Martedì 02 Marzo 2021 | 05:53

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La testimonianza

New York come l’11 settembre: il racconto di un imprenditore di Andria

Avremmo dovuto prepararci alla riapertura di lunedì, ma abbiamo dovuto blindare i negozi

New York come l’11 settembre

ANDRIA - «Ero a New York l’11 settembre 2001, ero per strada a 20 isolati dalle due torri quando sono cadute e l’odore di carburante che bruciava era fortissimo e per me indimenticabile».

Così Domenico Vacca, imprenditore andriese da anni a New York con una catena di negozi. «Da sabato scorso - prosegue - New York ha l’odore di una falegnameria, una falegnameria a cielo aperto, il rumore non e’ più quello del traffico newyorkese ma quello dei trapani degli operai che installano barriere davanti a tutte le entrare e vetrine di tutti, dico tutti, i negozi, ristoranti e alberghi di New York, per proteggersi da una vera e propria guerra civile, una vera e propria guerriglia metropolitana degna del film The Joker

La paura c’era a New York quel famoso 11 settembre, ma c’era unità tra tutti noi a New York e in tutto il paese, questa volta c’è’ molta più paura perché il popolo americano è diviso, è diviso dal razzismo, fatto diventare protesta e guerra civile a causa della morte di George Floyd, un uomo di colore ucciso dalla polizia in modo ignobile dieci giorni fa. Da sabato scorso New York e l’America sono state messe a ferro e fuoco. La paura questa volta non è solo la nostra incolumità fisica e per le nostre attività, ma la paura è quella di non poter ripartire o di avere davanti a noi un periodo lunghissimo per la ripresa. La situazione: dal 15 marzo tutte le attività commerciali a New York, come in altre parti dell’America, sono chiuse con un danno economico enorme».

E poi: «A New York un locale per un ristorante costa dai $30,000 al mese fino ad arrivare a oltre $100,000, per i negozio di abbigliamento anche di più. Fin’ora solo il 10% delle aziende e’ riuscito ad avere finanziamenti per coprire le spese di questi mesi, tutti gli altri ci stanno rimettendo di tasca propria, così anche noi. Più veloci ed efficaci i soldi che il governo ha dato in questi mesi ai cittadini, a tutti, $1,200 più $500 per figlio, più la cassa integrazione per quelli che hanno perso il posto di lavoro.

Lunedì prossimo avremmo dovuto finalmente aprire liberi dal Covid 19 ma purtroppo invece di prepararci all’apertura abbiamo dovuto blindare i nostri negozi e chi sa per quanto tempo. Lunedì sera alle 23 ero vicino al mio flagship store su Madison Avenue a New York ma non sono potuto andare d’avanti perché d’avanti al negozio c’erano 500 protestanti incappucciati e mascherati che distruggevano e saccheggiavano i negozi della via più elegante d’America. Fortunatamente, dopo aver provato a picchiare sulle vetrine del mio negozio non sono riusciti a spaccarle e quindi ci siamo salvati».

Ancora: «Vedere questa situazione dal vivo e’ stata scioccante sopratutto per un particolare: oltre a me e ai 500 protestati c’erano almeno 200 poliziotti che guardavano gli atti di vandalismo ma non facevano assolutamente nulla perché il sindaco di New York, Bill De Blasio, aveva ordinato alla polizia di non reagire al vandalismo dei protestanti. Quindi da lì ritorniamo alla falegnameria a cielo aperto, siamo stati tutti costretti a barricare le nostre attività per l’incapacità di un sindaco e perché la verità è che siamo in questo momento, in America, ostaggio della politica.

I democratici vogliono arrivare alle elezioni di novembre nel caos, Covid 19, guerra civile, qualsiasi cosa per poter arrivare alle elezioni e rendere Trump responsabile per tutto. I repubblicani (il partito di Trump) vogliono riaprire il più presto possibile per rimettere in piedi l’economia prima di novembre.  In mezzo ci siamo noi oggetto della paura del Covid 19 e ora della guerra civile».

Conclusione: «Per la prima volta non ho il controllo della situazione. In trent’anni in america, come imprenditore sono sempre stato in controllo del mio business, facendo così le scelte più opportune, dal 15 marzo non più, dal 15 marzo la società del mio brand moda ha perso $100,000 non di guadagni, di spese vive comunque da sostenere pur essendo chiusi, un “regalo” ricevuto dai politici, anche qui. incapaci di difendere i propri cittadini e le attività commerciali dei cittadini. Il futuro: per la prima volta nella mia vita non riesco a predirlo tranne che dal 3 luglio sarò nella mia Puglia per tre mesi a ricaricare le batterie ormai scariche».

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