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BARI - BARI «Samuele non è solo un ottimo calciatore, ma è soprattutto una gran persona: darà tutto per il Bari». Le parole vengono da chi conosce bene Samuele Neglia, l’attuale capocannoniere biancorosso, con tre centri in altrettante gare. A delinearne il ritratto, è Stefano Guberti che circa dieci anni fa imperversava sulle fasce oggi di competenza del 27enne torinese. Gli bastarono cinque mesi (da gennaio a maggio 2009, 18 presenze e nove reti) per rivelarsi l’arma letale della squadra che sbarcò in A sotto la guida di Antonio Conte. Un exploit a suon di reti e dribbling ubriacanti che gli valse la chiamata della Roma: all’epoca, chiunque avrebbe giurato su una sua carriera da predestinato. La storia di Guberti, invece, si intreccia e somiglia a quella del Bari: il suo nome finì nel tritacarne del calcioscommesse e si ritrovò senza calcio per oltre due anni (dal 2013 al 2015), sebbene i procedimenti ordinari si conclusero con la piena assoluzione.
«Una liberazione sul piano umano, ma nessuno mi restituirà ciò che ho perso», l’amara riflessione. «Io ci ho sbattuto la faccia in prima persona, ma in questa folle estate penso che in tanti si siano accorti delle contraddizioni della giustizia sportiva. Ad ogni modo, la vita a volte ti travolge senza preavvisi e bisogna sapersi rialzare. Io ci sono riuscito grazie all’aiuto della mia famiglia, il Bari ne verrà fuori con l’immenso cuore della sua gente. Il periodo trascorso in biancorosso forse è stato il più bello della mia carriera: i tifosi hanno sofferto l’inimmaginabile, ma questa proprietà metterà fine a qualsiasi patema».
Stefano oggi è a Siena: in Toscana, lo scorso torneo, ha conosciuto Neglia. «Samuele - racconta Guberti - è un ragazzo d’oro: professionale e responsabile. Abbiamo fatto scelte simili, in fondo: quando sono tornato in campo, ero pervaso dalla voglia di riprendermi la serie A, ma poi sono andato a Siena per sposare un progetto a più ampio respiro che non mi costringesse a cambiare realtà ogni anno. Ci vuole poco ad accorgersi che Neglia non c’entri nulla con la serie D e avrebbe potuto collocarsi facilmente in altre categorie: penso che pochissimi calciatori di B possiedano le sue qualità. Ma chi va a Bari non può badare al contesto del momento: lui non ha avuto esitazioni perché ha capito che con quella maglia sarebbe arrivato in alto in breve tempo. Ha guardato in prospettiva, valutando saggiamente. Ed ora è felice: Bari lo ha immediatamente conquistato. Parliamo spesso e ci siamo sentiti anche dopo il match contro la Cittanovese».
Secondo Cornacchini, Neglia può giocare in qualsiasi ruolo in attacco. «Per me è un esterno puro - dice Guberti -: in molti particolari ci somigliamo, non a caso a Siena spesso abbiamo fatto “staffetta” durante le gare. Si esalta se vengono valorizzate le sue doti: la rapidità, il dribbling, l’abilità di scegliere il tempo giusto per il “taglio” in area. Cornacchini, comunque, non ha bisogno di consigli: ha lavorato con Neglia a Viterbo e sono sicuro che sia contentissimo di riaverlo alle sue dipendenze». Guberti, infine, rivela una sensazione. «Sono sicuro che io ed il Bari ci rivedremo in serie A: se non mi riprenderò il massimo campionato da calciatore, ci riuscirò da allenatore. E ritroverò i galletti laddove li avevo lasciati in quel maggio 2009».

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