al seguito, sugli spalti. Peccato per come è andata, ma se a monte ci sono dei problemi, in società, non si va lontano. La fortuna del nostro Foggia fu che avevamo un grande mister, giocatori bravi e che avevano voglia di emergere, e un presidente, un direttore sportivo e un amministratore delegato che formavano una grande società».

Ha rimpianti legati alla sua carriera da calciatore?

«No, ho sempre dato il massimo e mi sono preso tante soddisfazioni. Il Napoli era la squadra della mia città ma avevo davanti dei mostri come Maradona, Careca, Giordano e Carnevale. Alla Fiorentina ho giocato accanto a Batistuta. Ho vestito la maglia della Nazionale due volte, di cui una proprio allo “Zaccheria”. E mi sono tolto lo sfizio di giocare in Inghilterra, con il Derby County, in stadi splendidi».

Fra il ‘90 e il ‘92, a Foggia, Baiano segnava un gol ogni due partite, era rigorista, specialista in doppiette e triplette. In 69 gare 38 reti. Capocannoniere in B con 22 centri, insieme a Casagrande e Balbo. Terzo miglior marcatore della A con 16 gol, alle spalle di Van Basten e Roberto Baggio.

«Ero veloce e tecnico, facevo da collante con le ali e il centrocampo e “vedevo la porta”. In B fu importante il gol su rigore con cui battemmo 1-0, a tempo scaduto, il Verona, allo “Zaccheria”: venivamo da un momento difficile, avevamo perso convinzione. La rete più bella fu quella di sinistro all’incrocio dei pali, nel derby in casa vinto contro il Bari 4-1, in A. C’erano grandi difensori all’epoca in Italia. Oggi, con un allenatore come Zeman o Sarri, un attaccante come me farebbe 25-30 gol a stagione. Signori ne segnerebbe 35, Batistuta 50».

Cosa resta di quel biennio rossonero?

«Nostalgia e tanti bei ricordi: partite e gol indimenticabili, gli allenamenti e i ritiri durissimi, le battute di Zeman, l’amicizia con Nuccio Barone, il rapporto speciale che avevo con Mancini: era schivo ma sensibile, un ragazzo d’oro che ci manca tanto. Quando ripenso a Franco provo un mix di gioia e tristezza».

Tre giorni al centenario del Foggia.

«Spero che fra settembre e ottobre si potrà organizzare una mega festa. Foggia merita di potersi abbracciare, di celebrare in grande stile la sua storia e il suo amore per la maglia rossonera».

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