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Brindisi, «Mentre Draghi deroga ai divieti, qui se ne pongono di nuovi»

Brindisi: «Mentre Draghi deroga ai divieti, qui se ne pongono di nuovi»

I dehors sono già diventati tema di battaglia politica e divisioni a meno di un anno dal voto. Birgitta (Pri) critico sul nuovo regolamento che vieta i tavolini in 32 zone della città

22 Maggio 2022

Antonio Negro

BRINDISI - Il nuovo regolamento comunale sulla possibilità di sistemare sedie e tavolini all’aperto per bar, ristoranti e pub sarà di certo stato realizzato con le migliori intenzioni ed al fine di far chiarezza fin dall’inizio, visto il divieto di piazzare arredi e dehors in ben 32 zone della città, ma di sicuro giunge nel momento di maggiore incertezza per uno dei settori commerciali più a rischio, per la cui salvaguardia finanche al livello di Governo centrale si stanno consentendo deroghe ai divieti, nella speranza di limitare gli effetti della crisi che si profila sempre più acuta a causa del blocco delle materie prime legato alla guerra in Ucraina, peraltro a soli pochi mesi dai danni venuti dalle fasi delle restrizioni imposte dal Covid.

Non sembrano quindi placarsi le lamentele scaturite dall’approvazione del nuovo regolamento comunale - avvenuta poche sere fa in Consiglio comunale - per la disposizione di tavolini all’aperto da parte dei titolari di attività commerciali. E ad evidenziare quanto stridente sia questo provvedimento rispetto alla congiuntura in atto ci pensa il Partito repubblicano di Brindisi: «Non capiamo - fa sapere il capogruppo consiliare e segretario cittadino del Pri Vito Birgitta - l’esigenza di introdurre regole e divieti anche andando in controtendenza rispetto alle disposizioni che vengono adottate dal Governo nazionale o dal Parlamento della Repubblica. Su scala nazionale assistiamo infatti al decreto di “Contrasto agli effetti economici ed umanitari della crisi ucraina”, detto anche decreto “taglia prezzi”, e si stabilisce che tutte le autorizzazioni già concesse a bar e ristoranti per l’occupazione del suolo pubblico sono prorogate al 30 settembre 2022 ed ancora che, sino a tale data, la posa in opera di elementi o strutture amovibili sulle pubbliche vie, strade e sugli altri spazi aperti urbani di interesse storico od artistico non è subordinata alle autorizzazioni delle Soprintendenze o del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. Mentre a Brindisi - evidenzia Birgitta - si adotta un regolamento sui dehors, dichiarato immediatamente esecutivo, in cui viene introdotto un divieto di collocare sedie, tavolini e ombreggianti su 32 aree tra le più belle della città, mortificando così lo sviluppo turistico e commerciale del centro storico».

Un tema che ad ogni buon conto - e al di là degli effettivi disagi economici che potrà eventualmente creare agli operatori - è subito diventato cavallo di battaglia politica, considerando pure che tra meno di un anno si voterà per le amministrative con inevitabili riflessi che già si colgono sui toni dei dibattiti.

Due le criticità emerse secondo il Pri al momento di approvare il regolamento sui Dehors: «Da un lato - dice tra le altre cose Birgitta - la rinuncia delle forze che amministrano la città al potere di indirizzo e controllo che spetta agli Organi di governo, visto che tali divieti sembrerebbero esser stati concordati dalla dirigente del settore Urbanistica con la Soprintendenza senza che nulla sapessero gli Organi politici; dall’altro - conclude il segretario Pri - la spaccatura sempre più palese tra il gruppo del Partito Democratico e sue vari propaggini e quello di Brindisi Bene Comune (il partito del sindaco Rossi-ndr) con quest’ultimo a farla da padrone sulle scelte più importanti per la città.

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