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«Reservoir dog»

La «veggente» Sveva
rinviata a giudizio

Operazione della finanza. A processo anche il marito ed altre sette persone

 La «veggente» Sveva rinviata a giudizio

Piero Argentiero

Rinviati a giudizio - prima udienza il prossimo 3 ottobre - Paola Catanzaro, 43 anni, di Brindisi, ex ragazzo veggente diventato donna nel 2013 (con intervento chirurgico nella capitale della Thailandia), attrice, soubrette e stilista, il marito Giuseppe Rizzo, 41 anni, di Brindisi, ed altre sette persone coimputate nella maxi truffa ordita da veggente, protrattasi per anni, per la quale la Catanzaro è ancora agli arresti domiciliari, ed ha subìto, assieme al marito, due sequestri di beni.

Il rinvio a giudizio è stato disposto dalla giudice per l’udienza preliminare Stefania De Angelis. Catanzaro e Rizzo sono difesi dall’ avvocato Cosimo Pagliara. Le parti offese si sono costituite in giudizio con gli avvocati Mario Guagliani, Antonio Falagario e Carmelo Piccolo.

Sono imputati anche Giuseppe Conte, 41 anni, di Poggiardo, difeso da Pietro Campanelli; Addolorata Catanzaro, 52 anni, sorella di Paola, pure lei con un passato di mistica (sosteneva di dialogare con Gesù, difesa dall’avv. Giancarlo Camassa); Stefania Casciaro, 40 anni, di Lecce, difesa da Gianfrancesco Palmieri; Anna Casciaro, 43 anni, di Lecce, difesa da Palmieri; Lucia Borrelli, 52 anni, di Conversano, difesa da Felice Indiveri e Massimo Roberto Chiusolo; Anna Picoco, 40 anni, di San Pietro Vernotico, difesa da Carmelo Picoco, e Giuseppa Catanzaro, 48 anni, di Brindisi, residente a Cellino San Marco, difesa da Giancarlo Camassa.

Rispondono tutti di associazione per delinquere, con Paola «nel ruolo di promotore e di organizzatore del sodalizio, con compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle vittime e delle azioni delittuose da compiere, nonché dei settori dove investire i proventi e ideatrice del fantomatico progetto “delle croci”».

Moglie e marito furono arrestati la sera del 29 gennaio dai militari delle Fiamme gialle in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Biondi, su richiesta del pubblico ministero Luca Miceli. Lei in carcere, lui ai domiciliari, gli altri in stato di libertà. Rizzo è poi tornato in libertà, mentre alla moglie è stata attenuata la misura cautelare trasferendola dal carcere ai domiciliari nella sua abitazione.

L’allora Paolo attirava fedeli nella chiesetta di Uggio, sino a quando ne fu decretata la chiusura, spillando loro molto denaro facendo credere che erano destinati al «Progetto delle croci» o «dei doni», che prevedeva la costruzione di tre maestose croci in legno al mese da collocare in ogni angolo del mondo contro il male. Altre volte diceva di essere ammalato di cancro. In una occasione al cervello, un’altra volta al fegato. I creduloni gli donavano denaro e altro e lui miracolato rinasceva. Lui vedeva e dialogava con la Madonna ogni 24 del mese, sempre nella chiesetta di Uggio. La sorella Pina, pure lei veggente, parlava con Gesù due volte al mese, apparizioni che avvenivano nella sala da pranzo della sua abitazione. Paola andava in trance e poi aveva perdite di sangue dalla fronte. A volte si tirava lunghe spine dal cuoio capelluto. Secondo Paola, nel suo futuro marito, si era incarnato San Michele. Un bel giorno si presentò ai suoi seguaci donna. Non era più Paolo il veggente ma una affascinante donna. Lei spiegò questo cambiamento come il volere della Madonna. Nel frattempo però aveva trovato la strada del cinema e della moda come Sveva Cardinali. Si dice con un discreto successo. Poi il brusco stop alla sua carriera. Prima l’arresto in carcere, ora ai domiciliari.

E i due sequestri di beni. I finanzieri apposero i sigilli a otto immobili, due autovetture, sei polizze assicurative e altrettanti conti correnti. Tutto nella disponibilità della coppia Catanzaro-Rizzo, coinvolta nell’inchiesta giudiziaria che era stata denominata «Reservoir dog». Per un totale di un milione e trecentomila euro. Sequestro finalizzato alla confisca disposto (sulla base della normativa antimafia) dai giudici dell’Ufficio misure di prevenzione del tribunale di Lecce perché dagli accertamenti effettuati dalle Fiamme gialle è emersa la sproporzione tra beni posseduti e redditi dichiarati. Contestualmente fu fatta segnalazione all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

In precedenza la Guardia di finanza aveva sottoposto a sequestro 250mila euro alla Catanzaro, per «illecito arricchimento per circa quattro milioni di euro»; con una imposta «complessivamente evasa stimata in circa un milione e mezzo di euro, con riferimento agli ultimi cinque anni d’imposta, oggetto della verifica fiscale».

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